L’AQUILA – di Nando Giammarini – Strano da dirsi ma è così. La pandemia sul finire del 2020 – sperando che non arrivi a febbraio il nuovo picco da tutti temuto, che per evitarlo si stanno mettendo in campo tante misure oltremodo restrittive compresi e divieti di spostamento tra Regioni e Comuni a dispetto di tanti negazionisti che probabilmente non sanno cosa dicono – ha squarciato quel velo di ipocrisia che nascondeva le diseguaglianze profonde tra coloro che navigano nell’oro, i ricchi, e quanti non sanno come poter sbarcare il lunario. Quest’ultimi – i poveri, dannati del terzo millennio – non hanno nulla e gli viene negata anche la tranquillità del nulla poiché versano in una situazione di marginalità estrema ed in condizioni di salute al limite dell’ umana decenza.
Ancor più difficile la condizione di persone che vivono in strada o nei centri di accoglienza; codesti non sono gente da sottovalutare ma essere umani che hanno tutto il diritto alla salute. Come chiunque altro cittadino. Diversa la situazione di persone economicamente più agiate che in questo momento si possono permettere tamponi a pagamento e fior di specialisti a domicilio. Occorre, in simili giorni bui, un segnale forte di solidarietà e di speranza per apportare un contributo forte e deciso alle fasce più deboli della società. In altre parole bisogna fare dei tamponi e fornire delle cure adeguate ai tanti uomini e donne senza fissa dimora che pullulano le grandi metropoli e le nostre modeste cittadine di provincia. Ciò anche al fine di capire se quanti vivono in condizioni che oserei, definire drammatiche dal punto di vista igienico – sanitario, relazionale e sociale hanno un’incidenza maggiore di positività all’infezione da covid-19. Recentissime statistiche parlano di oltre 1600 test effettuati tra tamponi e sierologici con un risultato di positività intorno al 6% che è esattamente la metà di quella nazionale. Il risultato è ampiamente spiegato dal fatto che sono persone fragili si, ma che vivono in condizioni di isolamento sociale e solitudine per cui i contatti, quindi la possibilità di contagiarsi è minima.
In questo complicato pianeta emarginazione, che nella capitale del Paese ne annovera circa 8000, si stanno muovendo, in uno slancio di solidarietà che non conosce pari, medici e infermieri volontari che effettuano tamponi e screening sierologici ai senza dimora. Li fanno alla stazione Termini, presso Binario 95, e nel poliambulatorio messo a disposizione, già dal 2016, da Papa Francesco, sotto al colonnato di San Pietro. In caso di risultato positivo viene eseguito subito un tampone molecolare per verificare l’effettiva presenza del Sars-Cov-2 nel paziente. Se confermata la positività il povero malcapitato viene dirottato presso le strutture di isolamento predisposte dal Comune di Roma, in collaborazione con la regione Lazio. In questa struttura opera la dott.ssa Lucia Ercoli coordinatrice di medicina solidale, che saluto e ringrazio per l’infaticabile opera al servizio dei meno fortunati. Con lei collaborai anni fa quando era al centro di Tor Bella Monaca.
Nel nostro Abruzzo, al momento Regione Rossa, nonostante il presidente Marco Marsilio abbia firmata l’ordinanza che da oggi la eleva a zona arancione c’è polemica su questa decisione, che ha generato una grande confusione tra gli stessi esercizi commerciali, intempestiva poiché egli ben sapeva che prima di 21 giorni ciò non sarebbe stato possibile. E’ a tutti noto che un’ordinanza regionale non può essere incompatibile con un DPCM. Si presuppone quindi antagonismo di fondo sperando che il Governo non impugni l’ordinanza. Ieri sera il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, ha dichiarato che se Marsilio, domani, emana l’ordinanza scatta la diffida.
Questi i dati di ieri in Abruzzo: 294 i nuovi positivi al Coronavirus di età compresa tra gli 8 mesi e i 100 anni, emersi dall’analisi di 4.701 tamponi. Altri 11 i decessi registrati ma continua a crescere il numero dei guariti, oggi 442 in più, per un totale di 12.206. Gli attualmente positivi sono 17.088 (-159), 738 ricoverati (di cui 71 in terapia intensiva), 16.350 in isolamento domiciliare. Continua quindi il lento decremento della curva epidemiologica Confidiamo nel senso di responsabilità degli abruzzesi, nel rispetto dei protocolli. Unica forma di prevenzione.











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