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Ricostruzione: Sindaco di Villa Sant’Angelo, il Governo ci affama e io digiuno per protesta

Pubblicato da Redazione
mercoledì, 16 Luglio 2014 - 08:33
in Cronaca
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VILLA SANT’ANGELO (PE): – “Uno sciopero della fame finché il governo non darà risposte concrete e risorse per la ricostruzione”.
Lo annuncia Pierluigi Biondi, sindaco di Villa Sant’Angelo (L’Aquila), uno dei comuni maggiormente colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, che ha scritto una lettera aperta al primo ministro, Matteo Renzi, al sottosegretario del ministero dell’Economia e delle finanze Giovanni Legnini, al vice presidente della Giunta regionale, l’aquilano Giovanni Lolli, e al direttore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione del cratere, Paolo Esposito.
“Le casse pubbliche sono a secco – spiega Biondi – senza nuovi finanziamenti sarò costretto a sospendere l’istruttoria delle pratiche già depositate e bloccare l’iter dei nuovi progetti che sono pronti per essere presentati”.
“Il tema della ricostruzione dell’Aquila e degli altri 56 comuni danneggiati dal sisma è scomparso dall’agenda nazionale, il premier Renzi non ne ha mai fatto cenno nelle priorità del proprio esecutivo, la governance del cratere è diventato un organismo autoreferenziale che ha mortificato il dibattito tra sindaci, che non si riuniscono per precisa volontà politica da circa 2 anni, e la pattuglia dei parlamentari abruzzesi si limita a enunciazioni di principio cui non seguono atti concreti”, attacca il primo cittadino.
“Nei momenti difficili servono gesti forti: arriva un punto in cui le parole non bastano più e servono esempi. Questo è uno di quelli e io non intendo sottrarmi – conclude Biondi – per questo, dopo un doloroso confronto interiore, ho deciso di dare vita a una protesta forte che spero scuota le coscienze di chi può decidere se il nostro territorio può ripartire o deve essere condannato a una lunga agonia”.

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA APERTA

Egregio signor Presidente del Consiglio, egregi signori in indirizzo,
quando un sindaco decide, dopo un doloroso confronto interiore, di arrivare a scrivere quello che state per leggere significa che sono ormai esauriti gli strumenti istituzionali per difendere la sopravvivenza e il futuro della comunità locale amministrata.
Nei cinque anni e più che ci separano dal terremoto del 6 aprile 2009 abbiamo cercato di alimentare la speranza, attraverso l’esempio di un lavoro instancabile di confronto, talvolta di scontro, di impegno e passione, fino quasi allo sfinimento.
Esempi positivi di dedizione che fanno da contraltare a quello scenario di malaffare che le inchieste giudiziarie sembrano delineare e contro cui dobbiamo combattere con la logica del fare.
Prima che le forze si esauriscano del tutto è, tuttavia, necessario un nuovo scatto d’orgoglio, un sussulto di dignità per scuotere le coscienze di chi ha il potere di dare risposte a un territorio martoriato.
Chi vi scrive è primo cittadino di un Comune che ha pagato pesantemente le conseguenze del sisma, secondo solo all’Aquila quanto a vittime e distruzione: la gente di Villa Sant’Angelo ha dimostrato di saper tenere duro e ha affidato allo Stato il proprio destino, consapevole che una Nazione degna di questo nome non avrebbe dimenticato il dramma subito.
Lunghissimi mesi di lotte per conquistare sul campo il diritto a vedere i propri luoghi, un giorno, ricostruiti. Un sogno che, oggi, sembra essere mortificato dall’assenza di politiche lungimiranti e concrete. Al di là di parole di circostanza, non un solo atto formale è stato adottato affinché tale sogno possa camminare su gambe solide.
Dopo aver atteso per troppo tempo che la macchina della ricostruzione rodasse i propri meccanismi e si affrontasse il problema dei centri storici, cosa che, in tutta sincerità, è accaduta, il rischio di un nuovo stop è dietro l’angolo, e lo dimostrano i numeri.
Da questa mattina, così come prevede il decreto 1/2014 dell’Ufficio speciale per la ricostruzione del cratere, potrei pubblicare la graduatoria delle priorità del centro storico di Villa Sant’Angelo riferita a quegli aggregati che non hanno ancora presentato progetti ma si tratterebbe, a conti fatti, di un esercizio inutile: ai presidenti dei consorzi, che potrebbero in 60 giorni formalizzare la richiesta di contributo, dovrò dire di aspettare ancora perché le casse del Comune non lo consentono.
Attualmente, infatti, il Comune di Villa Sant’Angelo ha erogato direttamente finanziamenti per oltre 5,7 milioni di euro e altri 13 attraverso l’Ufficio territoriale per la ricostruzione, a fronte di trasferimenti accertati pari a 14,8 milioni. Entro un mese altri 12 milioni di progetti, e quindi di potenziali cantieri, saranno pronti, senza contare la graduatoria di cui ho parlato sopra che necessiterebbe, nel solo 2014, di almeno 15 milioni per garantire continuità ai lavori.
A conti fatti, anche considerando le previsioni della delibera Cipe 135 del 2012, mancano all’appello 28,5 milioni che potrebbero essere rapidamente impegnati e, pure se la futura assegnazione della Cipe 50/2013 dovesse destinare una cifra importante al comune di Villa Sant’Angelo, questa non sarebbe sufficiente che a coprire una parte delle necessità, a meno di non voler “cannibalizzare” una parte consistente della dotazione destinata all’intero cratere e ai suoi 56 paesi.
In questo quadro, ci si dice di andare avanti, di continuare a firmare i decreti di contributo, non rendendosi conto che siamo ormai relegati al ruolo di giocatori d’azzardo, che puntano al tavolo verde più di quanto hanno in tasca, in spregio alle più elementari norme della contabilità pubblica.
Un ruolo che finora abbiamo recitato con grande spirito di servizio che, però, non può essere più assecondato senza un minimo di regole certe e di segnali di incoraggiamento da parte del governo.
Questo affronto a danni del territorio, tra l’altro, si sta consumando nell’indifferenza della governance della ricostruzione: da due anni i sindaci non sono più chiamati a dibattere delle questioni più importanti e i parlamentari abruzzesi si limitano a prese di posizione di circostanza a mezzo stampa ma senza incidere significativamente sul nuovo corso dell’esecutivo.
Il “più grande cantiere” d’Europa, infatti, sembra relegato ai margini degli interessi nazionali. Il cratere aquilano non può essere considerato un malato senza speranze per cui l’unica soluzione è una morte inesorabile e piena di sofferenze.
Se la prospettiva del mio popolo è questa, sento il dovere di reagire e di lottare. In maniera civile ma ferma. Pertanto vi annuncio che da questa mattina ho avviato uno sciopero della fame che terminerà solo quando arriveranno le risposte che questa terra reclama.
Nei momenti difficili servono gesti forti: arriva un punto in cui le parole non bastano più e servono esempi. Questo è uno di quelli e io non intendo sottrarmi.
Distintamente

Il Sindaco
Pierluigi Biondi

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