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Assergi e San Franco: Un binomio inscindibile, un culto antico

Pubblicato da Redazione
giovedì, 05 Giugno 2025 - 11:26
in Ambiente, Cronaca, Varie
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L’AQUILA – di Giuseppe Lalli – Il 5 giugno, ad Assergi, bellissimo paese abbarbicato sulle pendici del versante meridionale del massiccio del Gran Sasso d’Italia, si festeggia, come da antica tradizione, San Franco eremita. Il legame che da sempre unisce gli assergesi al loro santo protettore è egregiamente espresso da Vincenzo Moscardi (1861–1933), sacerdote e per lunghi anni professore al seminario diocesano dell’Aquila, che sul finire dell’Ottocento, in un suo piccolo libro dedicato alla storia del paese, così scriveva in riferimento ai suoi abitanti:

Bisogna trovarsi sul luogo, quando due volte all’anno, a’ 5 di Giugno e a’ 15 di Agosto, celebrano festive pompe in onore del loro santo, per vedere l’aria più vivace e più animata del solito che acquista il paese e la pura gioia che si legge nel volto degli abitanti! (1)

In una bella pagina del libro di Nicola Tomei (1718–1792), preposto di Assergi dal 1742 al 1764 e primo storico del paese e del suo santo, si legge  che «da tempo immemorabile S. Franco è stato venerato nella Terra di Assergi come primo, e principal Protettore», precisando subito dopo che anche quando, durante l’orazione della messa, veniva nominato insieme a Sant’Egidio, antico protettore, sempre il nome di San Franco veniva nominato per primo (2).

La dilui festa – si legge subito dopo  – è sempre celebrata con la maggior solennità possibile, con solennissima processione, nella quale si porta il Corpo del Santo racchiuso in quattro urne d’argento, cioè una rotonda, che contiene la testa del Santo, che si porta dal Celebrante coll’omerale alle spalle; e due che hanno forma di braccia, e contengono l’ossa delle braccia, e si portano dal Diacono, e Suddiacono sotto il Baldacchino, le cui aste portano le persone più riguardevoli del Ceto laico.
[…] Il resto delle ossa del Santo si porta racchiuso in una cassa di argento fatta con eccellente lavoro di sculture toccate in oro, sopra una bara indorata che per dispaccio Reale si porta dai Fratelli della Compagnia del Santo. […] Non solamente il Clero Secolare, e Regolare, e tutti i Fratelli delle quattro Compagnie d’Assergi, con torcie accese, con Statue, Stendardi, e Gonfaloni, con trombe, e tamburi rendono maestosa, e divota una tal processione; ma il Popolo di Roio, che da tempo immemorabile vi ha luogo, ed è ricevuto con onore, accresce la pompa, e più eccita la divozione. Il concorso de’ Popoli vicini, e lontani è tanto numeroso, che vi è stato bisogno più volte far custodire le Reliquie, e l’Altare da Guardie armate. (3)

Precisa poi il Tomei che

Non vi è stata in tutta la Diocesi, e non vi è altro Santo, al quale concorra maggior numero di Pellegrini, non solamente nel giorno della festa il dì 5 Giugno, e nella festa dell’Assunta, nella quale si fa la medesima processione colle Reliquie di S. Franco, ma ancora in tutto l’anno, eccettuato l’inverno. (4)

Nella bellissima chiesa parrocchiale di Assergi l’unico altare rimasto in piedi dopo i restauri dei primi anni ‘70 del secolo scorso, a parte l’altare maggiore, è quello dedicato a San Franco nel quale, come ci informa sempre il Tomei,

da tempo antico si trova eretta una Compagnia di molti Fratelli. […] Questa Confraternita di S. Franco ha le sue rendite, che si amministrano dai Procuratori, i quali spendono senza risparmiare per solennizzare la festa, e per ogni altra cosa, che ridonda in gloria del Santo. Arde qui la lampada in tutti i giorni di festa. (5)

