venerdì 4 Settembre 2026 - 07:56
Radio RL1
banner 300x39
banner acquista aquilano copia
  • Cronaca
  • Politica
  • Economia
  • Sport
  • Scuola
  • Arte
  • Varie
  • La Dieta sono io
  • Podcast
  • Palinsesto
  • Contatti
  • Ascolta
  • La nostra storia
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Radio RL1
  • Cronaca
  • Politica
  • Economia
  • Sport
  • Scuola
  • Arte
  • Varie
  • La Dieta sono io
  • Podcast
  • Palinsesto
  • Contatti
  • Ascolta
  • La nostra storia
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Radio RL1
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Il trafugamento delle spoglie di S. Pietro Celestino da Ferentino a L’Aquila

Pubblicato da Redazione
mercoledì, 26 Gennaio 2022 - 08:30
in Evidenza
Spread the love

L’AQUILA – di Floro Panti – La tomba dove San Pietro Confessore era stato sepolto nel 1296, si trovava nel Monastero Celestino di S. Antonio Abate, posto fuori le mura di Ferentino. Il luogo era oggetto di continui pellegrinaggi, e molti erano i miracoli e le guarigioni che avvenivano. Le visite dei fedeli aumentarono considerevolmente dopo la Canonizzazione avvenuta nel 1313, nonostante la presenza di predoni che tendevano agguati ai pellegrini. Questi pellegrinaggi divennero più difficoltosi a causa di una guerra scoppiata nel 1327 fra Anagni e Ferentino. I monaci Celestini Aquilani con il Comune che da anni volevano portare il Santo nella Città dell’Aquila, colsero il momento e cominciarono a trattare in segreto con i confratelli Celestini del Monastero di S. Antonio Abate. Nel medioevo infatti, si attribuiva grande valore al possesso delle reliquie dei santi; possedere il corpo di un santo significava garantirsi un contatto privilegiato con la sfera del soprannaturale; avere un luogo santificato da una reliquia dava la certezza che Dio si sarebbe manifestato in quel luogo. Soprattutto il popolo, nel quale sopravvivevano tratti di mentalità arcaica, viveva la santità quasi come una qualità fisica che potesse essere comunicata dalle vesti e dal corpo del santo solo al contatto per ottenere miracoli e guarigioni.

Monastero Celestino di S. Antonio Abate – Ferentino (FR)

Avere quindi il Santo corpo alla Basilica dove si celebrava ormai da oltre trenta anni il Giubileo della Perdonanza nonostante tutti i divieti iniziali posti da Bonifacio VIII, avrebbe potuto incrementare i pellegrinaggi all’Aquila in occasione  della ricorrenza annuale della celebrazione  e alla fiera alla stessa collegata.

Gli abitanti di Ferentino, avendone avuto sentore, raggiunsero allora il monastero, con un gruppo di armigeri, il Vescovo e il clero e prelevarono il corpo del Santo dalla tomba, contro il volere dei monaci, portandolo all’interno delle mura cittadine e depositandolo nella Chiesa di Sant’Agata.  Qui chiusero le sacre spoglie dentro una cassa, vi legarono delle corde tutt’intorno, vi impressero i sigilli chiudendola poi dentro un’altra cassa più grande.

Il priore di Sant’Antonio contrario a questo prelievo forzoso, informò subito il visitatore Provinciale dell’Ordine che si trovava a Sora, questi si recò immediatamente a Ferentino e ottenne che fossero i monaci Celestini a turno a custodirne la cassa.

I ferentiniani però ancora sospettosi, disposero che oltre ai monaci la custodia fosse affidata anche agli abitanti del contado. Questo non bastò a far sì che nottetempo di un giorno del mese di gennaio 1327, i monaci fra Biagio di Forcapalena, fra Pietro da Rasino aquilano, e un non meglio definito fra David di turno di guardia, riuscissero ad aprire le casse, a prelevare le spoglie del Santo, e dopo averle avvolte in un lenzuolo nasconderle all’interno di un materasso. Rimisero successivamente tutto a posto in modo che esternamente nessuno si potesse accorgere di niente.

