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I patrimoni immateriali UNESCO in Abruzzo

Pubblicato da Redazione
domenica, 22 Agosto 2021 - 10:42
in Ambiente, Attualità, Cultura, Eventi, Evidenza
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L’AQUILA – Dopo l’interessante e toccante cerimonia che si è svolta ieri pomeriggio a Santa Maria di Centurelli, tappa aquilana de 42° Fuoco del Morrone che si appresta a raggiungere la Basilica di Santa Maria di Collemaggio dando così inizio alla Perdonanza Celestiniana 727, Massimo Alesii, rappresentante del Comitato Perdonanza per le tematiche Unesco, sulla sua pagina Facebook ha voluto fare una sintesi dei lavori e qualche riflessione.
“L’identificazione, la protezione, la tutela e soprattutto la trasmissione alle generazioni future del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo – scrive Alesii – rientrano tra le missioni principali dell’UNESCO.
Il Patrimonio rappresenta l’eredità del passato di cui noi oggi beneficiamo e che trasmettiamo alle generazioni future. Il nostro patrimonio, culturale e naturale, è fonte insostituibile di vita e di ispirazione. La Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale culturale e naturale, adottata dall’UNESCO nel 1972, prevede che i beni candidati possano essere iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale nelle forme di Patrimonio Culturale, Patrimonio Naturale, Paesaggio Culturale. Ad essa si è aggiunta in seguito la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale del 2003 con lo scopo di salvaguardare ciò che è intangibile. Essa prevede di assicurare il rispetto per il patrimonio culturale immateriale delle comunità, dei gruppi e degli individui interessati, suscitare la consapevolezza a livello locale, nazionale e internazionale dell’importanza del patrimonio culturale immateriale e assicurare che sia reciprocamente apprezzato, promuovere la cooperazione internazionale e il sostegno.
Sono anni felici questi, in cui l’Abruzzo, unitamente ad altre regioni d’Italia e d’Europa, attraverso varie e diverse candidature presentate al MIBACT oggi Ministero della Cultura – Ufficio Unesco, ha beneficiato di due riconoscimenti di grande valore, che l’attraversano e di due di cui è antico custode. Sono le pratiche della Transumanza, dell’Alpinismo, della Perdonanza Celestiniana inserite nel 2019 nella Lista dei Beni Culturali Immateriali dell’Umanità e il GEOPARCO della Majella riconosciuto Global Geopark UNESCO nel 2021.
La Transumanza è l’antica pratica della pastorizia, ben nota in Abruzzo, che consiste nella migrazione stagionale del bestiame. E’ una pratica presente nell’area mediterranea, nelle Alpi come negli Appennini. Si tratta di una tradizione che affonda le sue radici nella preistoria e che si sviluppa in Italia anche tramite le vie erbose dei “tratturi” che testimoniano, oggi come ieri, un rapporto equilibrato tra uomo e natura e un uso sostenibile delle risorse naturali. La Transumanza è stata inserita nel 2019 dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale, che ha riconosciuto il valore della pratica sulla base di una candidatura transnazionale presentata da Italia, Austria e Grecia. L’UNESCO ha riconosciuto due tipi di transumanza – quella orizzontale, nelle regioni pianeggianti, e quella verticale, tipica delle aree di montagna – evidenziando l’importanza culturale di una tradizione che ha modellato le relazioni tra comunità, animali ed ecosistemi, dando origine a riti, feste e pratiche sociali che costellano l’estate a l’autunno, segno ricorrente di una pratica che si ripete da secoli con la ciclicità delle stagioni in tutte le parti del mondo. I tratturi d’Abruzzo hanno oggi un’altro sapore. Non solo retaggio di antiche civiltà salvo pastorali ma oggi ancora luoghi e percorsi autentici di sostenibilità, dove tradizione, relazioni comunitarie, ambiente sono lì a testimoniare un sistema economico-sociale che è stato fondamentale per la diffusione della civiltà.