A testimonianza poi delle grazie ricevute per intercessione di San Franco, il Tomei accenna ai molti ex voto in argento lasciati dai pellegrini nella cripta attorno all’urna contenente le ossa del santo, per concludere che

La divozione a S. Franco è universale in tutta la Diocesi, e provincia dell’Aquila. Non vi è Terra, nella quale non siano più persone, che portano il nome di Franco. (6)

A tale proposito, il politico e sindacalista Franco Marini (1933–2021), nato a San Pio delle Camere (Aq), molto vicino, nel 2013, a diventare Presidente della Repubblica, ebbe a confidare in un’intervista che doveva i suo nome di battesimo alla grande devozione che i suoi genitori nutrivano nei confronti di San Franco di Assergi. Assergi e San Franco è da sempre un binomio inscindibile:

rare sono le persone del Paese – scrive ancora il Tomei – ch’entrino in Chiesa, e non calino a venerare il Santo. Arde avanti a questo Altare continuamente la lampada, dalla quale prendono l’oglio e Forestieri, e Paesani, e lo adoprano per ungerne gl’Infermi d’ogni sorta di mali. (7)

A questo riguardo, e a testimonianza della grande confidenza che i nostri avi avevano con il soprannaturale, riferisce ancora il Tomei di aver raccolto dalla viva voce di una donna di Assergi, tale Orsola Felice che viveva nella casa degli Spennati, quanto occorso a suo figlio Francesco. Avendo egli una sistola nel collo resistente alle cure, su preghiera dello stesso fanciullo, lo aveva condotto nella cripta, e dopo aver intinto il dito nell’olio della lampada e averlo avvicinato alla parte malata, la sera, avendo come al solito scoprendo il collo del ragazzo per curarlo, aveva scoperto essere la sistola del tutto scomparsa.

Accennando poi alle prodigiose guarigioni che si verificavano all’ “Acqua di San Franco”, lo storico, che pure nei suoi scritti non dà a vedere di essere un credulone, non esita ad affermare che, a descriverle tutte, non sarebbe bastato pubblicare un libro all’anno. (8)

In tempi più vicini ai nostri, gli assergesi che nel secondo dopoguerra si trasferivano all’estero per motivi di lavoro, diretti in massima parte verso gli USA e l’Australia, quasi tutti, alla vigilia della partenza, chiedevano al parroco una Santa Messa nella cripta (« alla vota d’ San Franch’») celebrata «a  cascia aperta», vale a dire tenendo aperto il coperchio  del cassone di legno contenente le reliquie, che prima dei restauri custodiva anche l’urna d’argento contenente le ossa del santo. Dopo la celebrazione eucaristica, il sacerdote porgeva al bacio degli emigranti la reliquia del «braccio» di San Franco, a protezione dalle insidie che avrebbero potuto incontrare in terra straniera.

Al pensiero di questo doloroso distacco – scrive Demetrio Gianfrancesco (1922– 2003), che di Assergi, dal 1954 al 1976, fu parroco esemplare e storico appassionato e rigoroso, degno successore di Nicola Tomei – la commozione riempiva gli animi, e gli occhi si inumidivano di pianto. Questa messa dell’emigrante – prosegue – era veramente suggestiva e significativa: S. Franco rappresenta un saldo legame degli assergesi, emigrati e sparsi nel mondo, con il loro paese. Il loro ritorno temporaneo coincide ordinariamente con le feste patronali di giugno o di agosto. (9)

Ancor oggi per molti assergesi residenti all’estero la festa di San Franco è un’occasione per mantenere saldo il legame sentimentale con la loro terra di provenienza, come testimoniato dal bel gesto di un gruppo di australiani di origine assergese che anche quest’anno, in occasione della tradizionale “polentata” consumata in allegria, hanno raccolto un generoso contributo per le feste patronali.