Alle prime luci dell’alba ci fu il cambio della guardia alla tomba e, nonostante la folla ferma dinanzi alla porta della chiesa, il materasso contenente le sacre reliquie passò senza problemi; ai cittadini che chiedevano il perché di questo strano trasporto, i frati risposero che lo stavano riportando al loro Monastero di Sant’Antonio, perché serviva per far dormire il loro Visitatore Provinciale, venuto ospite al Monastero. Con questo stratagemma i tre monaci si allontanarono dalla Città, dirigendosi alla volta dell’Aquila.

Proprio quella mattina, le truppe di Anagni posero assedio a Ferentino e questo durò fino la sera, dando così un certo vantaggio ai frati, essendo come facile immaginare, gli abitanti occupati nella difesa della Città.  Soltanto a sera inoltrata i custodi della tomba si resero conto che qualcosa era successo e, aperte le casse, si accorsero che queste non contenevano più le ossa del Santo.

I tre Celestini in viaggio verso L’Aquila, nel loro “percorso” probabilmente passarono per Veroli, per la Badia di S. Bartolomeo di Trisulti, Filettino e Collelongo, incontrando non poche difficoltà, poiché dovettero superare i Monti Ernici in pieno inverno.

La data di arrivo delle reliquie a Collemaggio fu il 27 gennaio 1327.  Priore della Basilica e Camerlengo del Comune di Aquila era Giovanni da Spoleto.( n.d.a Il Camerlengo era in pratica il “responsabile amministrativo” del Comune carica che i monaci Celestini ricoprirono nel sec XIV con diversi Priori.)

Il seguito del trafugamento lo descrive molto bene l’Abate Spinelli Procuratore Generale dei Celestini in “L’Eroe del Morrone – Anno 1664.

“…All’hora l’Italia non riconosceva nel suo ristretto parte sana; ogni luogo, ogni cosa, erano sedizioni, tumulti, guerre, sangue, rubamenti, e ruvine; nondimeno passarono felicemente i Conduttori del Santo Corpo, col celeste pegno i confini degli Ernici, e di tutta la Provincia, e senza pur ombra di contrasto giunsero alla Città dell’Aquila. L’animale, che dentro d’una cassa portava la veneranda reliquia, si pose in ginocchione, avanti la porta piccola del Tempio di Collemaggio; insinuando col reverente atto d’esser questo il luogo, dove depositarla. Dalchè per l’innanzi fù appellata Porta Santa……”. Insomma, indipendentemente da una descrizione un po’ “romanzata” come quella: “dell’animale che si pose in ginocchione”, circostanza molto usata nella tradizione popolare del secolo in cui lo Spinelli scrive, basti pensare al mulo dei pastori che si inginocchia trasportando un effige della Madonna che dalla Puglia poi rimarrà a Roio; oppure al mulo che si inginocchia alla Chiesa di Madonna Centurelli, sempre trasportando un’immagine sacra, nel libro sono affermate due cose importanti come: “..avanti alla porta piccola del Tempio di Collemaggio” e ..”dalchè per l’innanzi fù appellata Porta Santa”.

L’Abate Spinelli che è  ben all’interno della Congregazione  Celestina, conferma, intanto,  quello che gli studiosi vanno affermando  e che cioè, all’epoca dell’incoronazione di Celestino, la Porta Santa non esisteva, ma c’era invece una piccola porta laterale che probabilmente sarà anche servita a Celestino V per uscire e rientrare in Basilica per la  cerimonia dell’incoronazione, avvenuta come ben sappiamo, davanti al sagrato, ma  non per questo dovrebbe essere stata appellata Porta Santa, come vuole la tradizione popolare.

