L’AQUILA – di Nando Giammarini – In una bellissima poesia a proposito dell’autunno Vincenzo Carderelli scrisse: ”Già lo sentimmo venire nel vento d’agosto, nelle pioggie di settembre; torrenziali e piangenti; e un brivido percorse la terra; che ora, nuda e triste…”
Nulla di più vero e realistico in Alto Aterno, a Montereale e tutte le sue frazioni ove in questo periodo il pittore per eccellenza, la natura, ha dipinto di mille colori il territorio montano. Uno spettacolo mozzafiato da lacrime agli occhi. Lo si può ammirare nei mattini dei risvegli quando dall’alto di Cabbia, mio paese d’origine, si vedono le cime del Gran Sasso imbiancate da una spolverata di neve caduta nella note e più a valle un mare di nebbia che sembra livellare tutto. Come a ricordarci che tutti camminiamo su questa terra incontro allo stesso destino. Analogo spettacolo si presenta sul calar della sera quando il sole in fase di tramonto illumina le immacolate vette.
L’autunno, nella sua spettacolare bellezza, è una stagione da cui traspare una velata tristezza poiché presagisce l’inverno. In questo periodo i tanti paesini montani che dell’intero stivale sono pressoché deserti. Con la fine delle ferie estive la riapertura delle scuole tante famiglie che avevano trascorsi giorni spensierati sono tornate nei luoghi ove vivono abitualmente. Dopo la settimana precedente, fredda e piovosa, è tornato il bel tempo, anche se le temperatore si sono abbassate, e le persone si stanno dilettando ad andare in cerca di funghi e prossimamente di castagne. Il delicato rumore delle foglie che scricchiolano, il profumo del bosco coperto di rugiada e i primi raggi mattutini che si insinuano fra i rami degli alberi, unitamente a qualche riccio che cade di tanto in tanto, sono musica per tante orecchie in grado di ascoltare e recepire simili concerti.
Montereale e le sue frazioni infatti, offrono la possibilità di assaporare tutta l’atmosfera del periodo, grazie all’immenso giardino naturale dei suoi monti e alle chiome delle conifere che piano piano lasciano il verde brillante per fare spazio, più a valle a terreni ubertosi e castagneti, ai frutti di stagione tra cui la famosa “roscetta fiorentina”. Regina incontrastata dei nostri luoghi. Parliamo di un frutto di dimensioni medio grandi molto calorico composto per circa il 60% da amidi e da carboidrati, cloro, magnesio, proteine, sali minerali e le vitamine A, B e C. Sarebbe il caso di promuovere, non adesso ovviamente in quanto le manifestazioni con assembramento sono vietate, un evento che dia visibilità a questa qualità superiore di prodotto del bosco non solo sotto il profilo produttivo ma anche per quel che concerne l’aspetto culturale e turistico.
Fin da epoche remote, ad economia essenzialmente agro-pastorale, essa è stata una forma di sostentamento per tante famiglie che, racconta mia madre ormai 92enne, andavano nei paesi limitrofi a cambiare le castagne con altre derrate alimentari necessarie al sostentamento delle famiglie nel lungo periodo invernale. Ora, fortunatamente, la situazione è cambiata in meglio, tutti conducono un tenore di vita più agiato,anche se siamo alle prese con la terribile pandemia da Coronavirus-19. Stiamo attraversando un periodo difficile e doloroso, causato da una infezione che sta mettendo a dura prova molte realtà nel mondo condizionando fortemente i rapporti sociali e inferendo duri colpi all’economia del Paese, delle nostre zone ed alle condizioni di salute di tante persone. Soprattutto anziane.
Nel richiamare tutti i miei conterranei dell’Alto Aterno, al rispetto delle norme volte a combattere il terribile virus partendo dall’uso scrupoloso dei DPI, desidero rivolgere un augurio di pronta guarigione a quanti sono alle prese con questa emergenza sanitaria che fino ad ora sembrava avessse risparmiato l’Abruzzo aquilano.











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