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L’Aquila 5 anni dal terremoto, Cialente: “Ancora 25mila fuori casa, servono fondi”

Pubblicato da Redazione
mercoledì, 02 Aprile 2014 - 15:49
in Cronaca
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L’AQUILA: – ”In questi cinque anni la Regione è stata completamente assente, sono stati il Comune e i piccoli comuni a gestire questo terremoto”. Così il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente all’Adnkronos, a cinque anni dal terremoto che ha devastato la città.
”Siamo partiti quindi – racconta – con una situazione particolarmente difficile. Il 31 agosto 2012 inoltre se n’è andato via il Commissario restituendo al governo circa 443 milioni che non era stato in grado di spendere e questo testimonia l’inefficienza della sua azione”. Il problema, ricorda Cialente, ”era quello di ripartire, a fronte del fallimento di Chiodi. Il Comune quindi si è fatto carico di tutto e ha inventato alcune cose come la ‘scheda parametrica’ e il ‘cronoprogramma’. Noi avevamo promesso che la ricostruzione sarebbe ripartita e non solo abbiamo speso quel mezzo miliardo che dovevamo spendere ma il Comune dell’Aquila, dall’inizio dell’anno scorso a febbraio di quest’anno, ha fatto partire cantieri per 1 miliardo 443 milioni di euro. Siamo così riusciti a rimettere nelle case circa 45mila persone, ora ne restano altre 25mila da sistemare”.

Per quanto riguarda le periferie ”di tutto il Comune e le frazioni servono 400 milioni di euro per finire la ricostruzione – sottolinea il primo cittadino dell’Aquila – Per i centri storici, il 21 marzo dello scorso anno, avevamo fatto una previsione: avevamo bisogno di 5 miliardi per finirlo. Ma il Comune dell’Aquila, credo che sia la prima ricostruzione che avvenga in questo modo, ha inventato due sistemi: il primo ci ha accompagnato fino al mese di aprile dello scorso anno ed era il meccanismo, concordato con il governo, di costruire la così detta ‘filiera’ composta da Fitecna, Cineas e Reluis, che, a fronte di richieste dei progettisti per 3,1 miliardi ci ha fatto risparmiare 413 milioni di euro, migliorando anche l’aspetto tecnico del progetto”.

”Per quanto riguarda la successiva fase, quella della ‘scheda parametrica’ – prosegue il sindaco dell’Aquila – rispetto al ‘cronoprogramma’ che prevedeva questi 5,1 miliardi per finire tutto il Comune con tutti i centri storici, stiamo registrando dei risparmi che superano il 20% quindi, sia come velocità di ricostruzione che di costi, questo è il terremoto che ‘sta ricostruendo’ più velocemente dal Belice in poi ed è quello che lo sta facendo con le cifre più basse rispetto alle previsioni e alle richieste dei progettisti”.

Ora il problema, spiega Cialente, è reperire altri fondi per completare la ricostruzione: “Non abbiamo mai avuto una legge organica che ci dicesse da dove sarebbero arrivati i soldi -continua- Questo è il motivo che mi spinse lo scorso anno a restituire la fascia. Dopo questo episodio abbiamo preso 1,2 miliardi. Oggi abbiamo la capacità di approvare progetti per 100 milioni al mese per finire al massimo nel 2020 tutta la ricostruzione della più grande tragedia degli ultimi cento anni, ma finiremo tutti i soldi alla fine di giugno al massimo”.

“Qualche giorno fa sono andato dal governo e, carte alla mano, ho calcolato che ci servono altri 700 milioni tra noi e il cratere -conclude il sindaco dell’Aquila- Siccome stiamo risparmiando, ci siamo riservati la possibilità di traslare una parte di questi fondi sulla ricostruzione pubblica che invece va più a rilento perché deve passare attraverso le fasi drammatiche del bando per trovare il progettista, quello per trovare l’impresa, insomma tutta la parte burocratica che comporta un anno di tempo. E il governo per la prima volta ha detto ‘dobbiamo ricostruire l’Aquila perché ne va la credibilità del sistema Paese’. Siamo ottimisti”.

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