L’AQUILA – Gabriele D’Annunzio nella sua vita dissoluta e trasgressiva non fu insensibile al richiamo religioso. Il suo amore per San Francesco fu mostrato in diverse occasioni e si affidò alla protezione del Santo di Assisi nell’ardita incursione aerea notturna sulla base navale austro-ungarica alle Bocche di Cattaro, in Montenegro, attraversando il mare Adriatico con 14 biplani trimotore che erano attrezzati per volo su terra, utilizzando riferimenti visivi esterni, sui quali, però, il Comandante aquilano Andrea Bafile installò attrezzi per il volo marittimo: fanali, pistole da segnalazione, razzi illuminanti, salvagenti a collare e in particolare bussole a liquido di tipo navale e apparecchiature innovative da lui progettate, proprio per consentire il volo cieco strumentale a piloti di terra, abituati al volo a vista.
Il Vate definì San Francesco “Il più santo degli Italiani, il più italiano dei Santi”. D’Annunzio mostrò interesse anche per Francesco Possenti di Assisi che diventò religioso passionista con il nome di Gabriele dell’Addolorata e visse gli ultimi anni della sua vita nel convento francescano e poi passionista di Isola del Gran Sasso d’Italia, dove morì nel 1862, all’età di 23 anni. Papa Benedetto XV lo proclamò santo nel 1920 e San Gabriele, in seguito, diventò patrono della Regione Abruzzo. Il Poeta-soldato lo chiamava “Lu Checchino nostro abruzzese”.
Il Vate ebbe interesse anche per Padre Pio al quale, il 28 novembre 1924, scrisse una lettera per avere un incontro con lui al Vittoriale, indirizzandola “A Padre Pio in San Francesco”, ma la missiva non arrivò a destinazione e l’incontro non ebbe luogo.
D’Annunzio fu legatissimo alla madre e l’ammirò come una Santa. Donna Luisa De Benedictis in D’Annunzio fu sepolta in un’arca in pietra scolpita, in una cappella della Cattedrale di San Cetteo a Pescara, la cui costruzione fu voluta fortemente dal Vate.
In alcuni scritti di Gabriele D’Annunzio si legge: “Sono di una terra nativamente religiosa”, ma gli slanci mistici del Poeta, furono oscurati dalla sua vita licenziosa e sgretolata.
La sua ricchezza interiore e la velata ricerca di spiritualità, tuttavia, sono presenti in diverse opere che ammaliano per la musicalità e la tenerezza della poesia. Un esempio è rappresentato dalla lirica “Mattinata” che già da sola è una melodia armoniosa di parole dolci e soavi. La musica composta da Camillo Berardi incornicia delicatamente il suono delle campane all’alba e l’intero carme del grande poeta abruzzese.










