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La storia della festa del 1° maggio ed i nostri minatori un popolo di emigranti

Pubblicato da Redazione
venerdì, 30 Aprile 2021 - 06:59
in Attualità, Cronaca, Eventi, Varie
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L’AQUILA – di Nando Giammarini – Un vecchio proverbio, saggezza dei popoli, recita: ”Le mani sporche di lavoro profumano di dignità”.

Mai detto popolare fu più veritiero. Partendo di qui rivolgo il mio pensiero commosso e riverente, in questo giorno della festa del lavoro, alla memoria di mio padre e di tutti i minatori abruzzesi che – nelle viscere della terra, a Charleroi in Francia cavavano il carbone tutto il giorno e la sera risalendo in superficie avevano le mani nere, la bocca e le narici completamente oscurate dalla polvere inalata tanto che i belgi li chiamavano, con disprezzo, “musi neri”. Quella stessa maledetta polvere che aveva determinato, in molti di loro, la silicosi ostruttiva dei polmoni che non da scampo. Doveroso ricordare il tragico incidente di Marcinelle dell’8 agosto 1956 in cui perirono 262 lavoratori. Di quei sfortunati lavoratori 136 erano italiani di cui 60 abruzzesi. Una tragedia emblema dell’immigrazione italiana del dopoguerra, motivo di riflessione sull’integrazione degli immigrati e la sicurezza nei luoghi di lavoro ricordando che una volta quegli stessi immigrati eravamo noi. Una delle pagine più drammatiche dell’emigrazione italiana scritta da gente che con grandi sacrifici ha servito la propria famiglia e la Patria. Non come militari ma da civili con il proprio lavoro quotidiano in situazioni di estrema difficoltà e senza le minime garanzie di sicurezza. Costoro non ebbero scampo a causa di un incendio scoppiato in una galleria a 975 mt di profondità nella miniera di Bois du Cazier a Charleroi in Belgio. Una delle pagine più tristi degli incidenti sul lavoro. Povera gente che partiva dai loro paesi con una valigia di cartone alla ricerca di fortuna.

Ed arriviamo alla versione originaria della festa del lavoro. Quella del 1° Maggio è la data scelta in tantissimi paesi per celebrare una giornata che ha un grande significato e una storia che affonda le proprie radici nel passato. Essa nasce con l’intento di ricordare l’impegno delle organizzazioni sindacali gli obiettivi socio – economici raggiunti dai lavoratori dopo una lunga serie di lotte. Costituisce quindi non solo un giorno in cui riposarsi, ma anche affidarsi alla forza dei ricordi . La scelta della giornata del 1° Maggio vuole riportare in auge, tenendola ben viva nelle menti dei giovani, la tragedia della rivolta di Haymarket, avvenuta a Chicago nel 1886. Nei primi giorni di maggio di quell’anno nella città si erano susseguite proteste e scioperi dei lavoratori, che avevano come obiettivo principale quello di portare l’orario di lavoro a 8 ore al giorno, mentre all’epoca si arrivava anche a 12 o addirittura 16 ore. Il 3 maggio i manifestanti, riuniti davanti alla fabbrica McCormick, vennero attaccati dalla polizia senza motivo; il grave fatto provocò 2 morti tra i manifestanti e diversi feriti. L’evento scatenò l’indignazione dell’opinione pubblica e il giorno seguente altri lavoratori si aggiunsero alle proteste. nel Nel corso di un raduno pacifico ad Haymarket Square uno sconosciuto lanciò un ordigno contro i poliziotti che presidiavano la piazza: uno di loro venne ucciso e fu a questo punto che la polizia iniziò a sparare sulla folla uccidendo alcuni manifestanti e sette loro colleghi. Ma i disordini erano solo all’inizio. La tensione, che si toccava con mano, continuò Il 4 maggio scoppiarono degli scontri ancor più violenti che portarono alla morte di diversi lavoratori. Seguirono delle rappresaglie, delle indagini ed otto persone furono arrestate. Per sette di loro la sentenza fu di condanna a morte; successivamente, per due dei sette, la sentenza fu commutata in ergastolo. Non c’erano in realtà prove che tra gli arrestati vi fosse la persona che aveva lanciato l’ordigno. Il tribunale emise verdetti di colpevolezza per tutti e otto gli imputati. Normale che una simile sentenza provocò indignazione tra tutte le organizzazioni del lavoro mondiali ed i condannati divennero “Martiri di Chicago“. Ricordiamo la frase di uno dei condannati, August Spies, divenuta famosa in tutto il mondo, che morendo disse: ”verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che strangolate oggi”.

Nella lunga storia del lavoro, fatta di onestà e dignità, e dunque quella delle società moderne la conquista delle 8 ore costituì un passaggio fondamentale: lo sfruttamento del tempo di lavoro di milioni di lavoratori e lavoratrici, prima definito solo dall’interesse del padrone, trovava ora un limite invalicabile e costringeva proprietari e imprenditori, a modernizzare le organizzazioni lavorative con conseguente contenimento dei costi. Venivano automaticamente ridefiniti i limite del proprio potere. Sul piano della civiltà e del progresso rappresentò uno straordinario successo per le organizzazioni politiche e sindacali che avevano sostenuto questa lunga e dura battaglia. La conquista restituiva ai lavoratori uno spazio di vita per sé, che li toglieva dalla subalternità necessitata in cui erano vissuti. Essa fu dunque uno scarto della storia, un passaggio che , senza esagerazioni, finiva per ridisegnare i contorni delle società del mondo occidentale. La conquista in Italia venne sancita per legge nel 1919, ma questo obiettivo venne raggiunto a Vercelli e nel circondario per via contrattuale già nel 1907.

Mi piace ricordare in conclusione di questo articolo il duro impegno delle mondine, il cui lavoro era maggiormente diffuso in tutte le regioni del Nord e del Piemonte, impiegate nelle risaie in uno dei lavori agricoli più duri consistente nello stare per svariate ore con i piedi a mollo e la schiena curva nelle risaie a “capare” e trapiantare le piantine. Spesso queste giovani donne, a volte poco più che bambine, arrivavano dal Veneto, dall’Emilia Romagna e dalla Lombardia con il proprio piccolo bagaglio: non so se una cassetta, o una valigia di cartone come per i migranti in terra straniera, che conteneva tutto quanto loro necessario per l’intera stagione di lavoro Loro come tutte le categorie lavorative hanno fatto la storia del Paese e nonostante provenissero da ceti sociali poveri, hanno dimostrato grande dignità, combattendo battaglie sociali per veder riconosciuti i propri diritti di lavoratrici e di madri. Non esiterei nemmeno un attimo a definirle eroine del lavoro.

Viva il primo Maggio, Viva l’Italia unita, libera, indipendente che, ne sono certo, riuscirà a sconfiggere la terribile pandemia in atto nel Paese ed in tutto il mondo ritrovando la via maestra della coesione sociale, del progresso, della pace!

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