
L’AQUILA – di Antonietta Centofanti – Il 21 dicembre c’è stata una cerimonia nel piazzale della Scuola Primaria E. De Amicis per ricordare tutti gli studenti e le studentesse che nella notte del 6 aprile 2009 persero la vita. Per incuria, leggerezza e responsabilità di molti: privati cittadini che a quei ragazzi avevano affittato – a caro prezzo e al nero – stamberghe fatiscenti e lo Stato, nelle sue declinazioni, a partire dalla Protezione Civile e la Commissione Grande Rischi, strumento principe per la valutazione dei livelli di sicurezza a tutto campo.
L’occasione della cerimonia era rappresentata dalla donazione, da parte del Comitato Vittime Casa dello Studente,dell’albero di Natale che per otto anni aveva illuminato le macerie che avevano sepolto otto ragazzi. Per non dimenticare. A quella cerimonia era stata inviata a mezzo stampa e tramite face book tutta la città.
Non si è visto nessuno. Perciò non mi stupisce la querelle in corso, riportata da News town, riguardo il luogo della memoria ( Piazzale Paoli) con annessa difesa di alberi secolari (che non devono essere necessariamente abbattuti) e il riferimento ad una persona “di Lanciano” promotrice del progetto: una madre che ha perso sua figlia, Ilaria.
Questa città, con le doverose eccezioni, non se lo merita un luogo della memoria.
Quanto alla soluzione alternativa a Piazzale Paoli, individuata dai firmatari della petizione, ricordo a tutti che c’è un protocollo d’intesa a firma della precedente Amministrazione, l’ADSU e l’Università degli Studi dell’Aquila che prevede la realizzazione di una spazio della memoria, la cui ideazione è affidata agli studenti dell’Università e dedicato a tutti gli universitari periti, e non solo agli otto ragazzi assassinati alla Casa dello Studente.
E’ il tributo obbligatorio che la città deve a queste giovani vite, che molto hanno dato, anche in termini economici, alla comunità. E quel luogo deve continuare ad essere di monito per chi costruisce e per chi governa perché non si dimentichi mai più che gli edifici pubblici – e in prima battuta le scuole di ogni ordine e grado, gli studentati, le sedi universitarie- debbano garantire la massima sicurezza. Se non altro, perché accolgono il futuro di questo paese.
A quasi nove dal sisma c’è solo un luogo dove è possibile leggere i nomi di tutti coloro che ci hanno lasciato. la Cappella della Memoria presso la Chiesa di Sant’Agostino.
Quanto alla fiaccolata commemorativa che si svolge la notte del 5 aprile e che i familiari delle vittime organizzano da anni, affiancati sin dalla prima (6 luglio 2009) da un gruppo di giovani, il 3 e 32, forse è bene che se ne occupi la città, se vuole ricordare. A noi non serve, perché l’assenza di chi abbiamo perduto ha marchiato per sempre le nostre vite.










