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Incoronazione di Papa Celestino V: il rapporto di Pietro del Morrone con Dante e Francesco Da Barberino

Pubblicato da Redazione
sabato, 11 Settembre 2021 - 11:59
in Cultura, Eventi, Evidenza, Varie
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L’AQUILA – Riportiamo, dalla sua pagina Facebook, alcune considerazioni di Floro Panti, Presidente del Centro Internazionale Studi Celestiniani e dell’Associazione Festa della Perdonanza.

DANTE ALL’INCORONAZIONE DI CELESTINO.
È questa una circostanza che non ha mai trovato una conferma dalle fonti e che però, soprattutto in occasione del settimo centenario della morte del Divino Poeta che si celebra quest’anno proprio nel mese di settembre, è tornata di attualità. A dir la verità anche in occasione della Perdonanza Celestiniana del 1984, ci fu un acceso dibattito a causa di manifesti affissi per la festività, con l’effige di Dante e con la scritta “Io c’ero”.

Non ci sono, come detto, notizie storiche documentate che riportino la presenza di Dante all’Aquila alla cerimonia di Incoronazione di Celestino V. Come Centro Studi Celestiniani però, partendo da altre circostanze storiche riportate dalle fonti, abbiamo cercato di formulare delle ipotesi che potrebbero, invece supportare questa ipotesi.

DANTE E L’AMICO FRANCESCO DA BARBERINO GIOVINETTI VEDONO PIETRO DEL MORRONE A FIRENZE NEL 1275
Siamo nel 1275 e al ritorno di Pietro del Morrone dal II Concilio di Lione, con la sosta dell’eremita e dei suoi compagni a Firenze. Su alcune biografie del XVII sec.: “Vita et miracoli di San Pietro del Morrone già Celestino Papa V” dell’Abate Lelio Marino Lodeggiano e “L’Eroe del Morrone” dell’Abate Vincenzo Spinelli è riportata nella primavera del 1275 la sosta fatta dal Morronese nella Città del Fiore, con dovizia di particolari come: “…. corrongli all’incontro in ossequio il popolo e il Senato e vien ricevuto con istraordinarie accoglienze, egli sostenne la sua persona e de’ suoi compagni e con religiosa umiltà nello Spedale esercitandovi in servigio degli infermi impiegossi nelle più vili e obbiette cure di quelle piaghe abominevoli…” .

Questo spedale è senza dubbio quello di San Gallo, all’epoca fuor dalla Porta a Mugnone, (come riporta anche il Bargellini nella sua Splendida storia di Firenze pag. 179). Dalla descrizione che viene fatta di queste accoglienze deve essere già molto forte la fama di fra Pietro, che perdurerà anche dopo la sua morte, tanto che dopo la canonizzazione del 1313 gli viene eretto un monastero in suo onore a poche centinaia di metri da questo spedale abbattuto nel 1550, sulla prospicente via di S.Gallo: la CHIESA DI S. PIER DEL MORRONE (come si legge su una targa all’ingresso della chiesa) oggi S. Giovanni dei Cavalieri di Malta. Questa sosta e l’accoglienza ricevuta, dal Pietro non può essere passata certamente inosservata anche a quei giovani studenti che sotto la guida di Brunetto Latini avrebbero poi lasciato orme profonde in ogni campo delle lettere e delle arti fra questi giovani intelletti figuravano DANTE ALIGHIERI che aveva 10 anni e FRANCESCO DA BARBERINO che ne contava 11, DANTE e FRANCESCO DA BARBERINO si ritroveranno poi, più grandi, ancora insieme e con altri Toscani, a soggiornare e proseguire gli studi a Bologna questo a rimarcare il legame amicale instaurato fra i due.

