
L’AQUILA – Si terrà lunedì 29 ottobre, all’auditorium del Parco, nella zona del Castello cinquecentesco, lo spettacolo “Lontano da qualche parte” di Carla Arduini, in occasione del centenario della fine della prima guerra mondiale.
Lo spettacolo, che prende le mosse da un’attenta ricerca storica, archivistica e bibliografica, è stato ideato e realizzato da Faedum, associazione teatrale nata solo da qualche mese come start up dall’incontro di professionisti del settore. Tra immagini, costumi d’epoca e scritti risalenti alla guerra, sarà possibile rivivere, almeno in parte, i sentimenti, le emozioni e gli stati d’animo di un giovane costretto alla paura degli assalti, al freddo delle trincee, alla nostalgia per la donna amata e per i famigliari e infine alla disillusione, fino al sacrificio di sé stesso. Una guerra, insomma, che non uccide solo fuori, ma anche e soprattutto dentro.
Lo spettacolo, che sarà replicato alle 11 (per le scuole) e alle 18, ingresso gratuito, è stato realizzato con gli attori Claudia Muzi, Diego Sebastiani e Aldo Spahiu, grazie anche al patrocinio e il contributo del Comune dell’Aquila, assessorato alla Cultura e al turismo e dell’Istituto Abruzzese per la Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea.
Drammaturgia, costumi, light design, scenografia e regia sono di Fabrizio Pompei, Edoardo Gaudieri, Umberto Di Nino e Lucia Paolucci, le musiche di Diego Sebastiani. Hanno collaborato: Lavinia Di Profio (scenografia), Stefano Tomassetti (grafica), Francesca Romana Di Nino (make up); i costumi sono ad opera di The One di Roma e il service è affidato a Stage Sound e Light.
Un ringraziamento particolare va al 9° Reggimento Alpini, alla Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e in particolare a Antonio Centofanti e Antonella Martellacci.
Lontano da qualche parte ha ottenuto il logo ufficiale per la Commemorazione del Centenario della Prima Guerra Mondiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale.
“Sulla prima guerra mondiale esiste una cospicua mole di materiale documentario: non solo lettere o testimonianze letterarie degli intellettuali che si trovarono a combattere al fronte, ma anche fotografie e filmati (cosa mai verificatasi nelle guerre precedenti, visto che il cinema era invenzione recente)” spiegano gli ideatori.
“Un materiale eterogeneo e di grande e efficacia per accostarsi alla tematica del primo conflitto mondiale attraverso lo sguardo e i sentimenti di chi la guerra la visse in prima linea e che, spesso, non fu tanto fortunato da tornare a casa. Lontano, da qualche parte attinge appunto da questi variegati materiali e mette in scena la parabola esistenziale di un giovanissimo soldato che, sperimentando l’orrore inimmaginabile della violenza e della morte, prende consapevolezza di quanto insensato sia il massacro cui sta partecipando. Una vicenda, la sua, che è una sorta di exemplum, di sintesi delle innumerevoli storie, diverse eppure simili, degli uomini che vissero la Grande Guerra. Uno spettacolo che vuol raccontare le sorti di una generazione che, come scrisse Erich Maria Remarque nel suo celeberrimo Niente di nuovo sul fronte occidentale, se pure sfuggì alle granate, venne comunque distrutta dalla guerra, e che col suo dissennato macello può e deve esserci ancora di monito”.









