L’AQUILA – In Italia esiste un modo molto semplice ed efficace per sostenere in prima persona cause che hanno una vitale valenza sociale e solidale. Prende il nome di 5 per mille, può essere utilizzato da ogni contribuente e non richiede alcun esborso economico. Parliamo quindi di una sorta di donazione a costo zero che permette di destinare parte delle proprie tasse (0.5% dell’IRPEF) a Enti no profit che operano per il bene comune in diversi ambiti (diritti civili, salute, ricerca, ambiente, ecc.).
Nonostante si tratti di uno strumento preziosissimo, ogni anno molti contribuenti non sfruttano questa opportunità o commettono errori che rendono nulla la scelta. In questo articolo vogliamo spiegare cosa è importante sapere sulla destinazione corretta del 5 per mille, così da evitare che vada sprecato.
Come funziona nella pratica il 5 per mille e gli errori da evitare
Il funzionamento pratico del 5 per mille è estremamente semplice. Va attivato nel momento della dichiarazione dei redditi, durante la compilazione di uno dei modelli necessari, che può essere il Modello 730, il Modello Redditi o la Certificazione Unica (CU).
All’interno si trova una sezione dedicata al 5 per mille, con diversi riquadri corrispondenti alle categorie beneficiarie. La cosa da fare è firmare nel riquadro desiderato e inserire il codice fiscale dell’Ente che si vuole sostenere. Senza quest’ultimo, la quota viene suddivisa proporzionalmente tra tutti gli Enti della categoria, in base alle preferenze espresse da altri.
L’errore più grande è non firmare: in questo caso, il 5 per mille resta allo Stato e il contribuente perde l’occasione di trasformare una quota delle proprie imposte in un gesto di partecipazione attiva. Di seguito alcuni degli errori più comuni, da evitare assolutamente.
Scegliere un Ente non accreditato
Uno degli errori più gravi al momento della destinazione del 5 per mille è scegliere un Ente non accreditato, cioè non iscritto negli elenchi ufficiali dei beneficiari per l’anno in corso.
Questi elenchi aggiornati vengono pubblicati ogni anno dall’Agenzia delle Entrate, dal Ministero del Lavoro (per gli enti del Terzo Settore), dal MIUR (per la ricerca), dal Ministero della Salute (per la ricerca sanitaria) e dal CONI (per le ASD). Verificare l’effettiva presenza dell’ente nella lista è quindi un passaggio fondamentale per non vedere andare perso il proprio 5 per mille.
Mancare le scadenze
Il 5 per mille segue le stesse scadenze della dichiarazione dei redditi. Per il 2025, la presentazione del modello 730 e del Modello Redditi è fissata al 30 settembre, mentre chi utilizza la CU ha tempo fino al 1° luglio per consegnare la scheda cartacea.
Di conseguenza, anche se si compila correttamente la dichiarazione e si firma per un Ente inserendo il codice fiscale, se questa pratica non viene fatta entro i termini previsti, la scelta non sarà valida e il 5 per mille non verrà destinato a nessuno: tornerà allo Stato e non sarà più erogabile fino all’anno successivo.
Non destinarlo senza dichiarazione dei redditi
Le persone che non sono tenute a fare la dichiarazione dei redditi, come i pensionati o i lavoratori dipendenti, spesso fanno l’errore di lasciare allo Stato il proprio 5 per mille. Anche questa categoria di cittadini può però esprimere liberamente la propria preferenza, semplicemente tramite l’apposita scheda allegata alla certificazione Unica e consegnandola in busta chiusa a un ufficio postale, a un CAF o a un professionista abilitato (o telematicamente all’Agenzia delle Entrate).
Per essere considerata valida, la busta deve riportare il codice fiscale, il nome e cognome del contribuente, e la dicitura: “Scelta per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’IRPEF”.