L’INCONTRO DI DANTE A FIRENZE E L’AMICIZIA CON CARLO MARTELLO D’ANGIO’ RE D’UNGHERIA.
Arriviamo quindi al 1294 e agli eventi che precedettero l’Incoronazione di Celestino.
La sede Papale era vacante dal 1292 e i Cardinali riuniti a Perugia, non trovavano ancora un accordo sul nuovo Papa. Questa elezione si presentava fra l’altro sempre più urgente in quanto Carlo II D’Angiò aveva raggiunto il 7 dicembre 1293 a Junquera, un accordo segreto con gli Aragonesi sulla Sicilia. In conformità a quest’accordo, che doveva entrare in vigore dal 1° novembre 1294, l’Isola sarebbe passata nel 1297 dagli Aragonesi alla Chiesa, per poi ritornare agli Angioini, e per questo era necessario l’assenso del Papa. A febbraio del 1294 durante il suo viaggio di rientro in Italia, Carlo II si fermò a Firenze dove gli venne incontro da Menfi anche suo figlio Carlo Martello re d’Ungheria. DANTE fece parte, della delegazione dei cavalieri che scortarono proprio Carlo Martello incontro a suo padre. Durante questa sosta nella Città del Fiore, Carlo Martello strinse amicizia con DANTE. Il re d’Ungheria ebbe, a quanto ci viene tramandato, particolari attenzioni nei riguardi del Divino Poeta. Non sappiamo con precisione a qual punto si siano condotti i rapporti fra i due, ma è indubbio il perdurare un sentimento molto profondo che si protrasse fino alla morte del sovrano avvenuta nel 1296, tanto da spiegare la particolare riconoscenza di DANTE, che nel VIII canto del Paradiso, si palesa con note di commossa contemplazione nei riguardi del giovane Re.

LA PRESENZA DI DANTE E FRANCESCO DA BARBERINO ALL’AQUILA ALL’INCORONAZIONE DI PAPA CELESTINO V.
Giungiamo al 1294 e all’incoronazione all’Aquila di Pietro del Morrone come Papa Celestino V. Alcune cronache dell’avvenimento ci informano della presenza, alla cerimonia di personalità religiose, nobili, uomini di cultura e di una grande presenza di popolo. Tolomeo da Lucca, cronista coevo e che poi seguirà Celestino V fino a Napoli, afferma essere presenti “…duecentomila persone”. A di là della quantificazione, che onestamente sembra un po’ esagerata, doveva esserci un numero piuttosto considerevole di persone ad assistere all’evento. Evento unico; perché per la prima volta un povero eremita veniva elevato al soglio Pontificio; per la prima volta la cerimonia di investitura si svolgeva fuori dallo Stato Pontificio e addirittura non a Roma. Fra le personalità presenti è ACCERTATO ESSERCI STATO FRANCESCO DA BARBERINO, all’epoca già notaio curiale.

FRANCESCO DA BARBERINO conferma questa sua presenza aquilana fornendoci una testimonianza autografa: “Vidi <afferma il da Barberino> un pontefice di cui ora taccio il nome che era stato elevato alla dignità papale dal basso. Mai egli si era adoprato al servizio di alcuno, né alcuno verso di lui. C’erano attorno a lui persone che lo servivano contadinescamente vivendo egli alla campagnola. Una volta lo incontrai che passava per una sala (Reggia Angioina) sbocconcellando un pezzo di pane, mentre un servo gli porgeva un bariletto di vino per bere. Il che diceva quel Papa era il miglior mangiare possibile come gli aveva insegnato la mamma. Inoltre <così affermava lo stesso Papa ai suoi> se non fosse per voi, non vorrei essere Pontefice. <A chi gli chiedeva il perché, rispondeva> a tal punto mi infastidisce comandare agli altri da fare tutto da me stesso per maggior sollievo”.

Su DANTE ALIGHIERI non esistono invece fonti che attestino la sua presenza all’Aquila. Ci sono di contro affermazioni di scrittori moderni che lo danno presente a capo di una Ambasceria Toscana. Vediamo su questo punto di fare chiarezza. Dante non fece parte della vita politica cittadina fino al 6 luglio 1295 quando si iscrisse all’Arte dei Medici e degli Speziali; dal novembre 1295 al aprile 1296 fece parte del Consiglio del Popolo e da maggio 1296 a dicembre dello stesso anno del Consiglio dei Cento. Quindi a ben vedere non aveva titoli per poter far parte di una Ambasceria Toscana inviata a rendere omaggio al nuovo Papa, ammesso che questa ci sia stata. Esclusa quindi l’ipotesi che Dante potesse far parte di una delegazione ufficiale, rimane solo la remota e ripeto non documentata visita effettuata a livello personale, insieme all’amico Francesco da Barberino, con il quale aveva condiviso 20 anni prima la conoscenza a Firenze di quel Santo Eremita, divenuto adesso Papa e soprattutto fare una visita amicale a Carlo Martello che con la Corte era presente all’Aquila, forse anche perché invitato dallo stesso.

In conclusione se del Fiorentino Notaio, poeta e giureconsulto FRANCESCO DA BARBERINO, possiamo affermare con certezza la sua presenza all’Aquila all’incoronazione di Papa Celestino V, su quella di DANTE ALIGHIERI questo non è possibile pur essendoci per le cose sopra esposte, qualche probabilità , che però non ha mai trovato una conferma dalle fonti.

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