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Legambiente: verso una mobilità sostenibile alternativa

Pubblicato da Redazione
mercoledì, 13 Maggio 2020 - 11:37
in Ambiente
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L’AQUILA – Puntare su una mobilità urbana sempre più condivisa e sostenibile è la sfida che propone Legambiente ricordando che i Piani urbani per la mobilità sostenibile (Pums) per il raddoppio delle ciclabili sono già previsti e sollecitando i Comuni a metterli in campo al più presto. “Le risorse per nuove ciclabili ci sono: sblocchiamo i 150 milioni di euro stanziati nella Legge di Bilancio 2020 per il co-finanziamento di percorsi ciclabili urbani”. A  livello regionale già negli anni passati sono state poste le basi per un nuovo modo di sviluppare il turismo, con indicazioni precise per un settore che sia sostenibile: vanno rispettate modalità e procedure per realizzare un sistema ricettivo e condiviso, che segua le norme del Protocollo d’Intesa sottoscritto dalla Regione con Legambiente.

Legambiente accoglie come un segnale molto positivo la posizione espressa in un recente comunicato del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci su questo tema che portano avanti da molto tempo. Ci sono infatti diversi progetti che attendono di essere realizzati o completati, anche per non cadere nella evidente contraddizione per cui si sostengono gli acquisti per le biciclette elettriche, ma non si creano le strutture ciclopedonali dove poterle utilizzare, come ad esempio i 90 km progettati dall’Alto al Basso Aterno. Progetto che vede il Comune dell’Aquila coinvolto insieme ad altri 23 Comuni del territorio, alla Provincia, a Regione Abruzzo e all’Università degli Studi dell’Aquila.

“Legambiente Abruzzo può portare come esempio virtuoso l’iniziativa partita l’estate scorsa dalla Green Station di Pescara. È in corso la sperimentazione di mobilità sostenibile lungo tutta la Costa dei Trabocchi con l’attivazione delle bike station in otto stazioni ferroviarie da Francavilla al mare a Vasto-San Salvo” dichiara il direttore di Legambiente Abruzzo, Enrico Stagnini “L’iniziativa aggiunge un altro tassello al progetto di green mobility voluto e pensato dentro il Contratto di Costa e che vede protagonisti la Camera di commercio Chieti-Pescara insieme al Gal Costa dei Trabocchi, il Polo Inoltra e Legambiente, in collaborazione con la Regione Abruzzo. Un ruolo importante è anche quello di Rete ferroviaria Italiana che, insieme a Legambiente, ha dato vita e ruolo alle bike station, come elemento di centro servizi per il territorio, punto informativo turistico e hub di accesso alla mobilità sostenibile. La nostra Carta Costituzionale tutela la salute dei cittadini ed è quindi un obbligo quello di adottare le migliori misure che la garantiscano e che contribuiscano alla mitigazione dei rischi per la salute. Abbiamo ben capito che ciò che noi chiamiamo “normalità” non è alto che uno stato di instabilità permanente, in cui basta una perturbazione per mettere in crisi un intero sistema. Non possiamo chiedere il ritorno alla normalità, bensì dobbiamo tutti pretendere che le cose cambino subito, da oggi, incluso il modello di mobilità”.

Potenziare la sharing mobility e raddoppiare i chilometri delle piste ciclabili in città per tutelare l’ambiente e la sicurezza dei cittadini nella fase 2 dell’emergenza sanitaria con il ritorno alle attività di milioni di italiani sarebbe auspicabile anche nella nostra realtà. “Si tratta pertanto di scomporre il tema della promozione della mobilità ciclistica in tutte le azioni che la possono promuovere, sia aumentando i servizi al ciclista come ad esempio con la realizzazione di un buon bike sarin, sia adeguando la città ad una fruizione più agevolata da parte dei ciclisti, siano essi turisti che residenti che scelgono la bicicletta come mezzo alternativo all’auto” dichiara la presidente del Circolo Legambiente Abruzzo Beni Culturali, Rita Maione e prosegue “Incentivare il cicloturismo nella nostra regione è fondamentale, ma in questa fase ancora di più è fondamentale rivalutare le possibilità di una mobilità alternativa all’automobile grazie all’uso della bicicletta negli spostamenti urbani quotidiani. Attrezzare le città e le stazioni di treni ed autobus con “cicloparcheggi” diffusi e nei quali sia possibile legare facilmente il telaio della bicicletta, organizzare una segnaletica di direzione dedicata alla mobilità ciclistica, oppure incentivare ed aiutare le ciclo officine già presenti sul territorio comunale e le associazioni ciclistiche cittadine; sono solo alcune delle possibili azioni da compiere. Passando quindi da un concetto ove la velocità deve essere garantita (cioè che bici e pedoni sono un intralcio al traffico) al nuovo concetto che soprattutto nei centri della città antica e nelle isole ambientali è l’auto che deve rispettare pedoni e biciclette”.

Auspichiamo un cambiamento reale: è necessario intervenire ora e cogliere l’opportunità irripetibile di un lungo lasso di tempo (durante il quale le affluenze saranno decisamente contenute), utile alla realizzazione, sperimentazione e eventuale rettifica delle soluzioni scelte. Ritornare alla normalità vuol dire tornare ad inquinare più di prima, per recuperare il tempo ed i soldi persi, vuol dire chiudere gli occhi e non vedere che la causa di questa crisi è il modello sbagliato di sviluppo, non è sostenibile. Le crisi ambientali che dovremo affrontare nei prossimi anni richiedono un cambio di passo importante, un coraggio che la classe politica deve ancora dimostrare di avere. Le crisi ambientali portano sempre a crisi socioeconomiche e l’unico strumento che la società sembra avere per gestirle, è la limitazione dei diritti fondamentali. Abbiamo tutti l’obbligo di rifiutare questa “normalità”.

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