L’AQUILA – di Andrea Petricca – “Vuelvo a vos, con mi deseo, con mi temor”, sono queste le parole musicate dallo stesso Piazzolla che racchiudono l’anima e il corpo della penetrante musica del compositore argentino che ormai da cento anni crea nel cuore umano un’atmosfera sonora fatta di ritmi vitali, di carnali armonie, di dolorose passioni e di sospiri sopiti. Sono graffianti le armonie piazzollane che avvolgono i fremiti dell’istinto e conducono ad una dimensione che è molto più terrena che divina, ma sono proprio i ritmi corporei del nuevo tango che costituiscono una base di partenza fisica ed intellettuale fatta di dolore e concretezza da cui elevarsi con forza verso una nebbia sonora soffusa nei raggi solari delle stagioni di Buenos Aires. Astor dà vita alla calda solarità di una Primavera Porteña pervasa da pungenti e ritmici spasmi interiori e le alterna al fiato di un Angel che, danzando una Milonga, trova la Muerte e la Resurreccion. Arriva il caldo opprimente del Verano, un’afa ostinata tra accenti e stridori che eccedono in secche tensioni e si abbandonano in glissandi snodati.
Si può respirare la musica di Piazzolla, come l’umidità di una notte che luccica tra le strade bagnate di una grande città silenziosa e solitaria, tra insegne notturne e fruscii spettrali; e poi il grido di una sirena che diventa faro sonoro di un’inevitabile Soledad. L’aridità interiore che in Piazzolla diventa impulsività, solitudine e dolore rinvigorisce nei ritmici colori di un Otoño che crea tappeti di armonie essiccate tra danze scorticate come cortecce da una spietata natura. La muerte di un padre non risorge ma sublima delicatamente in un passionale e incantato Adios Nonino in cui Astor ripone le vere lacrime di una poesia che liberano il corpo straziato dall’invisibilità dell’anima. Piazzolla si abbandona completamente alla pienezza della vita, ne mostra le ferite aperte lottando e continuando a suonare e a danzare con forza tanghera e malinconica fierezza tra “los aires del bandoneon”.
Silenziosa neve, che lascia una strana speranza nell’indifferenza di un mondo ormai imbiancato e freddo, si posa lentamente sui flebili suoni dell’Invierno, trascinati come fossero catene di schiavitù, di esili e di sofferti ricordi, che solo alla fine di una strada innevata e senza direzione, dolorosa, concreta e autentica si tramutano nell’intimità affettiva di rimembranze barocche e di una semplice e commovente melodia di carillon; Astor termina in un ultimo respiro carico di sospirata vita e serenità che scioglie quella neve e libera da una prigionia di ghiaccio. Si torna nuovamente ad un principio, si riscopre la linfa delle proprie radici, del proprio essere, tornando al Sur, ad una pace che prima era solo sogno e aspirazione: “Vuelvo al Sur… Llevo el Sur… Sueño el Sur…Quiero al Sur… Vuelvo al Sur”.
Il bandoneon di Piazzolla, che insieme ai vari gruppi, tra cui il First e il Second Quintet, ha scandito e rinnovato il Novecento, risuona ancora dopo un secolo, rinnovandosi e rinnovando lo spirito terreno che si volge al sogno di una realtà vera, musica autentica che muove il corpo, lo innerva di ritmo, lo libera, gli dà vita.
“Tengo una ilusión: que mi obra se escuche en el 2020. Y en el 3000 también. A veces estoy seguro, porque la música que hago es diferente.” – Astor Piazzolla
L’Euphoria Quintet, formato da Andrea Petricca, violino, Salvatore Cella, fisarmonica, Cecilia Cocchia, pianoforte, Alex Cicconi, chitarra elettrica e Amleto Matteucci, contrabbasso, nasce nel 2018 sotto la guida del M° Alvaro Lopes Ferreira. Il Quintetto, che riprende fedelmente l’organico originale del quintetto di Astor Piazzolla, festeggia il centenario del compositore argentino che ha dato vita e dà vita all’Euphoria Quintet, che dal 2019 al 2020 ha suonato in molti concerti dedicati interamente a Piazzolla. Ripercorrendo i suoi concerti, il Quintetto Euphoria omaggia Astor Piazzolla con questo video:











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