La dizione Porta Santa, stando allo scritto di Padre Spinelli, sarebbe quindi da far risalire alla circostanza che da questo ingresso sono state portate in Basilica, nel 1327, le Sante Reliquie di S. Pietro Celestino.  L’abbellimento successivo della “piccola porta”, così come abbiamo modo di vederla adesso, è probabilmente avvenuto come affermano alcuni studiosi, nel tempo, tanto però che questa fosse pronta per onorare degnamente il primo centenario della Incoronazione a Papa del Santo (1294-1394), oppure quella del transito (1296-1396), dato che le uniche notizie che abbiamo si riferiscono soltanto al dipinto della lunetta, databile a circa la fine del 1300.

L’Abate Spinelli proseguendo nella sua descrizione afferma ancora: “…..Gli Aquilani vi accorsero con divoto ossequio, e quasi per un mese continuo magnificarono le loro allegrezze, con fuochi, lumi, suoni di trombe, e strepiti di tamburi fecero istanza al Vescovo con divota premura per una solennissima processione, alla quale mentre disponevano quelle cose, c’herano di necessità, per renderla più possibile cospicua, invitarono molti  Vescovi, Abbati e prelati convicini, non ritardarono di trasferirsivi.

Preparata adunque suavissima musica di voci, e di strumenti, ed ogni altra cosa bisognevole per la solennità; tutti i Vescovi, i Prelati, il Clero, i regolari, il Magistrato, ed il Popolo s’adunarono nella Metropolitana di San Massimo, ciascun pigliando il suo torchio acceso in mano, per distendersi con ben concertata ordinanza à riverire il Santo corpo; come colmi di pietoso affetto, effettivamente fecero”  e prosegue ancora: “…..La fedelissima Città dell’Aquila, che se l’invocò per suo primo Protettore, e suo Angelo tutelare; gli rinnovella ogn’anno  à quindici del mese di febbraio il tributo del suo divotissimo ossequio, in memoria di questa traslazione, concorrendovi con solennissima processione….”.

Dalla disamina dello scritto dello Spinelli, risulta evidente come il Magistrato Aquilano abbia da subito partecipato con grande concorso ai festeggiamenti di questa traslazione e che ciò sia avvenuto anche negli anni seguenti.

Nella forma di un ringraziamento o di devozione della Città dell’Aquila per questo avvenimento, potrebbe quindi trovare giustificazione “l’aquila”, emblema della Municipalità posta sulla Porta Santa, cioè sulla “piccola porta” da dove appunto le Sacre spoglie entrarono in Collemaggio. In effetti, proprio dal 15 febbraio 1327, dopo giorni di feste, la Città riconosceva S. Pietro Celestino ufficialmente fra i protettori.

Tomba del Santo (1296 -1327) nel Monastero di S. Antonio Abate a Ferentino

Due erano in quel periodo i Santi che erano venerati come protettori dell’Aquila: S. Massimo, martire di Aveia il principale, vissuto nel III sec. e S. Equizio Vescovo Amiternino, vissuto nel VI sec. ambedue erano quindi molto lontani nel tempo e, fra l’altro, non vicini alla realtà della Città che all’epoca in cui erano vissuti, nemmeno esisteva. Fu pertanto giustificata l’immediata e particolare devozione che gli Aquilani dedicarono al nuovo Santo Protettore. La sua vicenda terrena era infatti ancora viva nel ricordo dei molti che avevano vissuto quel 1294, e anche tutti gli atti e i miracoli compiuti da S. Pietro Celestino, erano vicini e avvertibili da parte di molti abitanti. Gli Aquilani pertanto, posero subito in primissimo piano questo “loro nuovo Santo protettore”, sia per quello che aveva compiuto nella santità della sua vita, che soprattutto, perché lo consideravano uno di loro, loro concittadino benemerito.

