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Amare consapevolmente la Montagna

Le interviste, in chiusura, del convegno che si è tenuto ieri a L'Aquila, sulla necessità di andare in montagna seguendo delle regole di corretta frequentazione

Pubblicato da Redazione1
giovedì, 27 Novembre 2025 - 12:00
in Eventi, Formazione, Notizie, Sicurezza
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L’AQUILA – di Francesca Pomponio – Si è tenuta ieri, presso il palazzo di Giustizia di Via XX Settembre, la seconda edizione del convegno “Amare consapevolmente la Montagna”, che ha visto la presenza di numerosi e illustri relatori dell’ambiente montano, legale e della sicurezza. Organizzato dall’Avv. Caterina Mosca, del foro di L’Aquila, il convegno è stato moderato dall’Avv. Maurizio Capri, Presidente dell’Ordine degli Avvocati dell’Aquila, che via via ha presentato gli ospiti.

Al centro del dibattito la sicurezza in montagna, ma non solo: si è parlato di necessita di maggiore consapevolezza, di autoresponsabilità, di accompagnatori qualificati e non qualificati, di supporto tecnologico.

Bisogna essere consapevoli che si tratta di un luogo rischioso che va affrontato con la giusta preparazione e il giusto equipaggiamento. Andare in montagna significa assumersi la responsabilità dei propri comportamenti, significa preparare al meglio un’uscita. Significa guardare le previsioni del tempo e i bollettini sulla probabilità delle valanghe. Significa avere la tecnologia giusta e saperla usare. Significa sapere che quando accade un incidente non è mai solo una la causa e significa non andarci come si va a fare una semplice passeggiata, non tenendo in considerazione le regole basilari della prudenza o confidando nel fatto che se qualcosa va male c’è sempre qualcuno che può salvarci.

L’Avv. Ugo Marinucci, Presidente del CAI L’Aquila ha utilizzato le parole “frequentazione consapevole della montagna”, specificando che una frequentazione consapevole non va confusa con l’interdizione. Sussiste una corretta fruizione se c’è la consapevolezza dell’esistenza di regole implicite ed esplicite di corretta frequentazione, regole che non possono essere omesse, parliamo di abbigliamento adeguato, preparazione accurata dell’escursione.

“Almeno il 30 o 40 percento arriva in montagna con abbigliamento totalmente inadeguato e prescindendo da una adeguata informazione sulle previsioni meteo. L’ambiente montano è un ambiente pericoloso. Quando c’è un incidente in montagna non è mai solo una la causa” ha detto Marinucci.

“La montagna è libertà, ma è piena di regole ed è anche una fucina di innovazioni: parliamo ad esempio del rapporto di accompagnamento. I maestri di sci hanno una funzione di garanzia. Devono fare attenzione che non accada un evento negativo, perché poi hanno l’onere della prova contraria. Ricordiamo che la montagna è anche oggetto di legislazione specifica” ha concluso.

Si è poi parlato specificamente di tecnologia e ha preso poi la parola Alessandro Molinu, Vice Presidente Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) che ha introdotto il discorso dell’ausilio dei droni, utilizzati a supporto delle attività di ricerca di dispersi. Droni che vengono utilizzati non a vista in ambienti non densamente popolati, come la montagna, “questo ci consente di operare con più facilità. per questo vengono formati diversi piloti all’utilizzo di queste tecnologie” ha dichiarato Molinu.

I droni sono infatti dotati di termo camera e anche di intelligenza artificiale in grado di individuare la presenza di una persona. Hanno inoltre dei fari installati che possono illuminare una zona dall’alto quasi a giorno e, di questo è stato dato proprio un esempio attraverso dei contributi video.

“Ci sono dei droni che possono trasportare barelle. Si può già pensare di fare operazioni di soccorso con questi droni” ha aggiunto Molinu.

Ha poi parlato dell’app georesq, un’applicazione che si può scaricare gratuitamente. Al momento ha 255.000 utenti attivi in 70 nazioni diverse, con centrali operative attivi H24. Questa applicazione è importante soprattutto in zone in cui la copertura telefonica è minima o quasi inesistente.

“E’ nata nel 2013 con 1.300 utenti che per utilizzarla pagavano un servizio. Ora è gratuita. Dal 2022 al 2025 ha raggiunto i 250.000 utenti. Quest’anno altri 5000” ha concluso.

“Chi va in montagna dovrebbe avere la consapevolezza di quello che sta affrontando. È una questione di educazione e rispetto per le persone. Non si può chiedere l’intervento del CNSAS se il pericolo l’abbiamo cercato noi stessi” ha dichiarato Daniele Perilli, Presidente Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo (CNSAS).

