
L’AQUILA – di Paola Retta – Partire dalla terra, nipote di contadini ed alla terra tornare per rispettarla, utilizzarla, ma non consumarla perché possa rigenerarsi naturalmente e scegliendo di conservare quanto esisteva, di restaurare quanto era stato dimenticato dal tempo e di creare bellezza a Solomeo, un borgo del XII secolo vicino a Perugia, eletto a propria piccola patria e sede della prima e principale tra le sue aziende. Ma soprattutto rispettare l’uomo nella sua dignità di lavoratore.
Questo è ciò che Brunello Cucinelli, classe 1953, ha realizzato, dando vita ad uno dei marchi di abbigliamento più fiorenti, non solo in Italia, ma anche all’estero senza nessun tipo di sfruttamento dei lavoratori alle sue dipendenze, che, al contrario, vengono valorizzati e considerati parte integrante di un tutto in continua evoluzione.
“Chi lavora con noi, partecipa alla vita dell’azienda. Ciascuno sa che la propria opera è un tassello indispensabile alla crescita comune.
La sua idea di un lavoro etico, sostenibile, conciliabile con la vita privata del lavoratore nasce dalla sua personale esperienza familiare.
Ha trascorso, infatti, l’infanzia con i nonni contadini, imparando a rispettare i tempi della natura, i suoi cicli, la sua generosità, se lavorata nel giusto modo. Suo nonno, alla fine della mietitura, regalava la prima balla di grano alla comunità, come simbolo di equilibrio tra profitto e dono. Un insegnamento importante, che è poi diventato una delle pietre angolari della sua filosofia imprenditoriale, che lui stesso definisce “capitalismo umanistico”.
“Altri doni altrettanto fondamentali mi vennero dal dolore, come quello che provai un giorno vedendo mio padre con gli occhi lucidi per essere stato umiliato sul lavoro. Quegli occhi non erano soltanto un fatto personale, perché mi parlavano di offesa alla dignità della persona umana, di qualsiasi persona umana, e questa ferita, rimasta per sempre nell’anima, divenne per me l’imperativo e la volontà di lavorare per tutta la mia vita a favore della dignità morale ed economica dell’essere umano.
Sognavo un’impresa per fare profitti con etica, con dignità, senza arrecare sofferenza alle persone e offese al Creato, o almeno il meno possibile. Mi piaceva pensare a luoghi di lavoro leggermente più belli, dove si potesse stare meglio a cospetto del paesaggio, e volevo che le persone guadagnassero un poco di più, perché tutti noi siamo anime pensanti, e perché non possiamo più volgere le spalle alla povertà”.
Dal dolore per le sofferenze del padre, un mobbizzato ante litteram, Cucinelli trae motivo e forza per creare una realtà lavorativa in cui i dipendenti non dovevano avere motivo per tornare a casa infelici.
A Solomeo non si timbra il cartellino, ma si lavora dalle otto alle diciassette e trenta, con un’importante pausa pranzo, che deve essere vissuta come un pasto tra amici e familiari, né vengono richiesti straordinari perché “Da noi, osserviamo tutti le giuste ore e gli stessi tempi di lavoro”, come scrive Cucinelli stesso in uno dei punti del decalogo dedicato “ai suoi amabili dipendenti” che si trova sul suo sito (www.brunellocucinelli.com) e gli stipendi sono un po’ più alti per tutti, senza differenza alcuna.
Molta importanza viene data alla crescita ed alla formazione dei lavoratori ed un quest’ottica, nel 2013 nasce la “Scuola di Solomeo delle Arti e dei mestieri” dove un importante fattore umanistico, quello dell’artigianato, viene tramandato per essere portato nel futuro, conservandone la memoria. È l’uomo al centro, che insegna ed apprende e che, pur con aiuti tecnologici sempre più avanzati, non sarà mai sostituito da una macchina. Parliamo chiaramente di un marchio di lusso, in cui la qualità del lavoro, il tempo impiegato per ogni capo di abbigliamento, la creatività di chi quel capo lo ha immaginato, disegnato, realizzato, pubblicizzato e distribuito viene valorizzato sia dal prezzo di mercato, che dalla particolarità e rarità dello stesso. Il guadagno che ne deriva deve essere, per Cucinelli, etico, intendendo, con questo aggettivo, che non deve essere un profitto di cui beneficiano in pochi per il lavoro di molti, ma equamente distribuito a seconda dei ruoli ricoperti, in vista di una crescita che lui stesso definisce “equilibrata e garbata”.
