
L’AQUILA: – “Nel corso del Convegno tenutosi sabato 22 aprile a L’Aquila presso l’Auditorium del Parco, è stato ”denunciato” un quadro sconfortante della situazione delle 1.053 abitazioni di Edilizia Residenziale Pubblica Regionale e Comunale, classificate di categoria E – inagibili e, ad otto anni dal terremoto, non ancora ricostruite pur in presenza delle necessarie risorse finanziarie.
Sino ad ora ben 86.306.996,85 euro non sono stati spesi, e una parte di questi fondi “non ancora spesi”, sono stati “volutamente dirottati” dalla ricostruzione pubblica verso la ricostruzione privata.
Le famiglie interessate a tale ricostruzione sono più di mille, attualmente ospitate negli alloggi del progetto C.A.S.E. (le New Town) e nei M.A.P. (Moduli Abitativi Provvisori), e attendono fiduciose di poter ritornare nelle loro abitazioni e di fare rivivere i loro quartieri popolari, ancora abbandonati al degrado e all’incuria del tempo.
Il Mia Casa d’Abruzzo e gli Inquilini e Assegnatari presenti, al fine di trovare una via di uscita alla confusa e incerta situazione delle coperture finanziarie e delle competenze, hanno deciso di rivolgersi al Prefetto dell’Aquila, per chiederne l’aiuto e l’intervento, così come, subito dopo il terremoto, fecero con l’allora Prefetto Franco Gabrielli, che intervenne con tempestività, concretezza e competenza.
Al riguardo della mancata ricostruzione delle abitazioni ATER e del Comune dell’Aquila, Pio Rapagnà, a conclusione degli interventi, con grande amarezza ma senza cedimenti al populismo e al disimpegno, ha dichiarato:
“Se una autorità di vigilanza, di controllo e di prevenzione, e se un “soggetto attuatore” della ricostruzione, viene a sapere adesso (nel caso non lo avesse saputo prima) e anche a vedere (nel caso non lo avesse visto di persona) che a L’Aquila, ad otto anni dal terremoto, ci sono oggi, da una parte 1.053 abitazioni delle Case Popolari e Comunali dichiarate inagibili, che non sono state ancora ricostruite, e da un’altra parte le corrispondenti 1.053 famiglie, assegnatarie di quelle abitazioni, che sono ancora sfollate nelle piastre periferiche del Progetto CASE e MAP, che aspettano di poter rientrare nelle loro case e ritornare nei loro quartieri, queste autorità di controllo e di esecuzione, non dovrebbero intervenire di loro iniziativa e con tutta la loro autorità per fare in modo che le 1.053 abitazioni siano rapidamente ricostruite e le 1.053 famiglie possano ritornare ad abitarle nei tempi più brevi possibili?”
“Perchè devono essere le 1.053 famiglie, ogni giorno preoccupate e in ansia per il futuro che le attende, a dover “ricordare e denunciare” alle stesse autorità e alla opinione pubblica aquilana, abruzzese e nazionale che, nel caso non lo avessero saputo prima, adesso lo sanno, che ci sono 1.053 abitazioni non ricostruite e abbandonate al più completo degrado, nonostante dal 15 agosto 2009 ci siano a disposizione ben 150 milioni di euro per la loro riparazione, ricostruzione e messa in sicurezza sismica?”
“Ecco, questa mi sembra una bella riflessione che la classe politica regionale e locale dovrebbe fare, mentre per me resta, da tanti anni, una precisa domanda e una richiesta di intervento chiaro e ben documentato alle autorità competenti, in attesa di una risposta e di una manifestazione ufficiale di interesse”.
E’ quanto si legge nella nota a firma di Pio Rapagnà – ex Parlamentare










