L’AQUILA – di Nando Giammarini – E’ quantomeno singolare in un momento come l’attuale dominato dalla pandemia cancellare la delibera della Regione Abruzzo n. 337/2020 annunciata come la panacea di tutti i mali. Un simile atto è fortemente penalizzante per l’Abruzzo e le sue aree interne. Una opera destinata a rimanere un “santuario nel deserto” dopo i due lotti in fase di realizzazione e finanziati dell’Anas. Se non si effettua il V l’opera rimarrà incompleta.
E’ a tutti noto che l’importante infrastruttura, una volta ultimata porterà sicurezza e sviluppo tra le due Regione confinanti: il Lazio e l’Abruzzo ed aprirà ulteriori sbocchi verso l’Umbria e le Marche. A fronte di una simile, scellerata, decisione la prima cosa che viene in mente, non dico agli addetti ai lavori ed alle persone più politicizzate, ma all’uomo della strada e quella di chiedersi: “ma i consiglieri ed assessori aquilani della Giunta Marsilio dove sono e per cosa sono stati eletti? Forse per eseguire ordini di scuderia abbandonando il territorio che li ha sostenuti e del quale dovrebbero essere espressione?” Non è facile trovare risposte a simili quesiti per esprimere tutta l’amarezza ed il turbamento che i cittadini interessati provano a fronte questa situazione che non oserei a definire scellerata.
Sentito telefonicamente il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, uno degli artefici e dei più convinti assertori dell’opera, tanto che per far decollare i lavori del III lotto a luglio di due anni fa fece lo sciopero della fame, ci ha inviato il seguente comunicato stampa che riportiamo fedelmente: Annunciata come la panacea di tutti i mali, la Delibera 337/2020 sulle infrastrutture strategiche è quanto di peggio si potesse immaginare perché non farà fare all’Abruzzo nessun passo avanti sul terreno dell’innovazione, della qualità dei collegamenti, dell’estensione dei servizi, del miglioramento ambientale, del risparmio energetico, della sicurezza e in sostanza del suo sviluppo “Come se non fossero passati decenni dal modello adottato ancora qualche giorno fa dalla Giunta Marsilio e come se la pandemia non ci avesse insegnato nulla, spingendoci ad adottare nuovi paradigmi di sviluppo orientati alla tutela dell’ambiente e della salute, la Delibera si limita ad un elenco di opere senza capo né coda. Anche con clamorose dimenticanze”.
Infatti, anche solo a voler stare solo sulla tipologia classica degli interventi viari, “la prima cosa che salta agli occhi è la cancellazione di un’opera che da sempre fa parte della programmazione regionale: il V Lotto della SS 260 L’Aquila-Amatrice. Parliamo del tratto decisivo (a completamento dei lotti IV e III che l’Anas sta realizzando) per il collegamento trasversale appenninico. L’opera era stata prevista dalla Giunta Pace, confermata dall’amministrazione Del Turco, poi dalla Giunta Chiodi e per ultima ribadita dal governo guidato da Luciano D’Alfonso.
Oggi, a fronte di un infinito elenco – che più che a un libro dei sogni assomiglia a un volume di incubi – esce di scena una delle opere davvero condivise e indispensabili Non solo. Pietrucci ricorda che per infrastrutture “dovrebbero intendersi anche le reti idriche e fognarie (che in Abruzzo hanno indici di dispersione d’acqua spaventosi), i depuratori civili e industriali, il sistema delle connessioni internet, le opere di salvaguardia dai rischi idrogeologici e della neve, e poi tutte le reti della mobilità leggera e sostenibile (dalle piste ciclabili alle pedonalizzazioni alla sentieristica di montagna).
A fronte di un elenco di interventi (classificati a priorità ‘molto alta’, ‘alta’ e ‘media’) che ammonta alla cifra astronomica di circa 6 miliardi di euro, praticamente “nulla di tutto questo è previsto. Chiedo il ritiro immediato della Delibera affinché venga riscritta col contributo dei Sindaci e dei soggetti in grado di individuare le vere e innovative priorità strategiche per infrastrutturare l’Abruzzo e prepararlo al futuro”.
Immediata la reazione sui social di tanti cittadini interessati alla moderna ed efficace infrastruttura viaria che si dicono pronti a scendere in piazza se la delibera non venisse ritirata.











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