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Angelo de Nicola, una vita nel giornalismo, si racconta

Pubblicato da Redazione
martedì, 11 Marzo 2025 - 11:39
in Attualità, Cronaca, Varie
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L’AQUILA – di Sabrina Giangrande – In uno storico bar aquilano, abbiamo incontrato Angelo De Nicola, giornalista e scrittore, che lo scorso marzo ha raggiunto il traguardo della pensione dopo 45 anni di carriera. Con lui abbiamo ripercorso i momenti più significativi della sua esperienza professionale, l’evoluzione del giornalismo e i suoi progetti futuri.

Dopo tanti anni di carriera giornalistica, quali sono i momenti più significativi che ricordi con maggiore emozione?
«Scegliere un momento in particolare è molto difficile, perché in 45 anni ogni giorno ha rappresentato un caso, un’esperienza significativa. Tuttavia, alcuni eventi hanno segnato profondamente la mia carriera. Penso al delitto di Balsorano del 1990 o all’arresto della Giunta regionale del 1992. Sono stati episodi cruciali per il giornalismo abruzzese.

Forse il caso di Balsorano è quello che mi ha colpito di più. Ma anche il 6 aprile 2009, il giorno del terremoto che distrusse L’Aquila, è stato un momento drammatico e indimenticabile. Ricordo che, pur ferito (nulla di grave, solo alcuni punti in testa), dopo la visita all’ospedale di Pescara, la sera stessa presi servizio presso la redazione locale de Il Messaggero e scrissi il mio articolo. Raccontare quel tragico evento è stata un’esperienza giornalistica intensa e dolorosa».

Com’è cambiato il giornalismo da quando hai iniziato fino ad oggi? Ci sono aspetti che rimpiangi o che invece apprezzi di più?
«Quando ho iniziato, era quasi la “preistoria” del giornalismo! Potrei dire di essere passato dall’epoca dei Flintstones all’era digitale. Il cambiamento più grande è stato l’avvento della tecnologia. Ho vissuto in prima persona il passaggio dalle telescriventi ai computer, dalle telefoto (che impiegavano un quarto d’ora per trasmettere un’immagine) alla possibilità di pubblicare una foto con un semplice clic.

Ricordo il “fuorisacco”: si trattava di una busta con foto e articoli che partiva dall’Aquila su un pullman dell’ARPA, arrivava a Piazza Esedra a Roma, e lì un fattorino de Il Messaggero la portava alla redazione centrale in via del Tritone. Oggi sembra preistoria, ma all’epoca era un sistema indispensabile per trasmettere le notizie.

Sicuramente rimpiango il tempo in cui il giornalismo era più artigianale, fatto di approfondimenti e contatti diretti con le fonti. Ma apprezzo anche la rapidità e la possibilità di raggiungere un pubblico globale in pochi secondi.»

Hai raccontato molti eventi importanti per L’Aquila e l’Abruzzo. C’è una storia che ti ha particolarmente segnato?
«Oltre ai grandi fatti di cronaca di cui abbiamo parlato, ci sono episodi meno noti che mi hanno colpito profondamente.

Ricordo il caso della fattora di una casa nobiliare aquilana, un’anziana signora sfrattata dalla sua abitazione. Noi de Il Messaggero prendemmo a cuore la sua storia e ci battemmo per evitarle quell’ingiustizia.

Un’altra storia che mi ha segnato è stata l’intervista a Lisetta Moscardi, la cameriera che assistette Mussolini durante la prigionia a Campo Imperatore. La incontrai in ospedale e con discrezione le chiesi un’intervista. Mi colpirono i suoi occhi azzurro mare. Per la prima volta smentì pubblicamente che Mussolini avesse tentato di tagliarsi le vene: un fatto storicamente rilevante, perché sfatava un mito del fascismo.»

Oltre al giornalismo, hai scritto diversi libri, in particolare su Celestino V e la Perdonanza. Cosa ti affascina di questa figura storica?
«Mi considero un esperto della Perdonanza moderna, ossia quella rinata nel 1983 dopo un periodo di declino. Ho seguito giornalisticamente ogni edizione da allora fino a oggi.

Ricordo ancora quando, nel 1983, il mio capo redazione Guido Polidoro mi inviò alla Basilica di Collemaggio per sapere quante persone avessero attraversato la Porta Santa. Il rettore, Quirino Salomone, mi rispose infastidito: “Ma come faccio a contarli? È pieno di gente!” Tuttavia, quel primo anno fu un grande successo e da lì la Perdonanza è cresciuta fino al recente riconoscimento UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Celestino V è una figura complessa, già studiata da grandi scrittori come Silone. Nel mio piccolo, ho cercato di approfondirla nei miei quindici libri. Ogni libro è come un parto: dall’idea alla scrittura, fino alla promozione, che è forse la parte più difficile per chi lavora con editori locali».

Quali sono i tuoi progetti editoriali futuri? Continuerai a scrivere anche ora che sei in pensione?
«Spero proprio di sì! Ora che non ho più la pressione del quotidiano, forse riuscirò a scrivere con maggiore serenità.

Per il momento non ho un progetto editoriale ben definito, ma ci sono molte idee. Il Giubileo, il titolo di Capitale della Cultura 2026 per L’Aquila… Sono occasioni importanti per la nostra città, che deve saper sfruttare al meglio. Di certo non mi vedo a leggere il giornale su una panchina della villa comunale! Voglio mettere a frutto la mia esperienza e la mia creatività per aprire nuovi scenari».

Quale consiglio daresti ai giovani che vogliono intraprendere la carriera giornalistica oggi?
«Mi verrebbe da dire “No, lasciate perdere!”, ma poi ripenso a quando, 45 anni fa, tutti dicevano lo stesso a me.

Se qualcuno sente una vocazione autentica, allora sì, deve seguirla. Ma deve essere consapevole che oggi il giornalismo è cambiato radicalmente. Un tempo si imparava in bottega, come un artigiano: si iniziava con piccole cose, poi si cresceva sotto la guida di grandi maestri. Ora, con i social e il web, il mestiere è diventato più veloce e meno strutturato.

Ciò che però non cambia è la necessità di saper informare il pubblico. Questo mestiere si impara facendolo, anche sbagliando. Se un giovane ha passione, deve coltivarla, pur consapevole delle difficoltà economiche e delle incertezze del mondo attuale.

Il giornalismo oggi è un equilibrio tra locale e globale, tra crisi economiche, post-Covid e guerre. Ma la voglia di raccontare il mondo e dare voce alla verità resta fondamentale. Se qualcuno ha questa passione, non deve spegnerla».

(da laquilablog.it)

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