L’AQUILA – di Nando Giammarini – Per giustizia sociale s’intende una forma di equità da realizzare in una società, giusta e bilanciata, nell’intento di distribuire ricchezza ai vari individui facendo in modo che ad ognuno vengano riconosciuti i propri diritti.
In questo contesto di diritti mi piace ricordare, con affetto e commozione, un grande politico aquilano del recente passato, Italo Grossi fondatore del Cedic (Centro per i Diritti del Cittadino) con il suo famoso e veritiero slogan: “Non per Favore ma per Diritto”.
Le interpretazioni che mettono in relazione la giustizia con la società sono mediate dalle differenze nelle tradizioni culturali, di esse alcune sottolineano la responsabilità individuale nei confronti della società e altre l’equilibrio tra l’accesso al potere e il suo uso responsabile. Quindi, la giustizia sociale viene invocata oggi reinterpretando situazioni storiche sulle differenze tra gli esseri umani, negli sforzi per l’uguaglianza di genere, etnica e sociale, per difendere la giustizia per i migranti, i detenuti e i diversamente abili. Tutti soggetti che necessitano di una maggiore attenzione e sostegno. Una società più giusta, umana e solidale non è un traguardo scontato ma dipende dal grado di responsabilità e di saggezza di ognuno di noi.
Molte persone nel nostro Abruzzo solidale e generoso dimostrano – e sono portatori, con intelligenza e sensibilità – un grande interesse per la giustizia sociale sia attraverso forme di collaborazione con il mondo dell’associazionismo volontario che attraverso l’impegno verso i nostri fratelli meno fortunati con attività di assistenza di ogni genere. La giustizia sociale si crea quando le persone non pensano solo a se stesse ma ragionano in una lungimirante prospettiva del bene comune. La famiglia e le varie Associazioni possono essere nuclei di giustizia sociale nella stessa misura dell’impegno nel mondo del lavoro o in quello della scuola.
La Giornata Internazionale della Giustizia Sociale, che ricorre oggi 20 febbraio fu istituita attraverso la risoluzione A/RES/20/62 adottata dall’ONU il 26 novembre 2007, con l’obiettivo di mettere in luce quanto l’impegno per un mondo più giusto ed equo sia necessario per contrastare le inegualianze, l esclusione sociale, la disoccupazione e la povertà. Essi sono mezzi per mantenere la pace e la sicurezza, sia tra gli Stati che a livello nazionale. Tuttavia, la ricorrenza mira anche a rammentare che in assenza di tali elementi e del rispetto di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali, lo sviluppo e la giustizia sociale non possono essere raggiunti. Questi fattori costituiscono una priorità per le Nazioni Unite. E’ a tutti noto che la povertà e le disuguaglianze all’interno e tra i paesi sono in aumento in molte parti del mondo. Le crisi economiche e sociali degli ultimi anni sono state esacerbate dalle conseguenze della pandemia, dai disastri naturali dovuti all’accelerazione del cambiamento climatico, dalle tensioni geopolitiche e, purtroppo, dai conflitti armati: pazzia della mente umana.
Al di là delle tragedie umane ad esse associate e del loro impatto sul mondo del lavoro, queste crisi hanno evidenziato le interconnessioni e le dipendenze delle economie e delle società di tutto il mondo. Hanno, inoltre, mostrato la necessità cruciale di un’azione concertata per rispondere ad esse, nel minor tempo possibile,a livello globale, regionale e nazionale. Disugualianze eccessive nella condizione di partenza delle famiglie portano spesso alla riproduzione di divari educativi, sociali ed economici che ricadono su bambine e bambini ed anziani: esseri umani piu’nfragili. È tale dinamica che alimenta la cosiddetta trappola della povertà educativa. Per questo adeguati livelli di retribuzione e tutele per i lavoratori rappresentano anche una precondizione per garantire alle nuove generazioni, ed a coloro che hanno trascorso una vita di lavoro , condizioni di vita dignitose.
Da questo punto di vista, purtroppo, il nostro è uno dei Paesi europei con minore mobilità sociale, ovvero in cui risulta più difficile per chi nasce in una famiglia povera migliorare la propria condizione economica e sociale rispetto ai genitori. In questo quadro non è da sottovalutare il fatto che, secondo i più recenti dati Istat, la percentuale di famiglie con figli che si trovano in condizioni di povertà assoluta ha superato il 12%. E non sono dati trascurabili.
È necessario ed impellente un nuovo impegno dei vari Paesi per creare un clima nuovo di lotta alle ingiustizie e disegualianze in un rinnovato clima culturale. Dominato dell’ottimismo della ragione e compatibile con nuovi stili di vita di donne e uomini che popolano il pianeta terra.










