L’AQUILA – “Mi sorprende, ma mi fa piacere, vedere che si muove qualcosa. Se anche un sondaggio in chat può servire ad accelerare le soluzioni, ben venga. L’importante è che si agisca davvero per salvare i 150 precari di cooperativa che lavorano da anni per la Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila e che oggi rischiano la disoccupazione. Evitando di prenderli in giro di nuovo e sperando che non si lascino prendere in giro ancora una volta”.
Lo dichiara Marcello Vivarelli, segretario regionale Fesica-Confsal Abruzzo, commentando la recente iniziativa di un sondaggio non anonimo tra i lavoratori, finalizzato a trasmettere un elenco nominativo al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.
Sullo sfondo, il concorso per 53 posti da assistente amministrativo, bandito dalla Asl 1, la cui prova orale si è conclusa il 12 maggio scorso e per il quale è attesa a breve la graduatoria ufficiale. Secondo le stime sul fabbisogno aziendale, i posti potrebbero salire fino a circa 120.
Tuttavia, come sottolinea Vivarelli, “Nessuno dei precari è al sicuro, nemmeno quelli risultati idonei”.
“Detto ciò, ci tengo a dire che certe richieste, come quella di segnalare chi resterebbe fuori dalle possibilità di concorso, emendamento o avvisi pubblici, vanno fatte in altro modo – con trasparenza, rispetto della privacy e soprattutto spiegando bene i termini. Non si può parlare di ‘emendamento’ senza chiarire cosa preveda, a chi si applichi, quali garanzie offra”, spiega Vivarelli.
“È curioso poi che si senta oggi il bisogno di contare i lavoratori uno per uno – quando i numeri sono noti: un’ottantina circa sono stati esclusi dopo la prima prova concorsuale, una trentina circa non hanno partecipato. I conti si fanno in fretta. Ma anche gli idonei, va detto chiaramente, non hanno certezze. Non servono altri elenchi, servono soluzioni. Inclusive, rapide, efficaci”, aggiunge il sindacalista.
L’esponente Fesica-Confsal torna infine a sollevare dubbi sulle scelte politiche: “È evidente che la strada di una società in house, come ad esempio quella consortile adottata in Piemonte tra più Asl, non piace alla politica regionale e locale. Si preferiscono percorsi più tortuosi, farraginosi e lunghi, forse più gestibili da chi decide, ma molto meno chiari per i lavoratori”.
“Mi auguro che si arrivi davvero a una soluzione e che si evitino avvisi pubblici per altre figure non amministrative, che rischiano di produrre il solito caso di figli e figliastri. Serve equità, non confusione”, conclude Vivarelli.










