MONTEREALE – di Nando Giammarini – Lo scorso primo maggio, alle ore 11: 00, nella chiesa del beato Andrea a Montereale si è tenuta la cerimonia, a sorpresa, per il 50° anniversario di sacerdozio del parroco, Don Serafino Lo Iacono.
Meraviglia, gratitudine, affidamento sono stati i termini, scegliendo con cura le parole, che l’Arcivescovo dell’Aquila, Mons. Antonio D’Angelo ha rivolto al sacerdote di Montereale per descrivere sentimenti ed emozioni che con più viva intensità gli affioravano dal cuore. Ripercorrendo con la memoria cinquant’anni di attività pastorale del Sacerdote.
Presenti tanti fedeli ed il coro di Montereale che ha eseguito più brani. Don Serafino è il vero pastore della chiesa; colui che mette in pratica il Vangelo. In questa veste lo assomiglio al parroco di Cabbia, Don Andea Durantini, defunto nel lontano 1982, al quale, in qualità di presidente di un comitato di volontari nel 2019, intitolai la piazza principale del paese. Un riconoscimento alla memoria per il bene profuso al servizio del territorio. In questa veste l’ho visto tante volte recarsi a confortare famiglie colpite da gravi lutti famigliari.
Il Sindaco, Massimiliano Giorgi, a nome dell’Amministrazione comunale, ricordando le tante qualità di don Serafino e gli ha fatto dono di una targa e lo ha ringraziato per il suo impegno pastorale al servizio della Comunità. La stessa cosa ha fatto Marcella Polidori a nome della Comunità parrocchiale. Io da amico di lunga data del sacerdote – cui riconosco bontà d’animo, altruismo ed umiltà, insomma un vero pastore della chiesa, a differenza di tanti arroganti che nascosti dietro gli abiti talari fanno il bello ed il cattivo tempo – gli ho scritto questa poesia.
A Don Serafino per i 50 anni di sacerdozio
Fosti ordinato 50 anni fa in terra romana
da quel viaggio non sei mai tornato indietro
ti trovasti a tuo agio nella nostra zona montana
ti vorrei successore di Pietro.
Oggi l’Abruzzo intero ti s’inchina
anche se lo scenario mondiale appare tetro
ogni fedele con voce commossa e muta
ti abbraccia, ti ringrazia e ti saluta.
Ti assomiglio ad un operaio con la tuta
intento a lavorare nella vigna del Signore
a viaggiare nello spazio quale astronauta
con passione, mente ed infinito amore.
Di certo non occorre alcuna disputa
sei portatore di fratellanza e pace: uno splendore
il tuo operato non conosce raffronti
messaggero di umiltà e fede: tra i nostri amati monti.
Graditissima l’occasione per rivolgere un deferente saluto all’Arcivescovo D’Angelo, per la sua prima visita nella mia terra, auspicando un rapporto sereno, rispettoso e costruttivo tra a la Curia e la stampa. Nell’interese generale della Comunità.










