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Salviamo la Valle della Madonna d’Appari, una delle più belle valli italiane

Pubblicato da Redazione
venerdì, 06 Dicembre 2024 - 16:07
in Ambiente, Attualità, Cronaca
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L’AQUILA – di Claudio Panone -Dopo vari ricorsi, tutti disattesi, il progetto del metanodotto Snam “RETE ADRIATICA” va verso la completa realizzazione. Ancora una volta la parte orientale del territorio comunale aquilano sarà oggetto di deturpamento.

Molto timide e inconcludenti, in quindici anni, salvo pochissime eccezioni, sono state le iniziative e le proteste della politica per contrastare il progetto: solo ai Comitati di Sulmona e all’Asbuc Paganica – San Gregorio si può riconoscere una costante opposizione alla realizzazione.

Le zone interessate da quest’opera, nel territorio paganichese, sono Monte Manicola, S. Eufemia – Cretala, San Pietro, Ornatina, Valle d’Appari, Longara, …

Incassato nella parete rocciosa della valle, si trova il tempio dedicato alla Madonna che fu edificato dopo l’apparizione all’anziana pastorella Maddalena Chiaravalle.

L’area in prossimità del Santuario della Madonna d’Appari è caratterizzata da formazioni rocciose calcaree solcate dal torrente Raiale che formano le omonime gole. Nei dintorni è presente un piccolo sentiero naturalistico che partendo dal santuario sale sull’altopiano di Paganica e attraversa un bosco di pino nero. Nella parete rocciosa, nei pressi del santuario, a un’altezza di circa 25 metri, è presente, in una calotta concava scavata nella roccia, un affresco bizantineggiante di autore ignoto. Il dipinto rappresenta una figura seduta sul cui ginocchio sinistro poggia un libro aperto che recita “Io sono la luce del mondo, chi mi segue non cammina nelle tenebre”.

La strada che porta alla Villetta e che costeggia il santuario è caratterizzata da un piccolo tunnel al disopra del quale sono tumulate, dal 1939, le spoglie mortali dell’eroe paganichese Francesco Rossi morto in guerra, a Campagna di Cessalto, e ricordato per aver rallentato l’avanzata degli austriaci dal Tagliamento al Piave e per non aver ceduto alle proposte di resa dei nemici, combattendo valorosamente.

Un percorso pedonale della lunghezza di circa un chilometro, adiacente il corso del torrente, collega il santuario all’abitato di Paganica.

Il lodevole compito della manutenzione del santuario e del viale di accesso è svolto, da molti anni, da un gruppo di persone che tengono in maniera impeccabile tutto il complesso.

Nel mese di giugno del 2010 raccolsi, assieme al sig. Lionello La Rosa e al compianto Giampaolo Giuliani, l’invito di due membri del Comitato No Hub di Sulmona, di divulgare nel territorio aquilano il pericolo derivante dalla realizzazione del gasdotto Snam “Rete Adriatica” da Brindisi a Minerbio con centrale di compressione e spinta a Sulmona.

L’imponente opera è uno dei principali progetti per l’ampliamento della rete nazionale dei gasdotti; le finalità dichiarate da Snam furono di garantire le capacità di trasporto richieste dal rigassificatore di Brindisi (realizzato dalla British Gas), e di potenziare le reti locali esistenti, “magliando” le medesime per conferire maggiore flessibilità e affidabilità al sistema di trasporto.

Il gasdotto “Rete Adriatica” è stato progettato dalla Snam Rete Gas s.p.a. al fine di realizzare il raddoppio delle infrastrutture di trasporto gas lungo il versante adriatico del territorio nazionale, secondo l’intento dichiarato dalla stessa Snam, in analogia a quanto realizzato lungo il versante tirrenico della penisola, dove corrono parallelamente due infrastrutture di trasporto gas. Giunto invece all’altezza di Biccari (FG), a causa di “insuperabili criticità geologiche!”, il tracciato del gasdotto è stato dirottato verso l’interno, lungo la dorsale appenninica.

