L’AQUILA – Sant’Angelo di Bagno, frazione del Comune dell’Aquila, detiene due primati: dopo il sisma del 2009 è stata la prima frazione ad essere interamente ricostruita e riconsegnata alla popolazione tanto che la ricostruzione lampo è stata oggetto di TG e stampa nazionale.
A bilanciare tale primato, però, arriva l’immancabile nota stonata: al processo di ricostruzione non è infatti seguito un pieno processo di rigenerazione urbana, in particolar modo per quanto concerne la pubblica illuminazione. La stessa, infatti, presenta evidenti criticità: piazza San Michele, via della Cava, via della Fonte e via Sotto le Case sono esempi tangibili di luoghi dove i punti luce, pur essendo presenti, non risultano collegati alla rete elettrica.
L’illuminazione pubblica è un servizio essenziale che contribuisce alla sicurezza, all’estetica urbana e alla qualità della vita dei cittadini e richiede, pertanto, una gestione attenta e sostenibile.
Il Passo Possibile (presidente Fabrizio Ciccarelli) con i Consiglieri Comunali Elia Serpetti, Emanuela Iorio e Massimo Scimia ha presentato e discusso nella seduta consiliare odierna una interrogazione volta a conoscere alcuni aspetti gestionali dell’ufficio preposto, le motivazioni per cui a distanza di sedici anni dal sisma (giunti al termine processo di ricostruzione del borgo di Sant’Angelo di Bagno, completato da almeno sei anni) nelle strade del centro storico della frazione l’impianto di pubblica illuminazione non risulta ancora riattivato e, infine, con quali modalità e tempistiche si intende provvedere.
“L’assessore competente, Vito Colonna – scivono i consiglieri di Il Passo Possibile – , ha informato il Consiglio che, con una recente determina dirigenziale, è stato approvato il progetto esecutivo riguardante diversi interventi sugli impianti di illuminazione pubblica comunale. Tra questi interventi figura anche quello per Sant’Angelo, per il quale è previsto un impegno economico di circa 42.000 euro + IVA.
Vigileremo, sia perché ci sono altri nove interventi – strettamente legati allo stesso iter – sia perché qualcuno, in questi anni, si è smarrito nei meandri della burocrazia. Non è ammissibile che il tecnico esterno incaricato impieghi oltre tre anni per redigere il progetto esecutivo e che poi all’amministrazione occorra un altro anno e mezzo per approvarlo.”










