L’AQUILA – di Massimo Alesii – All’Aquila il 28 e 29 Agosto si celebra la Perdonanza e si apre la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Esserci, in questi giorni è un’esperienza da non mancare.
La Basilica insiste sul Colle di Maggio, che all’Aquila tutti chiamano Collemaggio: attentamente conservata con accanto il grande Monastero dei Celestini, Ordine sciolto nel Settecento. Qui gli Aquilani, la Diocesi e le Comunità del territorio celebrano la Perdonanza, la più antica, ampia e “gratuita” indulgenza plenaria, concessa da Pietro l’eremita divenuto papa Celestino V per solennizzare la ricorrenza della Decollazione di San Giovanni Battista, giorno della sua incoronazione; con una formulazione che anticipa il primo Giubileo romano del 1300.
Sono trascorsi 15 anni da quando gli abitanti di questa città hanno celebrato la Perdonanza Celestiniana nell’anno del terremoto, con la Basilica in parte distrutta, per poi accompagnarla nella messa in sicurezza e durante la cantierizzazione 2015-2017 senza soluzione di continuità. Indimenticabile la Messa di Natale del 2009, sotto quel tetto squarciato e messo in sicurezza per dare modo di celebrare la ricorrenza alla presenza delle maggiori autorità nazionali e dei volontari ancora impegnati nelle operazioni di Protezione Civile. Lì di fronte, sul prato davanti alla Basilica, c’era una tendopoli. Quella Messa di Natale, celebrata dall’arcivescovo aquilano Giuseppe Molinari, era stata preceduta da un’importante benedizione della teca recante le spoglie di Pietro Celestino da parte di Papa Benedetto XVI, che si affacciò dalla socchiusa Porta Santa della Basilica e compì un gesto solenne, lasciando il suo pallio sulla teca recante il corpo del Santo; gesto che da molti fu considerato successivamente premessa alle sue dimissioni dal Papato.
La Basilica di Santa Maria di Collemaggio è un bene “materiale”, certo, rinato dalle macerie del sisma del 2009 grazie ad una imponente ricostruzione, una grande chiesa per molti si direbbe. Ma in realtà essa trasmette anche il portato di una cultura immateriale di comunità che si è stratificata nelle sue pietre, che appare nelle sue decorazioni e opere interne, che si manifesta nella contemplazione silenziosa delle reliquie di un Papa umile, glorioso ed unico; un luogo nel quale i suoi figli spirituali il 27 gennaio del 1327 avevano riportato le sue spoglie mortali, altrove inumate, per una degna venerazione.
Io c’ero in quel giorno del dicembre 2017, giorno della rinascita dopo tanta distruzione, mescolato fra gli Aquilani credenti e non credenti che hanno visto ritornare scortato dai Vigili del Fuoco di nuovo il loro Papa Santo per ricollocarlo al suo posto, nella sua casa, a sorvegliare quella Porta Santa aperta in suo onore, che per secoli ha anche accompagnato come viatico spirituale il cammino dei loro antenati, uomini che da Collemaggio portavano a svernare le greggi in pascoli lontani lasciando le loro famiglie per ritornare a primavera. Qui si è manifestato soprattutto il desiderio di un’intera comunità resiliente, di ritrovarsi in una casa comune che fosse luogo di pace, riconciliazione e perdono.
Gli aspetti civili della Festa della Perdonanza e quella particolare resilienza, dimostrata dalla comunità aquilana e da quelle del circondario, nel riprendere fra le macerie della città dell’Aquila la celebrazione di questa ritualità, hanno indotto nel 2009 il Comitato Perdonanza del Comune dell’Aquila ad avviare una consultazione a livello locale e chiedere l’inserimento di questo complesso rituale tradizionale nella Lista Rappresentativa UNESCO del Patrimonio Culturale Immateriale. Dieci anni di un percorso di consultazione e verifica della Candidatura in collaborazione con il settore UNESCO del MIC, che ha suscitato notevole attenzione e interesse internazionale dando l’esito sperato l’11 dicembre 2019 nella 14a sessione del Comitato Intergovernativo di Salvaguardia dei Beni Culturali Immateriali tenutasi a Bogotà (Colombia), con l’iscrizione della Perdonanza Celestiniana sotto la denominazione “Celestinian Forgiveness Celebration” fra i “patrimoni dell’Umanità”.
Il 16 Agosto scorso, da una piccola località della provincia di Caserta, Raviscanina, è arrivata sulle propaggini della Maiella una piccola fiammella, che ha contribuito a ravvivare nell’Eremo di Sant’Onofrio la fiamma del “Fuoco del Morrone”. E’ la fiaccola che attraversa da 45 anni l’Abruzzo interno per raggiungere con una staffetta composta da molti giovani ed alcuni veterani la città dell’Aquila il 23 Agosto, e aprire ufficialmente il periodo di festeggiamenti della Perdonanza Celestiniana.
