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Daniele Breccia con “Pastorale” alla Galleria Italia a L’Aquila fino al 10Sttembre

Pubblicato da Redazione
venerdì, 08 Settembre 2023 - 12:42
in Arte, Eventi, Evidenza
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L’AQUILA – Presso la Galleria Italia su Corso Vittorio Emanuele, 79, da ieri 7 Settembre 2023 è possibile visitare la mostra di Daniele Breccia dal titolo “Pastorale”, a cura di Martina Sconci.
La mostra sarà visitabile fino al 10 settembre con orario  10-13 e 17-20.

In un percorso che si snoda tra installazioni, video e opere pittoriche, Daniele Breccia esplora la relazione tra arte, bellezza, tecnologia, vita e morte, invitandoci a riconsiderare un sistema di valori che sembra consolidato.

Come già accaduto nel 2017 con la mostra Paradise Lost, l’artista ci presenta opere di grande impatto, che mostrano il complesso universo del suo linguaggio artistico, con riferimenti che vanno dal minimalismo all’arte concettuale.

Restando in bilico tra l’apparente certezza delle cose e ciò che potrebbero essere, Breccia mette costantemente in crisi l’ipotesi di una accettazione aproblematica del reale e di una sua comprensione diretta, privilegiando invece visioni oblique e dissonanti.

La mostra dal titolo Pastorale si apre con una ricostruzione in dimensioni reali di una bancarella di fiori, di quelle che vediamo illuminate di notte per le strade di Roma. Oltre a richiamare l’idea della possibilità di una vita bucolica in sintonia con la natura, il titolo è un riferimento al romanzo di Philip Roth, Pastorale americana. Ci suggerisce una possibilità altra di lettura: cosa si nasconde dietro un’immagine apparentemente perfetta? Come nel libro la figura illusoriamente vincente del protagonista Levov, “lo svedese” – così esemplare e irreprensibile da sembrare finta perché priva di macchia alcuna – vede trasformarsi le speranze iniziali del bel sogno americano in una tragedia familiare, queste strutture semi abusive con i fiori che appaiono belli e imperturbabili sotto la luce al neon, celano in realtà una verità oscura, un microcosmo di illegalità, che ci ricorda che niente è come sembra. Del resto sia nello spirito del romanzo che nelle singole opere di Breccia aleggiano e vengono messe in evidenza contraddizioni, memorie, vengono seminati dubbi, illusioni, si cercano ma non si trovano speranze, il dramma della vita si contrappone al sogno.

In questo modo l’artista si pone su di un piano “altro” che mira a mettere in discussione le condizioni stesse della visione della realtà. Ci espropria della nostra dimensione quotidiana, ci allontana dalla nostra “comfort zone” al punto di rovesciare le prospettive consuete.

Ricorrente nel suo lavoro è il dispositivo della teca o della vetrina, che nel caso dell’opera Pastorale contiene un dipinto ad olio che rappresenta un frame di un video in cui a mala pena riusciamo ad individuare la sagoma di una persona. Attaccate a destra e sinistra numerose immagini, foto, pezzi di giornali, disegni che, come lui stesso racconta, rappresentano alcuni avvenimenti eclatanti della nostra storia recente, dalla strage di Ustica, al caso Orlandi, alla pandemia. Una summa degli ultimi cinquanta anni attaccati al vetro come se fossero post it di una vetrina abbandonata. L’artista ci fa immergere nella storia dell’Italia e nelle sue contraddizioni, mostrando fatti storici o politici, senza mitizzarli o celebrarli, con lo scopo di stimolare l’osservatore.

Immaginario mediatico, memoria personale e collettiva si intrecciano neI video Meaningful failure in cui Breccia ci ripropone delle immagini che, osservate attentamente, ci ricordano l’incidente dello Space Shuttle Challenger che causò la morte dei sette membri dell’equipaggio dopo circa 73 secondi dalla partenza. Ma il video è capovolto e le scie causate dalla caduta dei rottami volano in cielo, invece che cadere verso la terra. Breccia si sofferma su un evento tragico, un fatto controverso sul quale ancora non si è fatta chiarezza, creando una sorta di ready-made modificato, esprimendo una chiara critica alla tecnologia. Siamo consci di quante vite umane costi il progresso? Quanto la società è disposta a perdere in nome dell’evoluzione tecnologica?