C’è infine da rimarcare che nei secoli passati, fra tutti i fedeli non assergesi, si distinguevano quelli provenienti da Roio, paese natale del santo eremita, che, come abbiamo dianzi letto, partecipavano con grande visibilità alla processione del 5 giugno. Non solo. Nella chiesa parrocchiale di Roio, per antica tradizione, si eleggevano ogni anno alcuni uomini (i Procuratori), incaricati di raccogliere durante tutto l’anno le offerte necessarie per la celebrazione della Sante Messe nell’altare dedicato a San Franco nella loro chiesa parrocchiale, e il rimanente veniva da loro portato nella chiesa di Assergi in occasione della festa. (10)

Non si può infine sottacere la grande devozione che nei tempi passati, quando la fede cattolica era viva nel popolo, la figura del santo eremita ispirava nei fedeli del versante teramano del Gran Sasso, che si recavano a piedi all’ “Acqua di San Franco”. Ancora negli anni ‘60 del secolo scorso, torme di devoti del santo anacoreta non mancavano, prima di far visita nella chiesa–santuario del paese con canti pieni di fervore, di recarsi lassù come ad appuntamento che sapeva di fede e di festa.

Il santo assergese è anche patrono di Forca di Valle, una frazione di Isola del Gran Sasso, dove, in una statua a lui dedicata poco fuori del piccolo centro abitato, per singolare scelta, viene rappresentato non con la barba bianca e l’abito nero del monaco benedettino, come nell’iconografia tradizionale, ma come un giovane pastore, a significare forse che la santità è un’eterna giovinezza, quella che aspetta in Cielo un’anima riconciliata con Dio.

PS: Qualche tempo fa lo scrivente fu invitato a comporre una invocazione a San Franco in riferimento alla guerra in Ucraina, purtroppo tuttora ancora in corso, e a tutte le guerre che funestano il nostro pianeta.

È una preghiera oggi ancor più attuale.

O San Franco d’Assergi, eremita del Gran Sasso,
tu che sentisti il bisogno di allontanarti
dai rumori del mondo per ritrovare dentro di te
la pace dell’anima, aiutaci ad allontanare
dall’Europa e dal mondo intero i rumori della guerra.
Intercedi presso il Padre affinché il Suo Spirito,
che è spirito di amore, effonda negli animi degli uomini,
soprattutto in quelli dei responsabili delle nazioni,
sentimenti di pace, affinché il conflitto che insanguina
il cuore del nostro continente abbia presto a finire,
così che la pace venga ripristinata sul fondamento della giustizia.
Tu che ammansisti il lupo che era pronto a sbranare
il bambino inerme, prega Gesù affinché ammansisca il cuore
di quanti, in posizioni di governo, credono, illudendosi,
che dalla violenza possano venire le soluzioni migliori per i popoli.
Tu che fosti guida di quanti incontrasti lungo i sentieri
delle nostre sublimi montagne, prega la Vergine Maria affinché,
col suo sguardo materno sull’Europa e sull’intero globo,
guidi le scelte di quanti, in questi giorni e nei prossimi anni,
sono chiamati a decidere sull’avvenire dell’umanità.
Amen !

 Note al testo:
(1) V. MOSCARDI, Cenni topografici e storici del castello di Assergi, Aquila, Santini Simeone Editore, 1896, p. 5.
(2) N. TOMEI, Dissertazione sopra gli Atti, e culto di S. Franco d’Assergi, Napoli, Giuseppe Coda, 1791, p. 133.
(3) Ivi, pp. 134-135.
(4) Ivi, p. 135.
(5) Ivi, p. 130.
(6) Ivi, p. 135.
(7) Ivi, p. 131.
(8) ivi, p. 136.
(9) D. GIANFRANCESCO, Assergi e S. Franco – Eremita del Gran Sasso, Roma, abete grafica s.p.a., 1980, pp. 146-147.
(10) Cfr. N. TOMEI, Dissertazione…, cit., p. 131.

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