L’AQUILA – Il titolo del libro di poesie di Manuela Mazzola, Frammenti di vita. Tra passato, presente e futuro, è ricco di informazioni. La poesia di Mazzola si configura, infatti, come una meditazione sullo spazio/tempo. Si legga, solo a titolo esemplificativo, Una crepa nel tempo. In questo componimento l’importanza del fatto visivo, la cui centralità è indubbia nella poetica dell’autrice, cede il campo alla visionarietà, con l’incontro di là dal muro, in una “atmosfera fredda” e nebbiosa, con i cari scomparsi “intenti/nei loro gesti quotidiani…come in un ciclo ossessivo”. Ma anche ne Il ponte del tempo i momenti, i “frammenti” significativi di un’intera esistenza sono “cristallizzati”. La visionarietà ritorna in La folla, dove un io osservatore di un insensato andirivieni di “individui soli” che “si agitano, fremono”, senza mai incontrarsi, preferisce spostarsi in una specola alta e godersi dall’alto (viene i n mente il despicere lucreziano) lo spettacolo, non senza una punta di compiacimento per la propria saggezza e di compatimento per l’altrui incomunicabilità. Si rifà per certi versi alla letteratura sapienziale anche qualche altro testo della raccolta.
La Presentazione di Marina Caracciolo è come la chiave che ci schiude lo scrigno del mondo poetico di Manuela Mazzola, che si dispiega nel suo recente (è stato licenziato alle stampe nel 2020) libro di poesie. Le tematiche sono state individuate con acuzie, infatti, dalla Caracciolo: l’infanzia, la ricerca di un senso, l’amore per la Natura La prefatrice parla poi di “un circuito vagamente labirintico al fondo del quale ella [la poetessa] cerca di ritrovare sé stessa, il proprio vissuto, ma anche, soprattutto, delle storie, dei frammenti di vita appunto, degni di essere ricondotti al presente e allusivamente narrati”. Lo sguardo di Manuela colloca gli esseri umani spesso in una condizione di creaturalità.
Di un caso di proustismo si potrebbe parlare per alcune liriche come Giochi di bambina, dove sono gli odori, le “essenze lontane” (Il termine “essenze”, parola gozzaniana, ritorna, con un raccordo fantastico a breve distanza, anche nella successiva poesia) a far rivivere il “passato”; “Essenze…che poi chiudo a fatica/in un carillon”. Bella immagine, che unisce sinesteticamente, come spesso nel libro, il “profumo” e il suono.
Un altro aspetto caratteristico del fare poetico della poetessa romana è il cromatismo; si vedano ad esempio i “fiori colorati”.
Nel dittico costituito da Il battito del tuo cuor e dal testo Pietre, forse non a caso situato nella pagina allato, c’è l’orgoglio dell’emancipazione, della crescita, ottenuta liberandosi dal peso delle pietre come altrove dai granelli che si trovano nel “fondo del passato/come quello del caffè”; o dal “cumulo di ceneri”. Dove si osserva che le similitudini sono spesso ricavate dalla vita di tutti i giorni; altrove abbiamo “come un diamante”; (si veda anche, in Cose perdute, l’efficace metafora della scatola in cui vengono gettai i ricordi, ma invano: “peccato che tu, /giocando a dadi, /hai scelto una vita/che non esiste più”); ma anche dal mondo naturale. In Un luogo speciale continua l’imagerie di Pietre; anche qui ci sono “pietre”, ma sono “lisce, /levigate dall’acqua”. In Uno zampillo si affaccia un tema importante, di stringente attualità; quello ecologico. Il rapporto padri/figli, presente come Nemesi storica in Echi, si ripresenta variato, come abbraccio e lascito, ma anche come desiderio di perpetuazione e quasi di immortalità in Il futuro e in Il contatto. È interessante infine notare che la parola “vita”, presente nel titolo e in testi posti all’inizio, ritorni anche nell’ultima composizione, Ultimo capitolo: come insegna la critica semiotica, centrale è l’importanza delle soglie; e c’è la conferma quindi che il tema portante, come suggerito dalla Caracciolo, è proprio quello indicato dalla parola chiave: vita.











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