L’AQUILA – di Massimo Alesii – “Partire dalla propria miseria e guardare lì, cercando come arrivare al perdono, perché anche nella propria miseria sempre troveremo una luce che è la strada per andare al Signore. È Lui che fa la luce nella miseria”.
C’era tanta gioia fra gli aquilani che accolsero il 28 Agosto 2022 Papa Francesco in Piazza Duomo e poi, davanti alla Basilica di Collemaggio, poco più di due anni fa. Fu per tutti noi un giorno storico, atteso da oltre 700 anni quello della 728esima Perdonanza Celestiniana in cui Papa Francesco, seguendo le orme di due grandi predecessori, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI volle fare visita alla nostra città ed entrare nella rinata Basilica di Celestino V, questa volta in maniera solenne, attraverso quella Porta Santa che celebra da secoli la Perdonanza Celestiniana che nel 1294 anticipò il Giubileo della Chiesa.
Quelle sue parole furono uno straordinario abbraccio per tutti e ancora oggi ci risuonano in testa, profonde e sincere. Parole che tutti attendevano e che giunsero chiare durante celebrazione della Santa Messa di fronte a migliaia di fedeli nella grande spianata di Collemaggio in cui il Santo Padre si lasciò andare ad un significativo aneddoto che traggo ancora dal suo discorso di allora: “Oggi, al mattino, per esempio, ho pensato a questo, quando eravamo arrivati a L’Aquila e non potevamo atterrare: nebbia fitta, tutto scuro, non si poteva. Il pilota dell’elicottero girava, girava, girava… Alla fine ha visto un piccolo buco ed è entrato lì: è riuscito, un maestro. E ho pensato alla miseria: con la miseria succede lo stesso, con la propria miseria. Tante volte lì, guardando chi siamo, niente, meno di niente; e giriamo, giriamo… Ma a volte il Signore fa un piccolo buco: mettiti lì dentro, sono le piaghe del Signore! Lì è la misericordia, ma è nella tua miseria. C’è il buco che nella tua miseria il Signore ti fa per potere entrare. Misericordia che viene nella tua, nella mia, nella nostra miseria”.
Un piccolo buco nella nebbia, lo spazio della luce che invita e accoglie, nel giorno della Perdonanza e le nuvole scomparvero ed il sole illuminò l’intera Perdonanza. Fu enorme il rimbalzo del messaggio di Papa Francesco lanciato dall’Aquila e per la prima volta anche l’UNESCO volle sottolinearlo sui sui media italiani collegandolo al riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità della “Festa della Perdonanza Celestiniana” avvenuto nel 2019. Non era mai accaduto. Quel discorso passerà alla storia ed estrarne oggi alcune frasi lo sento doveroso per un inchino dovuto e gentile ad un Papa coraggioso che ha sempre parlato in chiaro, ai potenti e al popolo, un po’ come aveva fatto da queste parti San Bernardino Da Siena con le sue predicazioni nei primi anni del 1400. Incredibile luogo Collemaggio, con quella meravigliosa Basilica in cui Papa Benedetto, passando dalla Porta Santa, aveva rimesso il suo palio sulla teca di Celestino estratta intatta dalle macerie del sisma da quei Vigili del Fuoco che divennero angeli per una intera Comunità ferita.
E agli Aquilani qui giunge il messaggio di Papa Francesco, sul dono della Misericordia e la consegna dell’umiltà: “Voi potete custodire il dono della misericordia perché conoscete cosa significa perdere tutto, veder crollare ciò che si è costruito, lasciare ciò che vi era più caro, sentire lo strappo dell’assenza di chi si è amato. Voi potete custodire la misericordia perché avete fatto l’esperienza della miseria. Ognuno nella vita, senza per forza vivere un terremoto, può, per così dire, fare esperienza di un “terremoto dell’anima”, che lo mette in contatto con la propria fragilità, i propri limiti, la propria miseria. In questa esperienza si può perdere tutto, ma si può anche imparare la vera umiltà. In tali circostanze ci si può lasciar incattivire dalla vita, oppure si può imparare la mitezza. Umiltà e mitezza, allora, sono le caratteristiche di chi ha il compito di custodire e testimoniare la misericordia. Sì, perché la misericordia, quando viene da noi è perché noi la custodiamo, e anche perché noi possiamo dare testimonianza di questa misericordia”. Testimoni di un nuovo secolo, non sopravvissuti, feriti certo, ma capaci di rialzarsi come una intera comunità.
La Basilica risplendeva quel 28 Agosto, dentro e fuori, e i suoi rosoni apparivano quasi come amplificatori di antica bellezza per un tale fondamentale messaggio, che alla carezza del padre aggiungeva la consegna della responsabilità ai buoni cristiani di queste terre d’Abruzzo: “Il cristiano sa che la sua vita non è una carriera alla maniera di questo mondo, ma una carriera alla maniera di Cristo, che dirà di sé stesso di essere venuto per servire e non per essere servito (cfr Mc 10,45). Finché non comprenderemo che la rivoluzione del Vangelo sta tutta in questo tipo di libertà, continueremo ad assistere a guerre, violenze e ingiustizie, che altro non sono che il sintomo esterno di una mancanza di libertà interiore…Fratelli e sorelle, che L’Aquila sia davvero capitale di perdono, capitale di pace e di riconciliazione!”
Quel giorno d’agosto, all’Aquila, l’antica Bolla Pontificia “Inter sanctorum solemnia” che noi chiamiamo più semplicemente Bolla del Perdono, con la quale Papa Celestino V concesse l’indulgenza plenaria a chiunque fosse entrato nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio dell’Aquila il 28 e 29 Agosto di ogni anno, grazie a Papa Francesco divenne nelle sue parole rinnovato messaggio universale di riconciliazione, per la Chiesa, l’intera Cristianità, l’Umanità. Un giorno indimenticabile, una consegna fondamentale, che porteremo nel cuore, per sempre.










