L’AQUILA – Diciannove donne premiate perché hanno “Storie di italiane eccellenti“. Il riconoscimento è stato consegnato nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani nel corso di un evento molto partecipato.
Non solo ostacoli e discriminazioni le donne italiane sono soprattutto eccellenza, competenza e innovazione. È questo il messaggio emerso al Senato. L’appuntamento è stato promosso dalla ideatrice del premio, la senatrice Cinzia Pellegrino. Un’occasione per rendere omaggio a figure femminili che si sono distinte nei loro ambiti, diventando esempi concreti di un’Italia che evolve grazie anche alla forza delle donne.
“Con ‘Storie di Italiane Eccellenti’ abbiamo voluto dare ampio spazio ad alcune tra le grandi eccellenze femminili che abbiamo in Italia: troppe volte, infatti, sui giornali trovano spazio solo racconti tristi, di donne che devono lottare duramente contro situazioni di violenza: fatti che ci sono, ma ci sono anche storie, a volte poco note, di donne che con competenza, con coraggio, con passione, puntando al successo, sono riuscite a raggiungerlo e possono essere di esempio per tutti noi” – ha detto la senatrice Pellegrino.
L’obiettivo del premio è stato quello di valorizzare le storie, a volte poco note, di donne che con competenza, con coraggio, con passione, puntando al successo, sono riuscite a raggiungerlo e possono essere di esempio per tutti. L’eccellenza, il merito e la perseveranza, che particolarmente appartiene alle donne, è quello che ognuna delle premiate ha raccontato con semplicità ed entusiasmo, caratterizzando la serata con una forte energia positiva e di fiducia.
Il riconoscimento ha coinvolto volti noti come le conduttrici televisive Veronica Maya e Licia Colò, la giornalista Rosanna Cancellieri, la Chief People Officer del Gruppo Prada Rosa Santamaria Maurizio, la senologa e presidente di Komen Italia Daniela Terribile e l’ambasciatrice italiana in Iran Paola Amadei. Accanto a loro, anche giovani eccellenze della scienza, dell’impresa, della cultura e delle professioni: donne che con talento e determinazione hanno saputo affermarsi superando ostacoli, pregiudizi e stereotipi.
Il messaggio condiviso da tutte le “italiane eccellenti”, che nel corso della serata hanno ricevuto una targa commemorativa, è chiaro e potente: le donne non devono mai smettere di scegliere e di desiderare un futuro migliore, perché è proprio da quel desiderio che prende forma ogni cambiamento.
L’evento, dunque, non è stato una semplice celebrazione, ma un invito a cambiare prospettiva. Non più racconti di esclusione, ma storie di conquiste. Perché il talento femminile non ha bisogno di una data sul calendario per emergere: è già qui, ogni giorno, e va riconosciuto, raccontato e sostenuto.
Tra le grandi eccellenze femminili selezionate per il premio c’era anche l’aquilana Valeria Ricotti.
Valeria Ricotti, pur vivendo a Londra da molti anni, con orgoglio ha evidenziato di aver ereditato dalla sua terra di nascita, dura e autentica, la forza per portare avanti ogni sfida. Attualmente è fondatrice e CEO di due startup biotech con sede a Londra: Vesalic, che sviluppa biomarker diagnostici e terapie per le malattie neurodegenerative, e Parterra, focalizzata su trattamenti innovativi per patologie della pelle. Entrambe focalizzate su tecnologie altamente promettenti.
In passato Valeria Ricotti ha co-fondato Dinaqor, una biotech specializzata in terapie geniche per le cardiomiopatie, ovvero malattie ereditarie del cuore. Una delle terapie è stata acquisita da una casa farmaceutica californiana, a testimonianza di come la ricerca europea possa parlare anche il linguaggio dell’innovazione globale.
La sua attività imprenditoriale si affianca a quella di ricerca accademica presso University College London, dove collabora con i colleghi di Imperial College in progetti che integrano intelligenza artificiale e medicina. Insieme hanno adattato alcune tecnologie nate nel mondo del cinema – quelle viste nel film Avatar – per applicarle alla neurologia. Utilizzano body tracker, dei sensori di movimento per rilevare i movimenti dei pazienti, ottenendo dati predittivi estremamente sensibili, superiori alle tecniche diagnostiche convenzionali. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista medica, Nature Medicine e ripresi da numerose testate internazionali.
La formazione medica della Ricotti è in neurologia e psichiatria infantile, che ha conseguito all’estero (Royal College of Surgeons in Ireland e Institute of Child Health e Great Ormond Street Hospital di Londra). L’esperienza dello studio e della cura di piccoli pazienti con patologie terminali l’ha spinta a cercare risposte più efficaci verso la ricerca di nuove terapie.
È co-inventrice di sei brevetti, ha costruito un percorso che unisce la ricerca accademica con lo sviluppo farmaceutico. Il legame tra scienza e impresa non è solo auspicabile: è convinta che sia essenziale per trasformare l’innovazione in progresso.
I suoi interessi vanno anche oltre la ricerca scientifica. Di recente ha fondato una casa editrice indipendente, Shironeko, e scritto il suo primo romanzo: Il Ponte Vermiglio, che sarà pubblicato in italiano ad aprile.
È una storia romanzata – ma quel ponte rosso vermiglio è un simbolo importante: rappresenta l’incontro tra scienza e spiritualità, tra logica e intuizione, tra ciò che possiamo misurare e ciò che semplicemente ci trasforma.
Valeria Ricotti scrive sul suo sito internet “Provengo dal cuore dell’Abruzzo, dove sin da quando ero bambina la natura ha nutrito il mio desiderio di sapere e la mia inclinazione a creare storie. La mia curiosità irrequieta è stata la spinta a trasferirmi a Londra, una città ricca di stimoli, dove non mi sono fatta sfuggire nulla. Ho percorso con entusiasmo strade che spaziano dalla scienza alle arti: la scrittura è il mio spazio per una creatività più libera, il mezzo con cui metto in scena quelle forze sottili che sfuggono alla logica.
Sono convinta che il pensiero possa plasmare l’esistenza… fatta eccezione per quelle volte in cui la vita ti sorprende, dimostrando uno spiccato senso dell’umorismo e un certo gusto per i colpi di scena. Forse è proprio questa contraddizione che mi spinge puntualmente a riflettere su due domande fondamentali: “Che cosa c’è oltre?” e “Perché il gatto mi fissa così intensamente?”










