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Le “panzane” di Cialente sulla difesa dei cittadini e sulla Pompei Aquilana.

Pubblicato da Redazione
martedì, 17 Dicembre 2013 - 10:46
in Varie
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L’AQUILA: – Dal giornalista Emidio Di Carlo riceviamo e pubblichiamo.
Piano piano i nodi vengono al pettine. Ci sono voluti più di quattro anni perché nel batti e ribatti tra il Governatore della Regione Abruzzo Chiodi e il Sindaco di L’Aquila Massimo Cialente, cominciasse ad emergere la verità del dopo sisma 2009. Chiodi rileva errori nelle scelte fatte per la ricostruzione con riferimenti al PD abruzzese (o aquilano?) che avrebbe addirittura pilotato le dimissioni del vice commissario Cialente. Il Sindaco ribatte di aver combattuto contro tutti i governi ….. di “aver solo difeso la mia gente”, perché “c’erano 1700 nuclei familiari negli alberghi”… “riuscendo a risolvere la situazione”. Davvero panzane nell’ordinario linguaggio dell’antipolitica comunale che, proprio le “primarie” hanno evidenziato con quel trio locale, affatto rottamato, come ha dimostrato la critica del giorno dopo, Pezzopane, schieratasi, con tempismo, a favore del rottamatore Renzi, lasciando Cialente a Cuperlo e Lolli a Civati. Conclusi i giochi nel partito democratico resta l’analisi legata alla ricostruzione. Affermare, come ha fatto Cialente, di aver “difeso la gente” è un falso clamoroso. Dati alla mano dimostro sul piano personale quanto subito con la mia famiglia nell’assistenza interrotta per la “palafitta” in Cese di Preturo (contratto firmato alla mano) senza giusta causa, la cui denuncia è finita anche nel dimenticatoio della Procura aquilana; sia per quanto attiene la ricostruzione (denunciata) della mia vecchia casa in una villetta a schiera avvenuta con una spesa iperbolica (13 mesi dall’inizio dei lavori necessari in sei mesi?) e con riconsegna “addirittura asseverata” della fine di lavori che, invece, ancora oggi, al di là anche di promesse non mantenute, attendono di essere effettuati: una parete in comune non messa in sicurezza solo da un lato, l’impianto elettrico anche con gli infissi pendenti, le serrande che cadono a pezzi, le tubazioni nei bagni rimontate arrugginite, la scala pianoterra/primo piano non rimossa che sarebbe in sicurezza con uno dei bracci incastonato al muro con i suoi 3-4 cm di piastre bullonate, reti e stucchi che hanno ridotto la volumetria dell’alloggio, la scala primopiano/pianonotte con i gradini che bussati fanno registrare il vuoto; una mini porzione recintata del giardino incorporato all’abitazione ancora con i segni del danno provocato dal sisma, ecc.; senza citare le spese sostenute per idraulici, falegnami, materiali vari, per lavori urgenti e non procrastinabili. Perciò Sindaco le panzane se le tenga in casa e se ancora ha un briciolo di giudizio; magari nelle ore libere dal suo partime all’ASL, s’informi sulle verifiche effettuate dai suoi uffici quando c’è chi come me presenta denunce concrete sul malaffare politico e nella ricostruzione; tanto più che qui si è andati ben oltre il non potevi non sapere. Glielo dico da cittadino aquilano, da operatore culturale disgustato per quanto appreso sulla gestione e liquidazione dell’Accademia dell’Immagine, sull’amministrazione della Cultura, della “Perdonanza” che nel 2013 chiude in attivo ma che lascia nel dimenticatoio un piccolo debito di libri dal 2004; sull’incapacità di rimuovere un camper posizionato, senza gomme, da quattro anni, in incrocio su Via Austria. Potrei continuare all’infinito toccando altri fatti nella ricostruzione, da parte degli uffici pubblici con i rispettivi funzionari responsabili (di ieri e di oggi), dei tecnici progettisti e direttori dei lavori, delle imprese di costruzione, dei lavori da parte delle ditte subappaltatrici,  dei vari committenti Presidenti di Consorzi e Cooperative; nella sostanza ovunque viene attestata o resa visibile la politica della “disparità dei trattamenti”. Ora capisco la sua classificazione nel giornalismo d’altri tempi. Chi non ha fatto o si rifiuta di patrocinare la politica, sociale e culturale del Palazzo va castigato perché “non è tra la propria gente e per la quale risolvere le situazioni”. Citazione quanto mai chiara del Cialente. Come l’altra: “La verità la dirà la storia”. Peccato che la rottamazione politica non è nelle corde di Renzi e che il malaffare viene appena preso in considerazione e, comunque, visto come vanno le cose l’eventuale giudizio arriverà troppo tardi!

 

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