TORREVECCHIA TEATINA – “Abbandonare i vecchi formalismi del diritto abbracciando un approccio multidisciplinare e inclusivo: muovendo verso questa direzione l’Unidav ha dato vita a nuovi laboratori di ricerca e ‘contaminazione’ sempre più orientati alle applicazioni tecnologiche, soprattutto nell’era dell’intelligenza artificiale, allo stesso tempo sfida e opportunità per il futuro delle giovani generazioni”.
Lo dice Paolo Martino, ricercatore di Diritto Commerciale dell’Università telematica “Leonardo da Vinci”, l’Unidav, una delle 11 Università telematiche italiane riconosciute dal Ministero dell’Università e della Ricerca.
L’università, nata nel 2004 sostenuta dalla Fondazione dell’Università “G. d’Annunzio”, con sede a Torrevecchia Teatina, conta 1.000 studenti nei soli corsi di laurea e circa 2.500 in totale -, oltre ad offrire un percorso universitario triennale in Scienze dell’educazione e della formazione, uno magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, ed ancora master di I e II livello in Educazione e formazione, Economia e management, Salute e benessere, e da questo autunno in Nutrizione e clinica sportiva, promuove anche numerosi corsi di Alta formazione e di perfezionamento.
“Il mondo universitario sta attraversando una profonda trasformazione, in parte anche grazie alla crescita degli atenei telematici – spiega Martino – In questo contesto, considerando che la ricerca è in continua evoluzione, puntare su una ‘destrutturazione’ maggiore può senza dubbio giovare al settore. È necessario partire da una formazione di qualità e questo in Unidav è il presupposto per accedere a corsi di dottorato che sono il primo step di accesso alla ricerca stessa. Fondamentali contenuti e metodologia per una conoscenza sempre più efficace dell’ambiente digitale”.
“Oggi siamo più portati a fare ricerche nell’ambito del diritto digitale – aggiunge – basti pensare al tema della Cybersicurezza, sempre più ricorrente. La struttura di questa università favorisce la contaminazione dei saperi e, infatti, non è un caso che si siano sviluppati laboratori di ricerca con fisici e giuristi che collaborano per portare avanti ricerche ‘contaminate'”.
In particolare i laboratori, come l’ “Hugo Gernsback”, nascono come centri di studio, analisi e ricerca scientifica a carattere multi e interdisciplinare su tematiche di stringente attualità quali la regolamentazione, l’indirizzo, il coordinamento e la pianificazione dei processi di transizione digitale in ambito nazionale, europeo e globale.
“Cogliere questa opportunità significa aprirsi ad un approccio multidisciplinare, sempre più richiesto nel mondo delle professioni – sottolinea – Questo concetto va di pari passo con quello l”inclusività’, intesa sia come abbattimento delle barriere fisiche – conciliando esigenze di vita e di studio – sia a livello pedagogico, con una formazione calibrata sulle esigenze dello studente, attraverso percorsi che assecondino le inclinazioni personali”.
“In questo processo assumerà sempre maggiore importanza l’Intelligenza artificiale, strumento che spesso fa paura ma che invece dobbiamo essere pronti a governare per sfruttarlo al meglio, a beneficio delle nostre vite, anche in questo settore. Alla luce della nascente regolamentazione sull’Intelligenza Artificiale, ci sono diversi punti di riflessione: protezione, sicurezza e valorizzazione dei dati personali (e non); impatto della transizione digitale sui fattori ambientali, sociali, educativi, linguistici e di governance; rapporto tra sviluppo tecnologico e perseguimento di un successo sostenibile nonché del pieno ed effettivo sviluppo della persona umana e dei suoi diritti fondamentali”.
“Insomma, andiamo incontro a un deciso cambio di passo, in particolare per quanto riguarda il Diritto, storicamente considerato elitario e che oggi invece si apre davvero a tutti”, conclude.










