L’AQUILA – “Come era del resto facile capire, la richiesta di restituzione del contributo di autonoma sistemazione percepito indebitamente (a detta del Comune dell’Aquila) da migliaia di cittadini, non è possibile poiché, come la legge prescrive, dopo 10 anni non è possibile attuarne il recupero.
Lo ha stabilito il giudice pace in merito ad un ricorso presentato da uno dei tanti cittadini attraverso gli avvocati Caroli e Camerini.”
E’ quanto scrive in una nota il Consigliere comunale del Partito Democratico, Stefano Palumbo, in merito alla sentenza del Giudice di Pace sul tentato recupero del (Contributo di Autonoma Sistemazione (CAS) da parte del Comune dell’Aquila.
“L’ennesima pessima figura dell’amministrazione Biondi – aggiunge Palumbo – che in una sola settimana è riuscita a collezionare ben 3 sentenze di condanna, sul CAS, sul Comando di Polizia Municipale e sulla co-progettazione.
Una debacle su tutta la linea di un governo cittadino che pensa di esercitare il potere con arroganza e al di sopra della legge dello Stato.
La sentenza chiarisce, come ampiamente prevedibile, che il diritto del Comune è soggetto al regime ordinario della prescrizione decennale, come previsto dall’art. 2946 c.c..
D’altra parte, anche il Consiglio di Stato, con la pronuncia n. 27/2018, ha stabilito che il diritto alla repetitio indebiti da parte della P.A., a norma del richiamato articolo 2946 c.c., è soggetto a prescrizione ordinaria decennale e ha ritenuto che il termine decorra proprio dal giorno in cui le somme sono state materialmente erogate. Altro che prescrizione che scatterebbe dal momento dell’accertamento, come ha tentato di far credere l’amministrazione.”
“Ma come diciamo oramai da tempo, l’arroganza del potere genera mostri – conclude Palumbo -. E genera danni, per le aquilane e gli aquilani, considerato che la sentenza stabilisce, di fatto, una responsabilità erariale dell’amministrazione che non ha provveduto per tempo al recupero delle risorse e, incalzata dalla Corte dei Conti, ha tentato una ‘sveltina’ provando a scaricare sui cittadini una incapacità amministrativa che, oramai, è conclamata.”











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