L’AQUILA – di Nando Giammarini – Grande lezione di dignità e civiltà da parte di Gino Cecchettin ieri 5 dicembre, giorno dei funerali di sua figlia Giulia barbaramente uccisa da quel mostro del fidanzato che diceva di amarla ed invece non ha esitato a crivellarla di coltellate. Per poi disfarsi del cadavere gettandolo in un dirupo. Una delle pagine di cronaca nera più efferate della nostra Italia. Sgomenta di fronte alla triste storia di un fiore reciso nel suo madido stelo.
Cosa del tutto inusuale ai giorni nostri in un mondo dove il linguaggio dell’odio corre alla velocità della luce, sui telefonini ed in rete, senza che nessuno metta un argine di contenimento ed educazione. Essa ci giunge dall’unica persona cui nessuno oggi oserebbe contestare un moto di rabbia. E’ un genitore, un padre che ha perso in un modo barbaro la propria figlia 22enne e nessuno al mondo riuscirebbe a farsene una ragione. Egli dall’altare, intento a rivolgerle l’estremo saluto, ha inviato all’intera umanità un messaggio tanto toccante quanto pacato, in cui sono ricorse più volte le parole “ scusa “ e “grazie” rivolte a tutti coloro che, pur non conoscendolo, gli hanno dimostrato affetto, vicinanza, aiuto. Parole che sono giunte direttamente al cuore della folla, stimata dalla curia in circa 10 mila persone, che gremivano la chiesa. Sono state pronunciate dal padre di Giulia che avrebbe avuto tutte le ragioni non di chiedere scusa ma di pretenderla legittimamente in funzione dell’atroce dolore che sta vivendo. Probabilmente se lo porterà a vita in quanto non esistono parole né scuse che possano mitigare il dolore arrecato da una simile tragedia.
Toccante ed esemplare il suo discorso quando dalla basilica di S. Giustina a Padova ha definito sua figlia una ragazza allegra e vivace mai sazia d’imparare arrivando a dire che il sacrificio di Giulia sia la spinta a fermare la violenza sulle donne.
Ha poi rivolto un appello ai giovani invitandoli ad avere rispetto per il gentil sesso con queste parole:” Ci sono tante responsabilità, ma quella educativa ci coinvolge tutti: famiglie, scuola, società civile, mondo dell’informazione. Mi rivolgo per primo agli uomini, perché noi per primi dovremmo dimostrare di essere agenti di cambiamento contro la violenza di genere. Parliamo agli altri maschi che conosciamo, sfidando la cultura che tende a minimizzare la violenza da parte di uomini apparentemente normali. Dovremmo essere attivamente coinvolti, sfidando la diffusione di responsabilità, ascoltando le donne, e non girando la testa di fronte ai segnali di violenza anche i più lievi. La nostra azione personale è cruciale per rompere il ciclo e creare una cultura di responsabilità e supporto”.
Io dico, – passato il clamore e la sacrosanta reazione emotiva dell’intero Paese – che è giunto il momento di promuovere una compiuta ed articolata riflessione onde riuscire ad intervenire in maniera efficace ed incisiva. Dobbiamo riconoscere, per una mera questione di onestà intellettuale, che siamo nel pieno di una profonda crisi delle relazioni tra uomini e donne, ragazzi e ragazze. Sembra sia diventato impossibile comunicare e trovare le giuste parole per un confronto sereno ma al contempo movimentato in cui ognuno dovrebbe esprimere e cercare di affermare le proprie ragioni ben lungi da episodi, anche se lievi, di violenza. Bisogna affermare, al contempo, senza esitazione alcuna, che concetti importanti come la dignità della persona e rispetto sono state accantonate in quanto sostituite da una volgarità sdoganata, empatia nata che si trova sovente sui social. Questo non solo da parte dei ragazzi ma anche dei genitori coinvolti loro stessi dall’onda mediatica: travolgente e distruttiva.
Nulla contro il progresso tecnologico, che ha fatto passi da gigante apportando miglioramenti alle condizioni di vita e di sviluppo dell’intero globo terrestre agli inizi del terzo millennio, ma bisogna farne un uso consono. Possiamo ripartire di qui, da tale consapevolezza profonda, assumendoci, in primis, la responsabilità di aiutare le persone smarrite, accecate dall’odio e dalle gelosia, a capire che la violenza – da qualsiasi parte essa provenga- non è mai giustificabile. Mi soffermo, inoltre, a ricordare che è violenza anche la costante mancanza di dialogo tra tante coppie in cui la componente femminile, pur vivendo sotto lo stesso tetto, è sempre la più bistrattata. Riposi in pace Giulia Cicchettin e tutte le donne vittime di femminicidio: a loro il mio più sentito saluto alla memoria. Commosso e riverente.











Lascia il tuo commento