Per lunghissimi anni S. Pietro Celestino fu venerato come il primo dei Santi Protettori della Città, se non addirittura l’unico. A dimostrazione di quanto gli Aquilani lo amassero e quanto fosse radicato negli anni questo sentimento, lo si deduce da una deliberazione del Consiglio Generale del Comune del 17 maggio 1462, (ben un secolo e mezzo dopo la venuta delle sue Reliquie) dove il Cancelliere scriveva: “..glorioso Messèr protettore e difensore della Città”. L’Appellativo di Messere era, all’epoca, un titolo onorifico destinato ad uomini vicini e non certamente a Santi lontani nel tempo.

Sembra che proprio alla fine di agosto del 1327, per la Perdonanza, siano state mostrate per la prima volta pubblicamente le reliquie del Santo, al di là della semplice sollecitazione spirituale che era rappresentata dall’Indulgenza.

Anche Buccio da Ranallo, il cantore epico Aquilano ricorda così l’evento, come un momento tanto importante nella storia della sua Città da indurlo a firmare la sua opera:

“ Lo corpo dello Santo Petro, lo quale era giaciuto trentatré anni altrove, como avete saputo Fiorentini de campagna lo avevano tenuto.
Allora revenne in Aquila, et caro fo tenuto.(…)
Gran festa ne fo facta, sacciate veramente:
Tucte le Arti annarovi, ciaschuna con gran gente (…)
Multe genti jocaronci da pedi et da callio;
Tucte le terre de intorno vennero senza fallio.
Con compagnia ad jocarenci et fare festa et ballio,
Como reconta et dice Buccio de Ranallio.(…)
Anni mille trecento vinti sette correa
Quando fo questya festa; così Dio den ce dea!
Aquila stava bene et multo honore aveva;
Omne terra de intorno lo dotava et temeva”.

Soltanto dal 1351 la festa del Santo fu trasferita da febbraio a maggio, come stabilito dalla bolla di canonizzazione di Clemente V, ne troviamo riprova in una “Cronachetta anonima della cose dell’Aquila” dov’è scritto: “…fu traslatata la festa di Sancto Petro Celestino de febraro a di 19 de magio”

Per un evento miracoloso durante il trafugamento da Ferentino delle reliquie di S. Pietro Celestino, era rimasto però in fondo alla cassa che le conteneva il Suo CUORE INCORROTTO.Questa preziosa Reliquia era custodita, fino pochi anni fa, con amore dalle Monache Clarisse nel loro Monastero di clausura e viene portata dal 2001 in processione il giorno 18 maggio, per celebrare l’inizio della Perdonanza di Ferentino.

Un frammento della Santa Reliquia è stato donato nel 1906 alla Cattedrale di S. Panfilo a Sulmona ed è custodito presso la Sala Celestiniana in un reliquiario di bronzo dorato alla cui base è l’epigrafe dell’autore del dono: “Antonio Sardi Vescovo di Anagni ricevette in dono dal Vescovo di Ferentino, Domenico Bianconi, questa particella del Cuore di S. Pietro Celestino Papa e che fu rinchiusa in questa teca di bronzo dorato per la Cattedrale di S. Panfilo -1906”..

Ferentino (FR) – Convento di Clausura delle Monache Clarisse – Reliquiario con il Cuore Incorrotto di S. Pietro Celestino V

La custodia delle Sacre Spoglie alla Basilica di Collemaggio dell’Aquila

I Monaci Celestini della Basilica di Collemaggio, non appena entrarono in possesso delle reliquie di S. Pietro Celestino, in quell’inverno del 1327, le ricomposero sistemandole in quattro cofanetti d’oro e d’argento, a loro volta inserite in un’unica urna.  Per i due secoli successivi le Sacre Spoglie furono custodite in questo modo, probabilmente in un locale sotterraneo, avente le funzioni di cripta.  Lo splendido Mausoleo, tuttora visibile, che custodì poi in una nuova urna, adorna di sorprendenti opere di cesello, i cofanetti contenenti le ossa del Santo, fu costruito nel 1517, dallo scultore Gerolamo da Vicenza, grazie al contributo dell’Arte dei Lanai.