Pietro da Morrone – l’uomo del si e non del rifiuto, come precisato all’Aquila da Papa Francesco nella Santa Messa per la Perdonanza del 2022 – sarà così di nuovo ricordato dalle popolazioni dell’Abruzzo grazie al rito della Perdonanza nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio.
Da 730 anni ancora una volta il 28 e il 29 agosto si rinnova il rito solenne dell’indulgenza plenaria che Papa Celestino V, la sera stessa della sua incoronazione a pontefice, concesse a tutti i fedeli di Cristo il 29 Agosto 1294 “Vivae vocis oraculo” davanti ad una folla di oltre duecentomila persone accorse per la sua incoronazione al Papato. La denominazione dell’indulgenza aquilana della Perdonanza sarà poi formalizzata dalla “Bolla” del Perdono che verrà stilata dal pontefice e riprodotta su pergamena il 29 Settembre dello stesso anno. Questa Bolla, che anche quest’anno verrà esposta il 28 e 29 Agosto nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, è forse il tesoro più grande che possiede l’Archivio del Comune dell’Aquila ed è un manoscritto che rientra nel patrimonio archivistico nazionale italiano. Sappiamo oggi che la pergamena è un esemplare autentico della Bolla “Inter Sanctorum Solemnia” con la quale Celestino legava al tempio di Collemaggio un’Indulgenza Plenaria in forma di giubileo.
Con l’inserimento nella Bolla di indizione del Giubileo del 2025 Papa Francesco ha inserito la Perdonanza nel circuito dei pellegrinaggi, riconoscendo anche il valore storico della Basilica di Santa Maria di Collemaggio . “Non possiamo infatti dimenticare le varie forme attraverso cui la grazia del perdono si è riversata con abbondanza sul santo Popolo fedele di Dio. Ricordiamo, ad esempio, la grande ‘perdonanza’ che San Celestino V volle concedere a quanti si recavano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila, nei giorni 28 e 29 agosto 1294, sei anni prima che Papa Bonifacio VIII istituisse l’Anno Santo – recita la Bolla –. È bene che tale modalità diffusa di celebrazioni giubilari continui, così che la forza del perdono di Dio sostenga e accompagni il cammino delle comunità e delle persone”
Per comprendere fino in fondo la rilevanza della Perdonanza Celestiniana dobbiamo tenere conto di tutto questo e molto altro ancora riguardo un’organizzazione monastica che ha attraversato la storia. Dall’incoronazione di Papa Celestino V i Celestini si propagarono nei secoli successivi in Italia e in Francia, dove ebbero monasteri assai ragguardevoli, come quelli dello Spirito Santo al Monte Maiella in Abruzzo, di S. Eusebio in Roma, di S. Michele a Napoli, dell’Annunziata a Parigi, casa madre per i monasteri di Francia, solo per fare degli esempi. Dalle ricerche che l’Architetto Maurizio D’Antonio ha pubblicato nel recente volume “Santa Maria di Collemaggio – La Basilica del Perdono” (ed. Verdone), emerge che la congregazione monastica celestina ha avuto una diffusa presenza in Italia e in Europa. Dal 1236 all’inizio del XIX secolo i Celestini istituirono almeno 246 insediamenti monastici e “loci” di cui non meno di 219 in Italia, 21 in Francia e 6 in altre nazioni, fra cui Spagna, Inghilterra e Germania per poi praticamente estinguersi a causa delle soppressioni. Una congregazione che ebbe lasciti importanti da molte famiglie regnanti d’Europa e che soprattutto diede vita e sostegno secolare alla florida economia della transumanza delle popolazioni dell’Abruzzo e della Puglia. Da essa nacquero imponenti fiere e momenti rilevanti di scambi economici fra l’Abruzzo in particolare e il resto d’Europa, e questo aspetto fece in gran parte la fortuna di queste popolazioni montane e transumanti. I Celestini furono colpiti duramente in Francia durante la Rivoluzione, e poi anche in Italia, sotto Napoleone, nel febbraio 1807.
Da questo momento della storia anche la Perdonanza prende un’altra direzione. Dopo la soppressione definitiva dell’Ordine infatti la celebrazione della Perdonanza all’Aquila fu proseguita nella medesima forma, per cura dei vescovi diocesani e del Municipio aquilano, portando avanti una tradizione che dura ancor oggi.
La rivitalizzazione della Perdonanza Celestiniana in epoca moderna risale al 1983 a cura del Comune dell’Aquila e in particolare del Sindaco Tullio de Rubeis, unitamente a un gruppo di storici e studiosi aquilani di quel periodo fra cui il prof. Alessandro Clementi, il prof. Ferdinando Bologna, il Vicario del Vescovo dell’Aquila di allora Don Virgilio Pastorelli e Padre Giacinto Marinangeli. Il progetto di ripristino di una ritualità popolare identitaria della comunità dell’Aquila redatto da Errico Centofanti per il Comune dell’Aquila, resiste agli anni e si afferma di nuovo riportando via via alla luce quel seme di Celestino V che si pensava perduto.
La Perdonanza Celestiniana, sotto l’egida dell’UNESCO, con l’insieme dei suoi riti civili e religiosi si conferma espressione di comunità e identità collettiva degli abitanti della Provincia dell’Aquila capitale dell’Appennino e si rivolge di nuovo, come allora, al mondo, consolidando la conoscenza e la trasmissione della sua memoria. Le pratiche festive e rituali che rendono l’elemento un patrimonio culturale immateriale vivente, coinvolgono oggi una vasta parte della provincia dell’Aquila secondo l’itinerario tradizionale del Fuoco del Morrone che si svolge dal 16 al 23 agosto di ogni anno attraversando 27 Comunità lungo il percorso di oltre 80 chilometri dall’Eremo di Sant’Onofrio sul Morrone presso Sulmona fino all’Aquila. Il Fuoco del Morrone si accenderà ancora una volta nel braciere sulla torre della Basilica di Santa Maria di Collemaggio il 23 Agosto, per la quarantacinquesima volta, e darà inizio alla 730esima Perdonanza Celestiniana.
Il Comune dell’Aquila ha da tempo inteso rilanciare questa Festa e inserire accanto alle celebrazioni religiose anche un fitto programma culturale e di spettacolo affidato alla direzione artistica del Maestro Leonardo De Amicis, anch’egli aquilano, che ormai da diversi anni fa convergere all’Aquila grandi Artisti che di prestano ad interpretare spettacoli molto suggestivi nell’area di fronte alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio e in diversi luoghi e piazze della città. Tutto converge su un momento solenne che coinvolge l’intera comunità aquilana e le comunità dell’Abruzzo: il Corteo della Bolla. E’ l’elemento che unifica le diverse comunità territoriali, chiamando anche a raccolta le città Italiane ed estere, non poche ufficialmente gemellate con L’Aquila e che hanno sempre condiviso i valori di pace e fratellanza insiti nella Festa della Perdonanza Celestiniana. Nel Corteo che accompagna il momentaneo ritorno nella storica Basilica dell’antico Privilegio della Bolla del Perdono, insieme alla comunità civile vede coinvolti circa mille cittadini in costumi storici, in rappresentanza dei quattro Quarti aquilani e dei castelli dell’antico contado: arcieri, uomini d’arme, sbandieratori che vestono i panni dei loro avi e che accompagnano le figure centrali ovvero, la Dama della Bolla, il Giovin Signore e la Dama della Croce, simboleggianti i valori tradizionali della celebrazione: ospitalità, solidarietà e pace. Il corteo si snoda il 28 agosto di ogni anno dalla residenza Municipale dell’Aquila in Piazza Palazzo alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, e in senso inverso con il ritorno nel giorno seguente.
E il fuoco si spegne sulla torre… ma non nella spiritualità delle antiche benedettine Celestine, le suore claustrali che seguono le orme del Papa Santo che in questi giorni si sono preparate alla 730esima Perdonanza nel loro monastero di San Basilio a L’Aquila. Loro continueranno ad esprimere nella preghiera, nel lavoro, nel silenzio e nel raccoglimento, la testimonianza secolare di una piccola fiamma mai spenta dentro le mura della città dell’Aquila.
Ritornare dunque a Collemaggio ogni anno diventa per gli Aquilani e le popolazioni vicine, pellegrini e turisti, cura e comunità, ridefinizione nella modernità dell’arcaico bisogno di memoria ma anche sguardo rivolto al futuro. Collemaggio è un luogo esemplare, secolare, un luogo dell’anima di un popolo indomito che qui ha trovato la forza interiore per rialzare la testa, per guardare avanti, per riattraversare la porta del proprio domani le cui radice sono antiche, quanto le sue montagne, le sue acque, la sua storia millenaria. Collemaggio oggi con la sua Basilica rinnovata, affiancata dallo splendido parco, “Amphisculpture” di Beverly Pepper costituisce un insieme culturale e storico che ridefinisce e aggiorna il concetto dei luoghi della speranza, aprendoli al mondo non solo come esempi virtuosi ma soprattutto come strumenti comunitari capaci di attivare resilienza, pensiero e immaginazione, funzionali alla rinascita di queste zone colpite da nuove catastrofi naturali.
Collemaggio è divenuto un luogo di ricostruzione della vita nuova di una comunità, un esempio virtuoso di capacità di restauro e ingegneria italiane uniche e insostituibili, simbolo in terra di quello Spirito di Pietro da Morrone che attraversa la storia nel segno della riconciliazione, strumento autentico per i costruttori di futuro.











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