Dai tratturi, alzando lo sguardo dal mare ai monti, anche l’Abruzzo può offrire l’arte della scalata alle vette di alta montagna, in ogni stagione, su terreni rocciosi o ghiacciati. E’ l’Alpinismo fatto di abilità fisiche, tecniche e intellettuali, ma anche di equipaggiamenti e strumenti altamente specializzati, frutto di un sapere sviluppato nel tempo. Pratica tradizionale, nella dimensione patrimoniale UNESCO, l’alpinismo si caratterizza per una cultura condivisa e sviluppata intorno alla conoscenza dell’ambiente dell’alta montagna, della sua storia e dei valori a essa associati. Tra questi, come recita il riconoscimento UNESCO, anche l’estetica gioca un ruolo rilevante: l’alpinista è alla costante ricerca di un’eleganza nell’arrampicata, della contemplazione del paesaggio e dell’armonia con l’ambiente naturale. E’ una pratica etica che si fonda anche sull’impegno di ciascuna persona a non lasciare dietro di sé alcuna traccia del proprio passaggio, facendosi inoltre carico di garantire mutua assistenza a chiunque frequenti la montagna. I Club Alpini, diffusi e attivi in tutto il mondo, rappresentano una parte rilevante della pratica e uno strumento fondamentale per veicolare con forza la cultura della montagna attraverso incontri internazionali e spedizioni che sono un patrimonio consolidato della collaborazione tra Italia, Svizzera e Francia, i paesi per i quali l’Alpinismo è stato riconosciuto come Patrimonio Immateriale nel 2019. L’Abruzzo c’è in particolare con le vette del Gran Sasso d’Italia, cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, unico luogo esemplare della pratica dell’Alpinismo nel centro sud Italia, che Francesco De Marchi avviò nel XVI secolo al seguito di Madama Margarita d’Austria, figlia naturale di Carlo V che si insediò all’Aquila il 16 Dicembre 1572.
Il Geoparco UNESCO ben si inserisce in questa rassegna di straordinari Beni Patrimonio dell’Umanità, di cui anche l’Abruzzo è custode. Si trova negli Appennini Centrali, copre un’area di 740 kmq, con un’altitudine che va dai 132 ai 2800 metri sul livello del mare, ed è caratterizzato da oltre 60 cime nel Massiccio della Majella, metà dei quali supera i 2000 metri, come nel caso del Monte Amaro. Il Geoparco è scolpito da una serie di gole e comprende molti fiumi e alcuni laghi perenni essenziali per sostenere la fauna. Rappresentando uno dei rilievi più giovani degli Appennini, l’area è costituita principalmente da calcare fossilifero. Con tracce di presenza umana risalenti a circa 600.000 anni fa, il Geoparco contiene 95 geositi, tra i quali uno dei geositi archeologici più antichi in Europa. La maggior parte ha un considerevole valore educativo e turistico. Grazie al suo paesaggio insolito di alti rilievi vicini al mare e alla sua eterogeneità geomorfologica, il Geoparco è caratterizzato da una grande varietà di microclimi, ecosistemi e nicchie ecologiche, che ha dato origine ad un eccezionale e prezioso livello di biodiversità.
E infine L’Aquila, nella quale è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Immateriale nel 2019 la magnifica celebrazione annuale della Festa della Perdonanza Celestiniana come viva testimonianza di una tradizione che giunge a noi direttamente dal medioevo, ma che è stata particolarmente “osservata” dal UNESCO come pratica recuperata negli ultimi quarant’anni dalle Comunità del territorio Aquilano sino a diventare nel 2009 un modello collettivo e universale di manifestazione della resilienza comunitaria. La Perdonanza comprende riti e celebrazioni che si tramandano ininterrottamente dal 1294 e che forniscono, come dice l’UNESCO, un senso di continuità e di identità culturale all’intera comunità della città e della provincia dell’Aquila La tradizione fu ispirata da Papa Celestino V, che nel 1294 emanò una storica Bolla pontificia del Perdono con la quale concesse, primo fra tutti i Papi, l’indulgenza plenaria a chiunque, confessato e pentito, si fosse recato nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio tra i vespri del 28 agosto e i vespri del 29 agosto di ogni anno attraversando la Porta Santa appositamente aperta. La celebrazione della Perdonanza è scandita da momenti ben precisi che iniziano il 16 agosto di ogni anno con il “Cammino del perdono”, che attraversa ventitré villaggi lungo un itinerario di 80 km che parte dal Morrone e termina il 23 agosto all’Aquila, dove hanno inizio eventi culturali e rievocazioni fino al 28 agosto, giorno in cui si svolge il “Corteo della Bolla”, dalla Torre di Palazzo nel centro storico alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Il corteo coinvolge tutta la comunità, in forma civile e storica, ed ha come protagonisti principali la Dama della Bolla, il Giovin Signore e la Dama della Croce, personaggi che simboleggiano i tre valori tradizionali che ispirano la cerimonia: l’ospitalità, la solidarietà e la pace.
Sono valori universali, sono i nostri valori.
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