CABBIA DI MONTEREALE (AQ) – Il due novembre è una ricorrenza dedicata ai nostri cari che sono andati avanti, essa rappresenta tradizioni e usanze tipiche di ogni paese dello stivale e viene celebrata ogni anno il giorno successivo alla solennità di tutti i Santi. Ma qui, da noi, nell’Abruzzo aquilano più interno e più integro, è ancora possibile ritrovare luoghi, storie, paesaggi; lo spazio e il tempo per una riflessione, un ricordo. Persino la natura è possibile ritrovare. In questa stagione che il pittore per eccellenza, l’autunno, ha dipinto con i suoi mille colori anche l’estremità dei monti che all’orizzonte sembra congiungersi al cielo dando la sensazione dell’infinito.
Mancano appena due giorni alla commemorazione dei defunti ed in tutti i cimiteri, nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza dettate dalla maledetta pandemia determinata dal Coronavirus, si stanno svolgendo delle piccole opere di pulizia delle tombe, dei loculi, delle cappelle per sistemarle al meglio. Sono curati ed accesi di mille colori; tante luci perpetue e lumini e fiori che conferiscono al luogo sacro un surreale aspetto di giardino fiorito. Ciò nel pieno rispetto di una tradizione consolidata, nei nostri tanti paesi, che arricchisce di umanità il territorio e la sua gente.
Nel cimitero di Cabbia, un luogo familiare e sfuggente, ombroso e rilucente oltre al dolore della perdita, al lutto, può capitare di incontrare la bellezza, il mistero e la luce. L’imprevedibile sublime, oltre il banale di un grigio, sconfinato racchiuso nelle mura di cinta. Questa triste e mesta ricorrenza ha un suo particolare rituale che consiste nel recarsi nel luogo sacro a rendere omaggio ad una persona defunta soffermarsi davanti alla sua tomba, raccolti in un religioso silenzio di preghiera rimembrando trascorsi d’affetto, d’amicizia, di vita che fu. La tradizione cabbiese vuole che la sera dei Santi tutti ci rechiamo in chiesa a fare un rintocco di campana per ogni nostro defunto, parente, amico, conoscente, che serve a ricordarlo.
Nella vita delle persone e delle Comunità s’incontrano tutti i loro problemi e le vicende, anche personali, che ne determinano la solidarietà, la grandezza, la passione, l’attaccamento al suolo natìo manifestato anche in questa particolare ricorrenza. Una questione di cultura, di rispetto e di umanità che nutriamo nei confronti di coloro che ci hanno preceduti ed hanno fatto, con il loro spirito d’impegno e di sacrificio, la storia delle proprie famiglie e del nostro meraviglioso paesello allocato sui monti. Partendo da questa considerazione ci ritroveremo tutti il prossimo due novembre a Cabbia per commemorare i nostri defunti, una particolare ricorrenza molto sentita per il suo grande valore sentimentale ed umano poiché ricordiamo, con affetto e commozione, i nostri cari estinti che hanno lasciato in questa terra la loro opera a testimonianza di una vita vissuta tra problemi e difficoltà, sacrifici e soddisfazioni. Sono persone unite tra loro, com’è normale in un paese di poche anime, da legami di parentela, di amicizia, di conoscenza, di vicinato per cui quando ci rechiamo a far visita ad un nostro caro poi facciamo il giro del cimitero a salutare tutti. Questo è molto bello poiché dimostra l’attaccamento, il rispetto, il ricordo, sentimenti che vanno ben oltre la morte e fanno vivere in eterno le persone. Sono particolari momenti in cui tanti pensieri si accavallano nella mente e nel cuore, navigando nei trascorsi della vita, e ricordano mamme e padri di famiglia, giovani, ragazzi periti nel fiore della gioventù, colpiti da un destino atroce, che hanno gettato nel dolore e nello sconforto questa piccola comunità di montagna – unita e solidale – colpita nei suoi affetti più cari, nelle energie migliori.
Non esistono, ne esisteranno mai, parole in grado di mitigare il dolore e spiegare simili tragedie che, purtroppo, si verificano con assurda frequenza e con le quali ci dobbiamo, nostro malgrado, rapportare in quanto eventi facenti parte della vita. Dal punto di vista cristiano la morte è vista come pasqua cioè il passaggio dalla vita terrena a quella eterna sebbene essa rimanga una condizione angosciante che inevitabilmente la società cerca di nascondere in tutti i modi e noi stessi cerchiamo di allontanare. Paradossalmente la morte serve ad illuminare la vita, come il dolore e la malattia ci rendono consapevoli del valore e dell’importanza della salute che diversamente daremmo per scontati. Questo giorno ha la sua importanza poiché dimostra che i veri valori della vita, al di fuori di tante banalità, sono l’amicizia ed il volersi bene il resto, come ci ricorda il grande Totò nella poesia “ A Livella”, è solo una condizione diversa che la morte rende uguale. Per tutti.











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