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La commemorazione dei defunti a Cabbia di Montereale: tra storia e attualità

Pubblicato da Redazione1
sabato, 01 Novembre 2025 - 08:31
in Notizie, Varie
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L’AQUILA – di Nando Giammarini – Come da tradizione il 2 novembre ricorre la commemorazione dei defunti, una particolare ricorrenza che arricchisce di umanità il territorio e la sua gente. Essa è profondamente radicata nella tradizione cattolica e in molte culture del mondo. Questo giorno speciale è dedicato alla memoria di coloro che, lasciando una traccia del loro passaggio in codesta terra, sono andati avanti e rappresenta un momento di raccoglimento, preghiera e riflessione sulla caducità della vita.

L’origine di questa ricorrenza risale all’XI secolo, quando il monaco benedettino S. Odilone di Cluny, abate dell’omonimo monastero in Francia, istituì per la prima volta la commemorazione dei defunti. Sebbene anche S. Agostino invitava a pregare per le anime dei defunti al di fuori degli anniversari. Era il 998 quando ordinò che, nel giorno successivo alla festa di Ognissanti, tutti i monaci pregassero per le anime dei defunti.

Iniziò così una tradizione che si diffuse rapidamente in altri monasteri e, nel corso dei secoli, venne adottata da tutta la Chiesa cattolica. L’intento del Santo era ricordare ai fedeli la transitorietà della vita terrena e promuovere la preghiera quale sostegno alle anime per la purificazione. L’istituzione della festa rispondeva anche a un bisogno di ordine spirituale in un periodo storico segnato, purtroppo, da guerre e pestilenze. Parliamo di tragici eventi eventi che rendevano la morte una presenza tangibile e costante nella vita della popolazione.

Nei secoli successivi la commemorazione del 2 novembre assunse una rilevanza con aumento esponenziale all’interno del calendario liturgico. Durante il periodo medievale, la ferma convinzione che le preghiere potessero alleviare le pene dei defunti si radicò profondamente, e con l’espansione del Cristianesimo, il culto dei morti si estese ben oltre i confini dell’Europa e acquisì sfumature diverse ed importanti in ogni cultura.

Il Concilio di Trento, nel XVI secolo, rafforzò questa pratica liturgica per contrastare l’idea protestante che negava l’esistenza del purgatorio e il valore delle preghiere per i defunti. La Chiesa cattolica quindi ribadì l’importanza della commemorazione e delle funzioni religiose in suffragio dei defunti contribuendo a dare, in modo tangibile, continuità alla mesta ricorrenza del 2 novembre. Nei modi e nelle forme che oggi tutti conosciamo.

Guardando oltre la dimensione religiosa, la giornata del 2 novembre invita a una profonda riflessione sulla mortalità, un argomento spesso evitato nella vita quotidiana. Attraverso il rispetto per i defunti, questa ricorrenza aiuta a riconciliarsi con l’idea della morte come parte integrante del ciclo della vita. È un giorno che ci rammenta l’importanza della memoria e del rispetto verso chi ci ha preceduto, sottolineando il valore delle tradizioni come ponte tra passato e presente. E’ un’occasione per sentirci vicini a coloro che non ci sono più
rinnovando i vincoli d’ amore ed affetto. Attraverso il ricordo che fa vivere in eterno le persone e gli rende onore.

La ricorrenza dei defunti ha un suo rituale che consiste nel recarsi nel luogo sacro a rendere omaggio ad una persona defunta soffermarsi davanti alla sua tomba, raccolti in un religioso silenzio di preghiera rimembrando trascorsi d’amicizia, di vita che fu. In questo giorno i luoghi ove riposano i nostri cari cambiano volto accendendosi di mille luci e tanti colori, quelli che per la nostra tradizione sono i “ fiori dei morti” che ogni parente ogni amico porterà alla tomba di coloro che hanno lasciata questa terra.

Nella mia piccola comunità di montagna, Cabbia di Montereale, la ricorrenza dei defunti è molto sentita e partecipata fino al punto di raggiungere punte di partecipazione come quelle della festa di S.Rocco, Santo protettore del paese, che si tiene in pieno agosto: cuore dell’estate. La tradizione cabbiese vuole che la sera dei Santi tutti ci rechiamo in chiesa a fare un rintocco di campana per ogni nostro defunto, parente, amico, conoscente, che serve a ricordarlo.

Sono particolari momenti in cui tanti pensieri si accavallano nella mente e nel cuore, navigando nei trascorsi della vita, e ricordano mamme e padri di famiglia, giovani, ragazzi periti nel fiore della gioventù, colpiti da un destino atroce, che hanno gettato nel dolore e nello sconforto questa piccola comunità di montagna – unita e solidale – colpita nei suoi affetti più cari, nelle energie migliori.

Paradossalmente la morte serve ad illuminare la vita, come il dolore e la malattia ci rendono consapevoli del valore e dell’importanza della salute che diversamente daremmo per scontati. In conclusione di questo articolo desidero rivolgere un pensiero e un saluto a tutti i miei compaesani che sono andati avanti in quest’ultimo anno. Che riposino in pace.

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