PESCARA – Opposizioni all’attacco del presidente della Giunta regionale abruzzese, Marco Marsilio, di FdI, secondo il quale è stato “un errore giudiziario” il rinvio a giudizio a Pescara, tra gli altri, del dg della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi.
Il segretario regionale del Pd, Michele Fina, in una nota parla “incidente istituzionale” per il quale Marsilio “si scusi e rispetti le inchieste”. “È sempre controproducente e tendenzialmente inopportuno ingaggiare sterili polemiche politiche su delicate vicende giudiziarie. Ma le parole pronunciate ieri da Marsilio sono fuori dalla grazia di Dio – spiega ancora -. È davvero difficile collocarle e commentarle. Al netto della naturale indignazione dell’ANM Abruzzo, non capiamo come sia possibile che un Presidente di Regione possa dimenticare il fondamentale principio di separazione dei poteri. Evidentemente l’eccessiva frequentazione di Giorgia Meloni con leader illiberali sta producendo un pericoloso scivolamento anche nelle posture istituzionali dei suoi luogotenenti”.
“Marsilio rientri nei panni del Presidente di Regione e smetta di attaccare la magistratura abruzzese lanciando segnali di fumo – spiega in un’altra nota Sandro Mariani, capogruppo di “Abruzzo in Comune” in Consiglio Regionale -. Il presidente non può pensare di derubricare un attacco frontale alla magistratura pescarese su di un procedimento aperto, che vede coinvolto il direttore generale della Asl di Pescara e altre persone, a semplice diritto di critica, rimarcando di poter esprimere un suo personale giudizio perché si tratta del giudizio espresso non da un semplice cittadino, ma da una figura istituzionale di alto spessore come appunto il Presidente della Regione Abruzzo che, oltretutto, è colui che ha nominato il manager oggetto di indagini”, sottolinea ancora Mariani.
Camillo D’Alessandro, parlamentare abruzzese di Italia Viva: “Marsilio esprime giudizi sommari su una complessa inchiesta, si improvvisa avvocato difensore (tra l’altro facendo presumibilmente molto danno agli indagati che pensa di proteggere), giudica il suicida Trotta senza nemmeno riguardo umano, dice agli inquirenti come dovrebbero fare il loro lavoro e ai giudici chi dovrebbero rinviare a giudizio, straparla di un ‘catorcio'”.











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