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“San Liberatore”: la ASL delibera 800mila euro di investimenti sull’Endocrinologia

Pubblicato da Redazione
giovedì, 04 Maggio 2017 - 15:42
in Politica
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ATRI (TE) – Nel dibattito pubblico di questi anni sull’Ospedale “San Liberatore” di Atri (TE) e sul suo ruolo nell’offerta sanitaria del futuro, a lungo ostaggio di notizie vaghe ed imprecise diffuse dalla politica locale, apertamente o sotto pseudonimo, uno dei pezzi forti nel repertorio era l’imminente perdita di un’importante specialità del presidio atriano: quella dell’Endocrinologia. Se avessero avuto ragione gli animatori di questo acceso dibattito oggi l’esperto dottor Raggiunti, che da anni guida questa efficiente Unità Operativa Complessa, avrebbe cessato già da anni di operare presso il “San Liberatore”, e di macinare, un anno dopo l’altro, risultati più che lusinghieri.

Per fortuna le chiacchiere sono chiacchiere, e i fatti non ammettono interpretazioni controverse. Alla fine del 2015, di fronte a una momentanea difficoltà del reparto, ci fu chi parlò di chiusura imminente; l’allora Commissario Regionale alla Sanità Luciano D’Alfonso provvide urgentemente a sbloccare le assunzioni a tempo determinato, e consentì così all’Unità del dottor Raggiunti di riprendere il lavoro a pieno ritmo. Anzi: le attività ripresero con un tale slancio che a gennaio 2017, tirando le somme dell’anno appena trascorso, ci si accorse che il 2016 per le attività dell’Endocrinologia atriana era stato un anno record, con più di 25.000 prestazioni (mille in più che nel 2015) e una mobilità attiva oltre il 30%.

Oggi a questo quadro già positivo si aggiunge un altro elemento importante, di cui è possibile leggere sui giornali: la ASL di Teramo, con una delibera datata 27 aprile, ha deciso un importante investimento di 800.000 €, per dotare il reparto di spazi pienamente a norma e finalmente adeguati al numero di prestazioni che svolge, che è notevole e in continua crescita. Una cattiva notizia per chi aveva puntato tutte le sue carte sul declino del “San Liberatore”, ma un’ottima notizia per tutti gli amici sinceri del presidio atriano e per tutti i cittadini, abruzzesi e non, che ormai da anni vedono nell’Endocrinologia atriana un punto di riferimento imprescindibile.

Dal mio punto di vista si tratta di un’ulteriore conferma di quella che, man mano, sta diventando una mia convinzione sempre più ferma: per il “San Liberatore” può esserci un futuro altrettanto solido che il suo passato, ma a garantirlo potranno essere solo le specialità e le punte di eccellenza. Anche perché, se ben guidate, i reparti specialistici potranno consolidare attorno a sé una filiera di buona sanità pubblica a chilometro zero, puntando sulle eccezionali professionalità reperibili nel presidio atriano, ad esempio nel reparto di Chirurgia.

Sa tutti faranno la loro parte, insomma, nel prossimo futuro ad Atri si potrà costruire una situazione da cui cittadini, medici e casse regionali avranno tutto da guadagnare: a perdere qualcosa sarebbero, magari, solo i professionisti della disinformazione, e quegli elementi della politica locale che, dopo aver consegnato migliaia di voti a rappresentanti regionali che hanno recentemente votato per la cancellazione del presidio atriano dalla mappa della sanità abruzzese, tentano periodicamente di accreditarsi come paladini del “San Liberatore”. Per fortuna le voci di corridoio contano ben poco, quando parlano i numeri delle prestazioni e quelli degli investimenti.

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