L’AQUILA – “Sono state acquistate dal Comune dell’Aquila sessanta giacche di una nota marca di abbigliamento da montagna che sarebbero dovute servire per il personale dipendente impegnato nello screening di massa effettuato a inizi dicembre. L’importo, pari a 17.600 euro, si tratta di circa 300 euro a giacca, è stato imputato e fatto gravare sul capitolo di spesa “Interventi utili a far fronte all’emergenza Covid-19”; si tratta di spese che verranno rendicontate alla Protezione Civile della Regione Abruzzo per i dovuti rimborsi. Il tutto è stato effettuato senza gara giustificandolo con l’urgenza dello screening. Le sessanta giacche da montagna sono però arrivate al Comune ben dopo la fine dello screening e, per il momento, ne abbiamo vista solo una indosso al primo cittadino in alcune foto social”.
La denuncia è dei capigruppo di opposizione al Comune dell’Aquila, Paolo Romano (Italia Viva), Stefano Palumbo (Partito Democratico), Lelio De Santis (IdV), Giustino Masciocco (Articolo 1), Angelo Mancini (L’Aquila Sicurezza Lavoro), Carla Cimoroni (L’Aquila chiama chi ama L’Aquila), dei consiglieri comunali Elisabetta Vicini (Italia Viva) e Stefano Albano (Partito Democratico) e del consigliere straniero Edlira Banushaj (Italia Viva).
“In un periodo in cui il numero delle famiglie in stato di indigenza ci rimanda una situazione che in città non si era mai vista prima, a neanche dieci giorni dalla fila, formata da centinaia di persone, presso il Csv nel giorno di consegna dei buoni per l’acquisto di generi alimentari, buoni che sono stati attivati con estremo ritardo dal Comune e che dunque non sono stati immediatamente fruibili da quelle famiglie – aggiungono -, è vergognoso sapere che l’amministrazione abbia speso risorse pubbliche per l’acquisto velleitario di giacche di marca. Si tratta di un’azione sconsiderata che restituisce plasticamente la lontananza dell’amministrazione comunale dai problemi dei cittadini, un’azione che soprattutto in questo momento doveva essere assolutamente evitata soprattutto se consideriamo che l’acquisto nulla ha a che vedere con l’emergenza covid”.











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