L’AQUILA – di Nando Giammarini – Fino al 1977, il 19 marzo giorno di San Giuseppe era considerato in Italia giorno festivo, ma con la legge n. 54 del 5 marzo 1977 la festività fu abolita e da allora il 19 Marzo divenne un giorno feriale. La celebrazione è legata a San Giuseppe, protettore dei padri di famiglia e patrono della Chiesa universale. La tradizione vuole che il 19 Marzo è il giorno della sua morte e per questo motivo, in Italia, dal 1871 si è soliti festeggiare proprio in questa data tutte le figure paterne.
La ricorrenza della festa del papà in tempi come gli attuali, in uno scenario di incertezza globale, assume un valore di particolare importanza per la sua grande valenza di sostegno rispetto ed umanità.
Essa ricorre il 19 marzo e nacque per celebrare tutti i padri ed il loro importante ruolo nella famiglia e nella società. A loro spetta il delicato compito, di dare delle regole, di porsi come esempio e guida per i figli, quindi disciplina, limiti, autonomia. Anche se oggi i padri sono più accudenti, attenti al loro ruolo ed alla continua ricerca di un nuovo modo di fare in famiglia e nella società.
Parliamo di una sfida complessa vista l’alta competitività richiesta nella società odierna. La disciplina più importante che la figura paterna può e deve insegnare necessariamente a un figlio è il rispetto per gli altri. Questo insegnamento non deriva solo dalle parole, ma deve essere seguito dai fatti: ovvero da come il padre si comporta nei confronti della consorte , verso i suoi figli e dal senso di responsabilità civile. Questo tratto può essere sintetizzato indicando alcune caratteristiche basilari quali: capacità di ascoltare, assenza del giudizio, accettazione delle differenze e intelligenza di gestirle senza prevaricazioni di alcun genere. In pratica un dialogo a 360° in cui si trovano eventuali accordi e si tracciano le linee guida per una serena e pacifica convivenza.
I padri di oggi però sono sicuramente molto più presenti rispetto a un tempo e più coinvolti nella nascita e nell’accudimento del bambino ed è proprio questa la preziosità della famiglia contemporanea: una maggior disponibilità e capacità al dialogo, la convinzione che tutti in famiglia hanno diritto ad un “posto a tavola” e che ogni persona ha qualcosa di originale e prezioso da offrire alla comunità familiare.La festa del papà è una tradizione arrivata in Italia dall’America dove nei primi anni del 1900 una ragazza, come regalo per il compleanno di suo padre, gli dedicò un’intera giornata. Sebbene festeggiata in quasi tutti i paesi del mondo ma in date diverse nel pieno rispetto delle loro tradizioni e culture.
Il Patrono dei papà, dei falegnami, degli artigiani e dei poveri è S. Giuseppe detto anche il il “frittellaro”. A Roma dove in suo onore nella chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, al Foro, sede della Confraternita dei Falegnami, si organizzavano solenni banchetti a base di frittelle e bignè, forse per rievocare le feste pagane di Liberalia, dedicate a Bacco, durante le quali le sacerdotesse vendevano focacce, frittelle e vino mielato, o forse per ricordare lo stesso Santo che all’arrivo dei Magi li accolse con delle frittelle.
In America la festa del papà veniva festeggiata a giugno, mentre in Italia si ritenne opportuno farla coincidere con il giorno della morte di San Giuseppe padre putativo di Gesù.
Forse non tutti sanno che la festa del papà viene sì celebrata in quasi tutto il mondo, ma ogni Paese la declina in base alla sua storia e alle sue tradizioni. Per questo non esiste una data unica in cui viene festeggiata. Il culto del padre putativo di Gesù era già praticato nell’Alto Medioevo, ma nel Trecento si cominciò a osservare la sua festa il 19 marzo, anche in Occidente. Fu papa Sisto IV a inserire la festività nel calendario romano, nel 1479.
Superiamo queste notizie, per così dire, di carattere storico ed addentriamoci in quello che rappresenta nel reale la festa del Papà sul profondo significato dell’essere genitori ed educatori oggi.
Sono una moltitudine di pensieri e sentimenti messi insieme, la parte migliore di me, la forza interiore che mi sostiene nei variegati e, a livello generale, sereni rapporti con i miei due rubini della vita. Parlare, scrivere e dilungarsi sulla festa del Papà e del rapporto genitori figli, oggi all’inizio del terzo millennio, significa affrontare una vasta tematica dai risvolti umani che coinvolge pensieri e sentimenti.
Da qualche anno i media parlano di “nuovi padri” annunciando cambiamenti epocali e mettendo in evidenza una maggiore presenza nell’educazione dei figli. Esiste poi il reale problema dei figli contesi tra coppie di separati che si vedono trasportati, come pacchi postali, da un luogo all’altro perdendo quella che è la vera condizione della famiglia ed i reali valori di riferimento e di sicurezza.
Doveroso rivolgere in conclusione un saluto, commosso e riverente, ai tanti papà che hanno lasciata precocemente questa terra dopo una vita di lavoro e sacrifici. Penso a mio padre ed a tutti gli altri che per garantire un futuro ai propri figli conobbero, perchè nessuno conosca mai più, l’umiliazione della povertà e l’ingiustizia dell’emigrazione in terra straniera.auguri a tutti i papà.










