L’AQUILA – di Nando Giammarini – Il vicino e confinante Lazio, in zona rossa da oggi, genera una serie di problemi nei rapporti tra le due Regioni entrambi attanagliate, come le altre del Paese, da una paurosa crisi, oltre che sanitaria di portata mondiale, socio economica. In questo contesto necessita una “cordata sociale” volta a far incontrare le istituzioni e la parte più indifesa e sofferente della società: i poveri. Coloro che hanno poco o quasi nulla ed ai quali si nega anche la tranquillità del nulla.
Quelli che il Manzoni , dopo la conversione religiosa, definiva le “pupille di Dio”. Di qui una pressante richiesta di aiuto per chi, in questa tanto drammatica quanto difficile fase di chiusura delle regioni, rischia di perdere lavoro e casa quindi non essere più in grado di sapere come sbarcare il lunario unitamente alla propria famiglia dove, dramma nel dramma, nella maggior parte dei casi ci sono bambini in tenera età . Prevalentemente sono persone non garantite con il volto segnato dalla fatica, dal dolore, dalla sofferenza, povertà ed ingiustizie di ogni genere. Per questo guardo con immane preoccupazione alla sospensione del blocco dei licenziamenti che, sebbene prorogati giustamente a fine giugno, dovremmo farci i conti tra tre mesi; agli sfratti coatti dei cittadini indigenti, alla demolizione di case che, seppur abusive in questa difficile situazione pandemica, per quanto fatiscenti possano apparire sono l’unico posto in cui rifugiarsi dal virus.
Chiedo – da uomo con sentimenti di altruismo e grande umanità da sempre vicino agli ultimi della terra ,ancor prima che da giornalista – pertanto attenzione e aiuti concreti, da parte dello Stato, affinché le imprese non siano costrette a dover lasciare a casa i propri dipendenti. Questo al fine di evitare che “continui a piovere sul bagnato” cioè chi ha perso il denaro a causa della crisi non debba vedersi privato anche di un tetto. Sebbene in presenza di legittimi provvedimenti si eviti a delle famiglie, in piena crisi socio sanitaria, di ritrovarsi in strada sole e disperate. Sarebbe una sconfitta. Per l’intera Comunità nazionale.
A questo proposito desidero salutare e ringraziare, con piacere, un grande uomo di fede, benché io sia sul crinale opposto, un frate francescano benefattore dell’umanità: Padre Quirino Salomone organizzatore e gestore, con tanti suoi collaboratori, della mensa dei poveri all’Aquila. Una meritoria Associazione Onlus di volontariato che si occupa di sostenere tante persone in difficoltà fornendo loro pasti caldi, pacchi viveri settimanali e prodotti per neonati. Abbandonando l’ importante discorso della solidarietà occorre ora guardare, con fiducia e speranza, all’inizio della vaccinazione e all’innesto economico derivante dall’utilizzo dei fondi europei. Se queste due importanti cure, una sanitaria e l’altra economica, verranno modulate con giustizia ed equità allora verrà salvaguardata la pace sociale.
Ciò anche alla luce dell’autorizzazione al vaccino della Johnson & Johnson che da metà aprile dovrebbe consegnare 7,3 milioni di dosi nel secondo trimestre e complessivamente fino a 27 milioni nel nostro Paese. Il vaccino Usa, è risaputo, è monodose e facile da conservare a basse temperature, potrebbe quindi compensare gli ulteriori tagli e ritardi di AstraZeneca nelle consegne. Per il bene e la sicurezza di tutti. Per quel che concerne il potenziamento della rete vaccinale, che attualmente conta di 1.733 punti, potranno essere utilizzati diversi siti produttivi, quali le aree della grande distribuzione, le palestre, le scuole, le strutture di associazioni e della Chiesa che ha messo a disposizione oratori e spazi parrocchiali. Anche il mondo dello sport si è mobilitato e, per bocca del presidente del Coni, Malagò ha sostenuto, farà la sua parte con un accordo fra la struttura commissariale che metterà a disposizione un sito da adibire all’accoglienza di coloro che dovranno sottoporsi alla vaccinazione. Mentre si pensa di raggiungere il traguardo di mezzo milione di vaccini giornalieri permangono altissimi i numeri dei contagi dei decessi e dei ricoveri nelle terapie intensive.
Fermo restando che il dialogo e l’attenzione ai problemi quotidiani debbono impellentemente diventare strumenti costantemente attivi. Diversamente non sarebbero comprensibili ne giustificabili chiusure pressoché totali, imposte dal Governo nazionale o da singoli presidenti di Regioni, a causa della maledetta pandemia. Ciò significa che di pari passo debbono esserci altrettante aperture frutto di fatti concreti, che fanno intravedere un raggio di luce in fondo al tunnel. Penso a sostegni economici, parole dialoganti, attenzioni quotidiane alla ferialità dei tanti volti che hanno perso la luce della speranza e alle tante storie che, nel timore di un mancato lieto fine, si lasciano prendere da una disperazione capace con facilità di tramutarsi in rabbia sociale o in altri sentimenti ben più gravi. Importante rivolgere un appello ai tanti giovani e meno giovani , purtroppo incuranti delle regolare per contrastare il diffondersi dell’infezione, affinchè rispettino il distanziamento sociale ed usino tutti i DPI a disposizione. Necessita lanciare un messaggio forte con idee serie meditate ed ancorate profondamente alla realtà attuale che, auguriamoci, venga recepito e condiviso da quanti, in nome di un superficialismo pauroso, mettono in pericolo l’incolumità altrui. Mi permetto di ricordare loro che le diverse varianti del momento sono ben più virulenti e letali ed aggrediscono anche i giovani.
Questa potrebbe essere la linea di demarcazione tra passato e futuro. Dell’intera umanità. Intanto in Abruzzo, nelle ultime 24 ore si sono verificati ulteriori 323 casi di cui 87 sono residenti o domiciliati in provincia di Chieti, 87 in provincia dell’Aquila, 27 in provincia di Pescara, 113 in provincia di Teramo, 9 fuori regione o per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza. Ci sono stati inoltre 7 decessi e 112 guariti. Tutto ciò mentre la vaccinazione in provincia dell’Aquila non riesce a decollare e si stenta a pensare di raggiungere quanto prima l’immunità di gregge. Purtroppo, Sardegna a parte, da oggi Emilia Romagna, Lazio – che da giallo passa direttamente a rosso, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Piemonte Veneto e provincia di Trento Campania e Molise diventano zone rosse, le restanti in arancione.











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