La tecnologia è di aiuto anche nel monitoraggio del territorio e del manto nevoso e, su questo, è intervenuto il Colonnello Nicolò Giordano, Comandante del Gruppo Carabinieri Forestali L’Aquila, che ha parlato del servizio Meteomont, attivo dal 1957, svolgendo una fondamentale attività di monitoraggio del territorio e del manto nevoso. “Anche la Legge 28 del 2025 ha ribadito l’importanza della mappatura. I dati sono disponibili sul sito Meteomont dei Carabinieri, ed è presente una sezione con i consigli su come affrontare la montagna, come consultare i bollettini e tanto altro. La raccomandazione di fondo: bisogna saper leggere la montagna e il tempo. E, quando non ci sono le condizioni adatte per andare avanti bisogna tornare indietro. Non sarà mai una sconfitta ma una scelta intelligente” ha dichiarato il Col. Giordano.

Intervenuto poi il Prof. Franco Marinangeli, Ref. Sanitario Regionale per le emergenze Regione Abruzzo, Dir. del Dipartimento di Emergenza e Accettazione ASL 1 Abruzzo e Prof. Ordinario di Anestesia e Rianimazione Università degli Studi dell’Aquila.

“Il numero degli eventi è raddoppiato nel primo ventennio di questo secolo, rispetto all’ultimo del secolo scorso. Ma spesso si confonde un evento con un disastro, invece vanno distinti. Il disastro avviene perché non si rispettano le regole. Quando si parla di imprudenza questa incide poi anche sulle conseguenze delle attività di soccorso, basti pensare alla tragedia di Campo Felice. Bisogna fare cultura della prevenzione” ha dichiarato Marinangeli.

E sul soccorso alpino a pagamento?

“Paga chi è imprudente. Chi viene portato in pronto soccorso, perché si è infortunato, non paga”.

Ha citato poi il Protocollo del 2016 sul paziente ipotermico che fornisce tutte le procedure per gestire al meglio questo tipo di paziente. Un protocollo che verrà presto aggiornato per dare supporto sanitario concreto e di qualità alle squadre di soccorso.
Poi, specificamente per la zona dell’Altopiano delle Rocche ha denunciato la mancanza di ponti radio, problema che verrà a breve risolto, annunciando infine la predisposizione di un’attività di formazione a tappeto per tutti, per insegnare a tutti a gestire il primo soccorso, ricordando che proprio quest’anno cadono i 30 anni del 118 in Abruzzo.

Sugli aspetti specificamente più legali, quelli della responsabilità dell’accompagnatore, è intervenuta la Prof. Avv. Stefania Rossi di Trento.
Come rileva il diritto penale in quest’ambito.

“I reati contestati sono molto gravi. Ci sono molte criticità nel ricostruire la dinamica di fatti, il nesso di causa e nel perimetrare di volta in volta le responsabilità o l’eventuale esclusione di responsabilità. Anche in caso di morte con si può riconoscere automaticamente una responsabilità penale dell’accompagnatore. Bisogna identificare quali sono gli oneri dell’accompagnatore rispetto a quelli dell’accompagnato” ha dichiarato.

Infatti ha parlato sia del carattere fiduciario della prestazione, sia della condotta dell’accompagnato che deve essere, anch’essa, diligente.
Si distingue poi l’accompagnamento professionale da quello non professionale. Ad esempio l’accompagnatore CAI è un accompagnatore qualificato, il capo gita o l’amico non lo sono. Si tratta di una distinzione importante in quanto il principio di affidamento è ovviamente maggiore in presenza di accompagnatore qualificato, laddove invece in presenza di accompagnatore non professionale o non qualificato il soggetto accetta il rischio su di sé.
Sussiste il principio di autoresponsabilità. Sebbene l’art. 2 della Costituzione non ne parli esplicitamente, si tratta di un concetto implicito e collegato al dovere di solidarietà.

Sullo stesso tema, quello delle responsabilità civili e penali, ha preso poi la parola l’Avv. Caterina Mosca del Foro dell’Aquila.
“La responsabilità va accertata in concreto e l’attività pericolosa, in montagna, comporta una presunzione di responsabilità: occorre la prova positiva di aver posto in essere tutte le misure idonee a evitare il danno.
La condotta del danneggiato assume rilevanza in termini di nesso causale oppure può concorrere con la responsabilità dell’accompagnatore” ha dichiarato.

Sull’onere probatorio è poi intervenuto l’Avv. Gianluca Museo, Presidente del C.T.G.S. S.p.A. e maestro di sci, citando una sentenza del Tribunale di Tivoli, proprio sulla responsabilità del maestro sci e ripartizione dell’onere probatorio tra le parti.
“La sentenza ha invertito tutto, perché il fatto di aver stipulato un contratto anche verbale con la scuola di sci consente all’allievo di dire che il maestro è responsabile. Quindi è il maestro a dover provare di aver svolto la professione con diligenza. Se la scuola non riesce a fornire la prova la sentenza di condanna è quasi certa. Art. 1218 cc” ha concluso Museo.

 

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