
L’AQUILA: – La Corte d’Appello dell’Aquila, di fatto, non ha accolto la tesi accusatoria sostenuta dal pg Romolo Comoche aveva chiesto la conferma della sentenza del giudice delle prime cure che aveva inflitto sei anni di reclusione a tutti gli imputati. “La colpa – aveva spiegato il magistrato nella sua requisitoria del 10 ottobre, giornata nella quale si era aperto il processo d’appello – non attiene al mancato allarme ma alla errata, inidonea, superficiale analisi del rischio e di una carente e fuorviante informazione che ha fatto mutare i comportamenti degli aquilani di attuare le tradizionali misure dopo scosse forti. La colpa generica e’ la negligenza e l’imprudenza nel fare quella valutazione. Sottolineo – aveva proseguito Como – che si cerca di far rientrare dalla finestra quello che si e’ messo fuori dalla porta e cioe’ il voler presentare espressamente che si e’ trattato di un processo alla scienza. Ma non e’ cosi’”. Secondo il pg, “la sentenza non e’ fondata su un’ipotesi di colpa incentrata sulla previsione del terremoti, non e’ cosi’ perche’ non e’ possibile prevedere. Ribadisco la imprevedibilita’ del terremoto. La riunione della Commissione Grandi Rischi all’Aquila del 31 marzo 2009 e’ stata un’operazione mediatica per tranquillizzare la popolazione con carattere scenografico e mistificatore, al termine e’ stata data un’informazione inesatta, incompleta e fuorviante”.










