L’AQUILA – di Nando Giammarini – Sono 130 giovani aspiranti Alpini del corso “Solarolo III” che ieri hanno scalato in contemporanea quattro cime del Gran Sasso, penultimo atto del percorso che li porterà sabato 5 luglio, all’Aquila, a ricevere il cappello con la gloriosa penna nera, simbolo di appartenenza alle Truppe Alpine dell’Esercito.
Si è trattato di una giornata intensa e carica di significato. Costoro inquadrati nella 43esima compagnia del battaglione “Aosta”, sono stati suddivisi in quattro aliquote partite ieri mattina alle prime luci dell’alba da Campo Imperatore per raggiungere, con arma ed equipaggiamento di venti kg, il Corno Grande, Pizzo Cefalone, Monte Aquila e Monte Portella. L’arrivo sulle vette prima di mezzogiorno è stato segnato dalla toccante preghiera dell’Alpino recitata dal Comandante e dall’accensione dei fumogeni tricolori che hanno dipinto le immacolate vette con i colori della nostra bandiera.
Il corso, lo ricordiamo per dovere di cronaca ed opportuna conoscenza, prende il nome dal Monte Solarolo, località dove durante la Prima Guerra Mondiale, il battaglione “Aosta” fu impegnato in aspri e duri combattimenti per il controllo della cima tra il 24 ottobre e il 4 novembre 1918, guadagnandosi la Medaglia d’Oro al Valor Militare per lo spirito di Corpo e la tenacia dimostrata.
Già la sera prima, 1 luglio 2025, c’era stato un incontro all’Auditorium Renzo Piano del Capoluogo di Regione abruzzese, dedicata ai valori e all’impegno organizzato dalla sezione Abruzzi dell’A N A in cui era stata rievocata la storia del Corpo e il concerto del coro “Monti della Laga” di Teramo, seguito dal dialogo sul palco tra i giovani aspiranti alpini e i “Veci” dell’ ANA.
Il Gran Sasso, massiccio montuoso piu’ alto dell’Appennino Centrale, è stato scelto come luogo simbolico e storico, oltre che funzionale alla preparazione tecnica dei giovani Volontari in ferma iniziale dell’Esercito, che presso il Centro Addestramento Alpino di Aosta hanno già svolto 11 settimane di formazione alpinistica e combattimento in montagna. I 130 giovani provengono da tutte le regioni d’Italia e hanno espresso in larga parte di appartenere alle Truppe Alpine. Il gruppo più numeroso è quello del Piemonte che conta 20 aspiranti, tra cui il più giovane di appena 19 anni A seguire, in ordine cronologico, Lazio (16), Lombardia (14), Abruzzo (11), Campania (6) e Sicilia, che tra i suoi 14 aspiranti vede la più giovane nata a gennaio 2006. Parliamo di ragazzi e ragazze convinti e decisi d’indossare l’uniforme militare con il cappello e l’indissolubile penna nera simbolo di onestà, coraggio, amor patrio e per la montagna. Sul monte dalla superba fronte, il Gran Sasso, ieri non si udivano solo il rumore del vento e degli scarponi ma anche i sogno di ragazzi di 20anni che zaino in spalla e penna nera nel cuore stanno per entrare nella grandiosa ed operosa famiglia delle penne nere.
Sabato 5 luglio, alle 10, conferenza “L’Artico frontiera delle frontiere” organizzata dal Centro Addestramento Alpino nel Palazzo del Consiglio regionale. Alle 18.00 si terrà in piazza Duomo la cerimonia solenne di benedizione e consegna del cappello alpino a 130 volontari in ferma iniziale che consacrerà l’ingresso nelle Truppe Alpine dell’Esercito dei giovani militari.
Il copricapo degli alpini con la penna verrà consegnato a ciascun militare dalle mani di un alpino in congedo, a testimoniare un passaggio ideale di consegne tra generazioni di penne nere. Il cappello con la penna è in dotazione agli Alpini sin dalla fondazione del Corpo, avvenuta a Napoli il 15 ottobre 1872. La foggia attuale risale al periodo che precede la prima guerra mondiale, ed è attualmente l’unico capo di vestiario dell’Esercito nel tradizionale colore grigio-verde.
Non poteva mancare la musica a fare da contorno alla settimana di celeebrazioni che hanno coinvolto i 130 giovani alpini in formazione in città. Venerdi 4 luglio la Fanfara della Brigata Alpina Taurinense suonerà per le vie della città ed alle 18:00 terrà un concerto in piazza Duomo.
Ricordiamo per dovere d’onestà intellettuale che la grande famiglia delle gloriose penne nere tanto ha dato, e sta dando, al Paese ed al mondo intero in termini di altruismo, generosità e solidarietà. Nelle missioni di pace e nelle situazioni di calamità naturali.