Recuperando i materiali più disparati e raccogliendo un importante aspetto dell’eredità di Marcel Duchamp, Breccia gioca spesso sul filo dell’ironia e dell’assurdo. Lo vediamo con Endangered Species, una grande cassa di legno che nasconde all’interno un teschio e un volume dell’enciclopedia sulla Storia Universale ricoperti da uno strano liquido bianco, una crema anti-age.

Ancora una volta l’artista mette a fuoco le subdole manipolazioni mentali della società che distruggono il nostro pensiero critico, l’appiattimento ideologico delle masse e l’importanza della storia. Il teschio, Memento mori,  immagine ricorrente nella storia dell’arte, simulacro che ci ammonisce sulla vanità di ogni cosa terrena, ci costringe a riflettere sulla fragilità della vita e l’ineluttabilità della morte, sui fini ultimi dell’esistenza e sull’illusione di un vita eterna. In questo modo ci aiuta a “togliere la carta colorata che avvolge il regalo”, per mostrarci il contenuto autentico delle cose.

Sfruttando la sua grandissima abilità di pittore, con una gamma che va dal fotorealismo ai Color field americani, Breccia non manca di confrontarsi anche con la storia dell’arte, ma per veicolare altri messaggi. In un grande quadro riconosciamo un particolare di La morte di Marat, anche noto come Marat assassinato dipinto del 1793 di Jacques-Louis David, immagine del dramma della rivoluzione francese che raffigura una delle conseguenze più estreme dell’eroismo. Accanto all’immagine di un rivoluzionario che per tenere fede ai propri ideali ha scelto di sacrificare la propria vita, assurgendo a dignità di martire, vediamo una grande scritta che riproduce uno dei simboli del potere americano: l’American Express. Un’ istantanea su un mondo pieno di contraddizioni, generate da una crisi di valori che parte da lontano, legata strutturalmente ai grandi interessi economici mondiali. Il “pensiero calcolante” ha trovato nell’economia, nella finanza, nella manipolazione dell’informazione l’espressione più alta e organizzata, mettendo fuori gioco la condizione umana: ciò che diventa elemento di disturbo nello sviluppo e nello sfruttamento del sistema capitalistico deve essere eliminato, messo fuori gioco.

Allo stesso modo, mettendo insieme un particolare dell’opera Olympia di Edouard Manet, del 1863, con il marchio dell’azienda spagnola Glovo, l’artista crea un cortocircuito mentale suggerendoci che le condizioni sociali si ripetono nel corso della storia, sia pure in diverse circostanze, indicandoci le fragilità del mondo, i suoi inganni e le sue illusioni.

Centrale in molti lavori è la potenza evocativa del testo e del carattere tipografico con cui viene scritto. La sua forza come strumento visivo ricorda alcuni artisti del Concettuale in cui la valorizzazione del linguaggio a volte invita a fare associazioni, altre volte espone letteralmente il significato dell’opera, come in Still life.

Su una pesante coperta rossa, ricordo d’infanzia, è dipinta ad olio la scritta Ci siamo sottovalutati, una presa di coscienza dell’artista nei confronti di tutte quelle aspettative che nutriamo da bambini e che crescendo vengono costantemente disattese.

Lo stesso accade in Pursuance, un dipinto di grandi dimensioni, ritratto dell’innocenza di un bambino i cui sogni si dilatano verso altre situazioni esistenziali che finiscono per orientare le nostre scelte.

Se ci soffermiamo per un attimo a guardare la mostra nella sua interezza prendiamo coscienza di come, attraverso l’esperienza dell’opera d’arte, venga alla luce il legame che intratteniamo con le cose del nostro essere al mondo (Heiddeger) e che l’azione dell’artista rappresenta un taglio traumatico nei confronti del linguaggio ordinario. In questo senso il suo gesto può essere definito come quello di un “disturbatore silenzioso”. La sua capacità di stimolare la mente, trasforma lo spazio fisico in cui le opere sono inserite in uno spazio mentale. Il saper insinuare dubbi sul reale attraverso la presentazione del reale stesso è il giusto incipit per mettere in evidenza gli enigmi dell’arte o il mistero indefinito della vita.

Il luogo verso il quale l’artista vuole condurci è il nascosto, che nascosto deve rimanere perché si dia la verità come non – nascondimento (a-létheia). La quiete non distrugge se stessa nel clamore delle parole, il silenzio non si concede nell’esplicitazione totale. In questo modo non si spiega la parola dell’arte, la si ascolta. Per citare John Cage “non ho nulla da dire, lo sto dicendo e questo è poesia”.

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