L’AQUILA – La coalizione riformista, Composta dai Consiglieri del Comune dell’Aquila Enrico Verini, Gianni Padovani, Emanuela Iorio, Elia Serpetti, Massimo Scimia e da Angelo Mancini (Segretario comunale di Azione dell’Aquila), Fabrizio Ciccarelli (Presidente Passo Possibile), Roberta Gargaro (Azione) e Americo Di Benedetto (Passo Possibile), da sempre molto attenta a promuovere idee e progetti concreti per la città e molto meno interessata alla polemica politica precostituita e di parte, ha elaborato una sua proposta per l’utilizzo di una parte delle abitazioni acquisite dal Comune dell’Aquila a seguito dell’opzione della sostituzione equivalente offerta, in particolari casi, alla popolazione dopo il sisma del 2009.
In primis è stato svolto un lavoro di indagine per acquisire il dato numerico delle abitazioni passate sotto la proprietà del comune, individuando quelle ad oggi realmente disponibili e inutilizzate, scorporando il numero complessivo (457 immobili) dagli immobili dati in permuta all’Ater (53), quelli assegnati a varie associazioni e al Collegio di merito Ferrante d’Aragona (di cui non si vede la luce), quelli inagibili o in corso di ricostruzione.
L’approfondimento ci consegna il dato complessivo di 228 alloggi non ancora assegnati, di cui 161 in centro storico. Di questi, 34 sono in corso di ricostruzione, 45 ancora inagibili o da demolire, 47 quelli demoliti.
Quindi, ad oggi, in Comune dispone di 102 abitazioni già perfettamente agibili ma non ancora assegnate, totalmente inutilizzate.
Il dato rappresenta un’opportunità ma, in assenza di una strategia di utilizzo, diventa un problema; è infatti noto a tutti come un’abitazione anche nuova, se lasciata totalmente vuota e inutilizzata, va rapidamente a deteriorarsi, perdendo valore.
Altro problema non di poco conto dell’inerzia del comune è che, non occupandosi attivamente di questi immobili, si stanno creando difficoltà nei condomìni in cui essi so ubicati; la componente comunale, infatti, non viene mai rappresentata nelle assemblee utili alla ripartizione delle spese condominiali e questo stato di cose sta producendo un crescente debito che prima o poi dovrà essere saldato dalla collettività.
La nostra proposta per minimizzare i problemi esposti ma, soprattutto, per dare significato utile alla collettività di un patrimonio che noi vediamo come risorsa e non come problema, è quella di fare un bando per 50 di queste abitazioni, stabilendo un prezzo di locazione congruo, finalizzato ad ospitare lavoratori esterni, anche e soprattutto non italiani, che scelgono in misura crescente di svolgere la propria attività senza un domicilio stabile nel tempo, utilizzando le tecnologie digitali da remoto.
Una recente ricerca condotta da Flatio.com, piattaforma per affitti nel medio periodo pensati per nomadi digitali, ha composto il paesaggio del nomadismo digitale grazie ai dati ricavati dalla community dei suoi fruitori: single, coppie e famiglie, liberi professionisti e in generale persone che non vogliono rimanere nel recinto imposto dalla scrivania fissa in un luogo di lavoro.
Più della metà dei nomadi digitali ha un’età compresa tra i 30 e i 39 anni e oltre un quarto di loro ha superato i 40 anni. L’81,9% considera l’opzione del nomadismo con la consapevolezza a rispettare territorio di appoggio e comunità ospitante. Il 43,4% dei nomadi digitali intraprendono il viaggio da soli, mentre gli altri viaggiano lavorando insieme al proprio partner, ad amici e ad altri nomadi digitali. Il 17,5% delle persone sceglie di viaggiare con la famiglia.










