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Giornata mondiale della memoria, affinchè nessuno dimentichi mai e non si ripeta mai più indicibile crudeltà

Pubblicato da Redazione
giovedì, 27 Gennaio 2022 - 13:19
in Cronaca, Eventi, Evidenza, Varie
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L’AQUILA – di Nando Giammarini – Il Giorno della memoria è una celebrazione sempre intensa, toccante e commovente per forza politica e morale. Ognuno di noi si deve sentire impegnato nel ricordo e nella testimonianza dell’orrore dell’Olocausto e nel rendere onore alle vittime, alle Comunità ebraiche, a tutti i perseguitati di ogni regime totalitario e di tutte le barbarie.

Oggi, 27 gennaio 2022, ricorre il 77esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau: simbolo della Shoah. Innanzi a questa immane tragedia dell’umanità, a questa atrocità della storia, non è ammissibile l’indifferenza né l’oblìo è quindi doveroso il ricordo della memoria affinchè nessuno dimentichi mai il crimine commesso dalle belve nazi – fasciste che ha macchiato di sangue innocente il secolo conclusosi 22 anni fa. La giornata della memoria, che si celebra tutti gli anni in Italia dal 2000 e nel resto del mondo dal 2005 anno in cui fu istituita, ricorda un tragico evento: la notte dei tempi della mente umana.

Cercheremo di chiarire il senso e la storia di una giornata commemorativa che non va considerata solo come omaggio alle vittime della pazzia nazi – fascista ma un’occasione di riflessione su una vicenda che ci riguarda tutti da vicino. Il 27 gennaio 1945 fu il giorno in cui, alla fine delle ostilità della seconda guerra mondiale – i cancelli di Auschwitz vennero abbattuti dalla 60esima armata dell’esercito sovietico. L’insieme di campi di concentramento, in cui furono uccisi anziani, donne e bambini, che conosciamo come Auschwitz non era molto distante da Cracovia, in Polonia e si trovava nei pressi di quelli che erano all’epoca i confini tra la Polonia e la Germania. Intorno a metà gennaio l’Armata Rossa iniziò l’avvicinamento e le SS, sub odorando il pericolo, iniziarono l’evacuazione del plesso.

Circa 60.000 prigionieri vennero fatti marciare prima dell’arrivo dei russi. Di questi sembra, secondo fonti statistiche, che tra i 9.000 e i 15.000 sarebbero morti durante il tragitto, in gran parte uccisi dai barbari delle SS perché non riuscivano a reggere i ritmi incessanti della marcia. Altri prigionieri, circa 7.000, erano stati lasciati nel complesso dei campi di Auschwitz perché malati. Molti erano bambini, una cinquantina di loro avevano meno di otto anni ed erano stati risparmiati per essere usati come cavie per la ricerca medica. Era intenzione delle SS eliminarli ma non ebbero il tempo per farlo prima dell’arrivo dei sovietici. Riuscirono invece a far sparire quante più prove possibile dei crimini che avevano commesso, facendo esplodere diverse strutture, alcune delle quali contenevano i forni crematori industriali, dove venivano bruciati i cadaveri delle persone uccise ad Auschwitz e i beni delle vittime dello sterminio.

Quando la 60esima armata dell’esercito sovietico arrivò al campo principale di Auschwitz – intorno alle 15.00 del 27 gennaio 1945, e dopo una battaglia in cui persero la vita più di 200 sovietici – trovò davanti a se’ uno scenario desolante: circa 9.000 prigionieri, i più deboli e ammalati, erano stati lasciati indietro, 600 di loro erano già morti.

Ricordare e commemorare le vittime della Shoah non significa affatto trascurare altri genocidi, né tantomeno stabilire inutili ‘priorità’ tra stermini e dolori di un popolo piuttosto che di altri. Il dolore dovuto alla perdita della vita di innocenti creature umane è uguale per tutti gli uomini e le donne che popolano il globo terrestre. Il giorno della memoria non è un omaggio alle vittime, ma semplicemente un riconoscimento pubblico e collettivo di un fatto particolarmente grave di cui l’Europa fu capace e al quale l’Italia, purtroppo, collaborò attivamente. Eppure è chiaro a chiunque che, senza un’adeguata coscienza civile, in assenza di un consapevole senso di responsabilità verso la memoria, anche questa imponente sciagura dell’umanità rimarrà lettera morta. Un museo vuoto e vacillante, incapace di far vedere e riflettere. Il dovere, la sfida a cui noi uomini e donne di questa epoca siamo chiamati – ma soprattutto le nuove generazioni – è dunque quella dell’assunzione della responsabilità del ricordo.

Se ciascuno di noi, ogni famiglia, associazione, scuola, Istituzione non farà la sua parte, persino un evento incommensurabile come la Shoah rischia di ridursi a una vuota e fredda commemorazione. La memoria storica della Shoah non riguarda soltanto il popolo ebraico, ma l’intera umanità, perché da questi avvenimenti si possono e si debbono necessariamente trarre insegnamenti. Se è vero, com’è vero, quanto sostiene Primo Levi nel suo libro “Se questo è un uomo”. “Se comprendere è impossibile conoscere è necessario perchè ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono di nuovo essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.

Desidero salutare, con questo articolo, l’On. Liliana Segre, superstite di Auschwitz-Birkenau, testimone instancabile della Shoah nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 19 gennaio 2018 – con la seguente motivazione: ”Per avere dato lustro alla Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. Un prestigioso riconoscimento che onora quanti si impegnano e non si voltano dall’altra parte di fronte al razzismo, alla violenza, all’intolleranza, alle discriminazioni di ogni genere.

Il nostro Abruzzo, forte e gentile, che già aveva dato ospitalità ai coniugi Leone e Natalia Ginzburg – ai quali grazie all’impegno dell’ex Sindaco Giuliano Sciocchetti, attuale segretario dell’Associazione abruzzese di Roma – è stata intitolata la biblioteca – confinati a Pizzoli una ridente cittadina dell’Alta Valle dell’Aterno per 3 anni dal 1940 al 1943, ha fatto la sua parte in quanto a considerazione e rispetto della senatrice Segre. Le ha conferito, lo scorso sabato 22 gennaio, la cittadinanza onoraria di Avezzano. Questo il suo messaggio a seguito della nomina a senatrice a vita. “Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno d’ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare”.

Doveroso ricordare, in questa giornata della memoria, anche il sacrificio dei nove giovani Martiri aquilani trucidati dai nazisti; i 17 giovani fucilati   ad  Onna, i caduti del lavoro, delle missioni di pace, i morti in mare, le tante donne scomparse a causa di efferrati femminicidi i deceduti per la maledetta pandemia da Covid 19.

Ritengo altresì di rivolgere un appello ai giovani affinchè si istruiscano in quanto è proprio la cultura a far più più paura delle mitragliatrici, delle bombe  e dei missili ai sanguinari regimi totalitari chiunque essi siano. Oggi come ieri.

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Tags: 27 gennaioAuschwitzBirkenaugiornata della memorialiliana segreNando GiammmariniShoa

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