Per rendere piacevole il lavoro, il luogo in cui si svolge deve essere bello e curato, in armonia con la natura e con il resto del territorio circostante.
A Solomeo la sede della fabbrica è un antico opificio restaurato, mentre all’interno del Castello si è insediata la Scuola delle Arti. Ma è tutto il paese ad essere incantevole, curato, accogliente. Ci sono un teatro, un anfiteatro all’aperto, entrambi utilizzati per festival, rassegne, concerti e spettacoli, un complesso a terrazze denominato “Giardino dei filosofi”, luogo di meditazione e contemplazione, l’Accademia Neoumanistica Aureliana, spazio destinato all’incontro e alla convivialità, che ospita anche una fornita biblioteca a disposizione di chi vuole leggere classici antichi e moderni. Tutti questi luoghi fanno parte del Foro delle Arti e sono collegati tra loro da viali con pergolati, siepi di rosmarino, roseti e cipressi e danno su un panorama talmente vasto e magnifico, da ritemprare lo spirito.
Ed è tutto a disposizione dei lavoratori, che possono goderne pienamente ed in totale armonia.
Perché un dipendente sereno, realizzato, formato, aggiornato, culturalmente e spiritualmente stimolato, ben pagato è un dipendente che ama il suo lavoro e fa il bene dell’azienda, di cui si sente parte integrante, grazie anche a delle riunioni periodiche in cui tutti vengono informati dei progressi, delle novità, dei punti di forza e di debolezza, ma soprattutto vengono ascoltati, qualora avessero delle esigenze, delle necessità o delle idee da proporre e realizzare.
Il dialogo, il confronto, l’ascolto non sono così scontati come possono sembrare. In molte realtà lavorative, anche contemporanee, le riunioni sono solo organizzative o per mettere in luce le criticità e trovarne i colpevoli.
Nell’ottica imprenditoriale di Cucinelli, invece, il capitale umano è al centro e la sua valorizzazione fa parte integrante delle giornate lavorative, al punto che i dipendenti, così come i partner con cui la sua ditta collabora, ricevono attestazioni di apprezzamento e gratitudine anche attraverso il suo sito ufficiale.
Nella “Lettera di gratitudine ai nostri lavoratori”, datata 17 marzo 2021, infatti, si legge:
“Miei stimati amici,
il mio cuore partecipa del vostro coraggio e della pazienza che avete dimostrato con i fatti in questo periodo di dolore e di incertezza, quelli stessi che sono stati anche i miei. Se oggi nella nostra impresa regna positività economica e umanistica, se possiamo immaginare di arricchire l’Italia con la benevola accettazione dei nostri manufatti, se tutto questo può avvenire con genialità e artigianalità speciali, questo si deve certamente a voi.
Come potrei dunque ringraziare la vostra generosa anima, per la responsabilità, la dedizione, la creatività, la comprensione, la vicinanza e la capacità di percepire il dolore come maestro? È per me motivo di letizia sapere che tutto questo fa di voi, ai miei occhi, dei benemeriti del lavoro, ognuno nel suo ruolo. Vi sono poi particolarmente a me cari, gli anziani del lavoro, primi fra i custodi della bellezza e dell’arte che migliorano la vita. Sono loro a ricordare ai più giovani alcune delle regole d’oro universali, come quelle già enunciate da Confucio nel VI secolo avanti Cristo: «anche se una cosa è semplice, fatela con cura», e: «il lavoro va in proporzione all’età e alle forze delle persone».”
Brunello Cucinelli, re del cachemire, leader e proprietario di uno dei marchi di lusso più venduti al mondo, ha capito che, se la sua azienda è arrivata così in alto, è perché nessuno dei suoi dipendenti deve tornare a casa con gli stessi occhi lucidi per l’umiliazione che aveva suo padre, ma con l’animo sereno e possibilmente col sorriso.
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