RIETI – di Nando Giammarini – Con uno spettacolare pubblico da grandi eventi, che ha registrato il tutto esaurito, la splendida cittadina di Rieti ha ospitato lo scorso venerdì 15 novembre, la prima edizione del Festival Nazionale del Canto a Braccio nel suo teatro Flavio Vespasiano. Uno dei piu’ belli del Centro Italia.
Tutti pronti ad applaudire la bravura e la sensibilità degli estempori cantori che hanno davvero dato il meglio di se stessi. Impeccabile l’organizzazione, curata nei minimi particolari, eccezionale l’accoglienza.
Già venerdì mattina il capoluogo sabino aveva accolto circa 220 studenti del biennio degli istituti superiori cui è stata spiegata la tecnica e la metrica dell’ottava rima. Nel pomeriggio venticinque poeti – provenienti da Abruzzo, Lazio e Maremma Toscana, le vie della transumanza, una potente realtà comunicativa dove questa antica forma di espressione artistica orale ha conosciuto, fin dalla notte dei tempi, le sue origini ed il massimo splendore – hanno dimostrato la loro bravura ed il dono che madre natura gli ha dato. Il culturale e particolare evento è stato impreziosito dal patrocinio della Camera dei Deputati, dal ministero della Cultura, dalla Regione Lazio.
Parliamo di una vera e propria arte e dei propri artisti nella maggior parte pastori e contadini temprati ai silenzi delle immacolate vette, vicini da sempre, con sensibilità e spirito di comprensione, alla gente e alla poesia. Essa nacque nel passato in quel mondo agro – pastorale fatto di sacrifici, duro lavoro e sudore. Fino a qualche anno fa sembrava destinata a scomparire ma, con immenso piacere e’ stata mantenuta in auge, nel Lazio reatino, grazie all’impegno degli estempori cantori di Bacugno di Posta che ogni anno organizzano, nel contesto dei festeggiamenti di S. Maria della Neve protettrice del paese, la rassegna interregionale del canto a braccio giunta alla 36ma edizione.
Quella del 15 novembre, possiamo tranquillamente affermare, sia una data storica per il recupero e la valorizzazione del canto a braccio. Sin dalle prime ottave di saluto è apparsa evidente l’abilità creativa e la capacità di risposta in ottava rima che contempla otto versi endecasillabi, i primi sei a rima alternata e gli altri due a rima baciata con obbligo di concatenamento. Hanno partecipato, tra gli altri, a queste tenzoni poetiche
Pietro Benedetti, Marco Betti, Francesco Burroni, Pietro Casini, Alessio Checchi, Donato De Acutis, Pietro De Acutis, Gaia Del Vecchio, Giampiero Giamogante Alessio Magnolfi, Marinella Marabissi, Francesco Marconi, Irene Marconi, Emilio Meliani, Lorenzo Michelini, Agnese Monaldi, Letizia Papi, Patrizi Marcello, Stefano Prati, Angelo Rosseti, Alessio Runci, Paolo Santini, Felice Vanni.
Come in tutte le esibizioni poetiche che si rispettino sono stati trattati temi a contrasto che hanno infiammato e divertita l’attenta platea. Presenti tante autorità tra cui una trentina di Sindaci del territorio compreso quello di Rieti, Daniele Sinibaldi che ha fatto gli onori di casa. Il prefetto della cittadina ai piedi del Terminillo S.E. Pinuccia Niglio. Ma il vero protagonista del rilancio del canto a braccio è stato il Questore della Camera dei Deputati, On Paolo Trancassini, cui va ascritta la realizzazione del Festival partendo da un convegno tenutosi lo scorso aprile nella bellissima cornice della sala della Regina a Montecitorio dal titolo: “Poesia a braccio: ‘improvvisamente’ arte e tradizione. Un patrimonio culturale dell’entroterra italiano da custodire e valorizzare”. Un’ottima occasione per trasmettere ai giovani la nostra antica tradizione del “bel canto a braccio” rafforzando e valorizzando il legame profondo con la cultura e l’identità delle aree interne dell’Italia centrale. Sperando di riuscire ad organizzare un analogo, importante, evento anche a Montereale saluto e ringrazio l’on. Trancassini riportando questa sua dichiarazione: ”Dal teatro Flavio Vespasiano di Rieti, con questo primo Festival Nazionale, è partita una nuova avventura: il nostro compito è quello di continuare a valorizzare questi straordinari interpreti che rappresentano la nostra identità culturale. I nostri territori hanno tante cose da raccontare che hanno fatto e faranno bene all’Italia. Finché c’è tradizione c’è speranza”










