L’AQUILA – Sulla sua pagina Facebook Massimo Alesii, che da esperto di comunicazione è stato uno dei protagonisti del riconoscimento della Perdonanza Celestiniana come Patrimonio immateriale dell’Unesco, ha voluto ricordare la figura di suo padre, il prof. Mario Alesii, apprezzato insegnante presso l’Istituto Tecnico per Geometri dell’Aquila.
Era mio padre…
e il suo ricordo ci accompagna costante da quel triste giorno. di quasi 12 anni fa.
Dai cassetti è riemersa una foto “rubata” dai suoi allievi che ce lo ricorda al lavoro, e in modo devo dire eccellente lo ritrae nella sua giornata di professore.
Una vita, il prof. Mario Alesii, dedicata all’Istituto per Geometri della città dell’Aquila, una vita in cattedra ma non solo.
Ha lasciato un magnifico e simpatico ricordo fra le centinaia di allievi che poi hanno scelto il lavoro di Geometri o più avanti sono diventati ingegneri protagonisti della ricostruzione Aquilana post 2009. Un ricordo di onestà, assoluta e dedizione al suo lavoro ma anche di empatia sincera nei momenti “di esercitazione” fuori dalle mura scolastiche per insegnare gli strumenti di misurazione sul terreno ai suoi allievi.
In questa immagine c’era una volta la Scuola, nella sua semplicità, senza orpelli, pulita, ordinata e sobria nei suoi docenti che in giacca e cravatta facevano bene, anzi benissimo, il loro lavoro.
Ripenso a cosa avrebbe detto mio padre, attraversando il centro della città oggi, a pochi metri dal suo Istituto, a trovarsi in mezzo a bande di giovani il cui unico scopo è darsi mazzate o bere in mezzo alla strada e nei vicoli non troppo nascosti.
Ripenso al suo concetto antico di disciplina nel pieno rispetto della libertà, a quel senso del dovere portato con intelligenza e umiltà, a quella capacità maieutica di formatore che maneggiata numeri e formule matematiche con destrezza al punto di trattenere l’interesse dei più “cocciuti”, ingredienti che portava ogni giorno in classe nella sua “cartella”.
Ecco, ai miei tanti amici virtuali concittadini giustamente preoccupati per il ripetersi di fenomeni di violenza giovanile gratuita in città, ricordo questa generazione che a chiare lettere ci ripeteva: “studiate, studiate, studiate!”.
Unico passaporto per essere realmente liberi.
Ci ha lasciato pochi giorni prima del grande terremoto del 6 aprile 2009. Il suo lascito ha attraversato ed è vivo nella capacità e intelligenza di tanti tecnici, progettisti, direttori di cantiere, ingegneri e architetti allievi di quell’Istituto che grazie a quei “numeri” hanno ricostruito una città.
Grazie prof. Grazie Pa’!











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