L’esistenza di un locale adibito a cripta fu rilevato dall’Arch. Moretti, negli anni 60-70 del 1900, durante il restauro della Basilica che consentì di liberare la stessa, non senza polemiche, dalle architetture barocche, e ne individuò anche l’accesso, che si apriva proprio dalla cosiddetta Cappella dell’Abate, posta a destra dell’altare maggiore e confinante con quella del Mausoleo di Celestino. Il Moretti avrebbe voluto aprire quest’accesso, ma la Sovrintendenza non lo consentì.

Basilica di Santa Maria di Collemaggio L’Aquila – Mausoleo di S. Pietro Celestino sec. XVI

 

Print Friendly, PDF & Email
Tags: Basilica di CollemaggioCamerlengoCattedrale S. Panfilo SulmonaCelestino VMonaci CelestiniSan Pietro Celestino

Articoli Correlati

I Cantieri dell’Immaginario: lunghi applausi per Maddalena c’est moi e per la Banda della Polizia di Stato
Cantieri dell'Immaginario

I Cantieri dell’Immaginario: lunghi applausi per Maddalena c’est moi e per la Banda della Polizia di Stato

Pubblicato da Redazione1
venerdì, 24 Luglio 2026 - 14:00
Cantieri dell’Immaginario, stasera la Banda della Polizia di Stato
Cantieri dell'Immaginario

Cantieri dell’Immaginario, stasera la Banda della Polizia di Stato

Pubblicato da Redazione1
giovedì, 23 Luglio 2026 - 09:31
Cantieri dell’Immaginario, grande consenso per Fiabe in musica raccontate dalle voci del cinema
Cantieri dell'Immaginario

Cantieri dell’Immaginario, grande consenso per Fiabe in musica raccontate dalle voci del cinema

Pubblicato da Redazione1
mercoledì, 22 Luglio 2026 - 18:30
Cantieri dell’Immaginario, va in scena Panariello con E se Domani…
Cantieri dell'Immaginario

Cantieri dell’Immaginario, va in scena Panariello con E se Domani…

Pubblicato da Redazione1
mercoledì, 22 Luglio 2026 - 11:12
L’Istituzione Sinfonica Abruzzese al fianco de Il Jazz Italiano per le Terre del Sisma
Cantieri dell'Immaginario

L’Istituzione Sinfonica Abruzzese al fianco de Il Jazz Italiano per le Terre del Sisma

Pubblicato da Redazione1
martedì, 21 Luglio 2026 - 19:20

Lascia il tuo commento

abruzzo che spettacolo 1
abruzzo che spettacolo_350x300_05
abruzzo che spettacolo 3
abruzzo che spettacolo 2

Radio L'Aquila 1 supporta RSL​

Radio L'Aquila 1 supporta Meteo D'Aosta

Iscriviti alla newsletter

Archivio news

–

Partner

  • Contatti
  • Economia
  • Home
  • Home
  • Live Streaming
  • Live Streaming
  • Newsletter
  • Palinsesto
  • Pillole di libri
  • Podcast
  • Storia di Radio L’Aquila 1
  • Tempo Reale
Privacy Policy

© 2010 ... 2025 - INFOMEDIA GROUP s.r.l. - Sede legale e operativa: Via Giuseppe Saragat n. 24 (Zona Industriale di Pile) - 67100 L'AQUILA
RADIO L'AQUILA 1 - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale dell'Aquila al n. 205/1982 - Registrazione al R.O.C n. 12606/2005
Partita IVA 01446050666 - Tel.: +39 0862 311013 - Fax: +39 0862 028025 - E-mail: rl1@rl1.it
Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione: rl1@rl1.it - 0862 311013

  • Contatti
  • Economia
  • Home
  • Home
  • Live Streaming
  • Live Streaming
  • Newsletter
  • Palinsesto
  • Pillole di libri
  • Podcast
    • Il Buon Giappo si vede dal mattino
    • La Dieta sono io
  • Storia di Radio L’Aquila 1
  • Tempo Reale
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati