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Sanità: approvato il piano regionale per la medicina di genere

Pubblicato da Redazione
giovedì, 27 Gennaio 2022 - 10:16
in Cronaca, Politica, Sanità
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PESCARA – Un approccio innovativo per ridefinire le azioni di diagnosi e cura del paziente in una logica completamente diversa rispetto ad oggi, perché solo riconoscendo (e valorizzando) le differenze nei protocolli sanitari, è possibile garantire terapie più appropriate e basate sulle evidenze scientifiche.

E’ l’obiettivo del Piano per la diffusione e applicazione della medicina di genere, approvato dalla giunta regionale nell’ultima seduta su proposta dell’assessore alla Salute, Nicoletta Verì.

Il concetto di medicina di genere nasce dalla constatazione che donne e uomini sono diversi anche in termini di salute, con bisogni assistenziali che variano nel corso della loro vita e che differiscono ulteriormente in età avanzata.

In Abruzzo, ad esempio (dove la popolazione femminile è pari al 51.2 per cento del totale, rispetto al 48.8 di quella maschile), l’incidenza di alcune patologie varia sensibilmente a seconda del sesso: nel tumore al polmone è al 14 per cento per gli uomini e al 6.5 per le donne, nel tumore al colon retto è al 14.3 per gli uomini e al 13.1 per le donne, l’indice di sopravvivenza complessiva a 5 anni dalla diagnosi da tumore è al 55 per cento negli uomini e al 61.5 nelle donne. Gli uomini hanno un indice di sopravvivenza a 5 anni superiore alle donne per i linfomi di Hodgkin, per i tumori alla laringe e per quelli al fegato. Il rapporto, però, si inverte per i tumori alla tiroide, allo stomaco, al polmone.

Anche sui fattori di rischio la situazione muta con riferimento al sesso: le donne sono più sedentarie, ma fumano meno e consumano meno alcool rispetto agli uomini. La prevalenza di obesità è invece praticamente alla pari.

“Appare evidente – commenta l’assessore – come sia decisivo definire percorsi di presa in carico differenziati per uomini e donne, con attenzione anche ad altri fattori socio-economici, che influiscono sia sulla percezione che sul reale stato di salute di un paziente e possono essere dunque importanti per definire una corretta terapia. Il piano regionale che abbiamo approvato è frutto del lavoro di un tavolo tecnico a cui hanno partecipato i nostri referenti a livello nazionale e locale, che prevede il coinvolgimento interdisciplinare delle scienze mediche e sociali, l’implementazione di specifici corsi universitari e di aggiornamento professionale degli operatori sanitari (oltre a quelli già attivi), la complessiva riorganizzazione sanitaria secondo la salvaguardia e tutela delle differenze”.

Ogni Asl dovrà quindi istituire un proprio tavolo tecnico aziendale, aperto alla più ampia partecipazione dei sanitari sia ospedalieri che territoriali, con il compito ad esempio di ridefinire i Pdta (i percorsi diagnostico terapeutico assistenziali) in chiave di genere, promuovere collaborazioni anche interregionali sul tema, sviluppare nuovi applicativi sul fronte della telemedicina.

L’approccio di genere dovrà essere applicato in ogni branca e specialità della medicina, con priorità per alcuni campi di interesse nei quali la valenza applicativa della medicina di genere è comprovata dalle evidenze cliniche e dalla ricerca scientifica (malattie cardio-vascolari, neuro-psichiatriche, immuno-reumatologiche e dell’osso, allergiche e respiratorie, metaboliche ed endocrinologiche, oncologiche, disordini dello sviluppo sessuale, infezioni e vaccini, farmaci e dispositivi medici).

“In base alle evidenze cliniche, all’analisi dei dati regionali e ai risultati della ricerca – conclude la Verì – saranno meglio individuati ambiti prioritari di intervento per approcci di genere, da applicare in modo trasversale, interprofessionale e pluridimensionale. Il Piano regionale si propone di fornire un indirizzo coordinato e sostenibile alle Asl per la diffusione e l’applicazione della Medicina di Genere nelle pratiche sanitarie in modo omogeneo sul territorio regionale, sia nel campo della prevenzione che nella diagnosi e cura, così da porre la persona al centro dell’intervento sanitario e garantire la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal nostro servizio sanitario”.

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