La lunghezza complessiva è di 687 km e comprende cinque lotti funzionali: Massafra–Biccari (194 km), Biccari–Campochiaro (70 km), Sulmona–Foligno (167 km), Foligno–Sestino (114 km), Sestino–Minerbio (142 km). Il condotto ha un diametro di 1,2 m, è interrato a 5 m di profondità ed ha una servitù di pertinenza di 40 m (20 m per lato). La pressione di esercizio è di settantacinque bar. Tre quinti dell’opera sono già finiti o avviati; manca la parte centrale da Sulmona a Foligno.

La Snam non faceva mistero del suo disegno di diventare una delle maggiori hub del gas, importando metano dal nord Africa e dall’Est per rivenderlo ai Paesi europei e per tale finalità era indispensabile potenziare le infrastrutture di trasporto lungo le dorsali e quindi realizzare la “Rete Adriatica” (dirottata, però, inspiegabilmente dalla costa all’interno).

Una delle principali ragioni dell’opposizione a questo progetto derivava dal fatto che l’intera dorsale appenninica è a elevato rischio sismico. Il gasdotto dovrebbe snodarsi, infatti, lungo le depressioni tettoniche interne dell’Appennino centrale, storicamente interessate da un notevole tasso di sismicità che si manifesta con eventi di magnitudo anche elevata.

Nel tratto che interessa l’Abruzzo, il Lazio, l’Umbria e le Marche, su ventotto comuni attraversati, quattordici sono classificati in zona sismica “1” e 14 in zona sismica “2”. In un incontro organizzato presso l’Ufficio Ambiente del Comune dell’Aquila, organizzato dall’assessore, precedentemente coinvolto, il 3 agosto 2010 illustrai, a diversi sindaci del territorio interessato dall’attraversamento della rete, la situazione geologica e la storia sismica del territorio aquilano e mostrai gli effetti che il sisma produsse: la rottura dell’acquedotto di Paganica, in concomitanza della scossa del 6 aprile e, successivamente, l’11 luglio, la rottura dell’adduttrice del metano in prossimità del mulino   (con pressione di esercizio di soli 2,5 bar), che ebbe come conseguenza il dissesto della sede stradale e la fuoriuscita di un notevole quantitativo di gas metano.

A settembre 2010 si costituì il “Coordinamento Interregionale Anti-gasdotto” a cui aderirono Enti locali, Associazioni e Comitati di cittadini “per proseguire unitariamente e non come singoli territori tutte le iniziative di contrasto al progetto, tra le quali la redazione di un documento da portare in approvazione negli Enti interessati; una conferenza stampa congiunta per spiegare le ragioni del dissenso al progetto Snam; l’affissione di un manifesto in tutte le realtà interessate per sensibilizzare l’opinione pubblica; il coinvolgimento dei Consigli regionali e del Parlamento; un ricorso alla Commissione Europea nel caso venga dichiarata la pubblica utilità da parte del Ministero competente”.

L’8 maggio 2011 presso l’Auditorium Carispaq “Elio Sericchi” dell’Aquila fu organizzato il convegno nazionale “Gasdotto Rete Adriatica Brindisi-Sulmona- L’Aquila-Foligno-Minerbio. Perché sulla dorsale appenninica?”

Intanto, per la sismicità della Valle dell’Aterno (sistema di faglie Paganica – S. Demetrio e del territorio circostante), le conclusioni della Microzonazione sismica per la ricostruzione dell’area aquilana, elaborata dalla Direzione Protezione Civile – Regione Abruzzo (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile) – Gruppo di lavoro MS-AQ 2010, recitavano:

“Da un punto di vista generale, quanto riassunto chiarisce che l’implicazione più gravosa in chiave sismotettonica e di pericolosità sismica regionale sia l’esistenza di numerosi sistemi di faglie storicamente silenti, ma potenzialmente in grado di generare terremoti distruttivi. È evidente che alle faglie dei Monti della Laga, di Assergi – Campo Imperatore, della Media valle dell’Aterno e del Monte Morrone, possono essere associati – in base a relazioni lunghezza/ magnitudo – terremoti di energia ben superiore a quella dell’ evento del 6 Aprile”….

“.… Sia i risultati preliminari dello studio dei depositi e delle forme tardo quaternarie dell’area che quelli provenienti dalle nuove trincee paleosismologiche, evidenziano un comportamento complesso di questa struttura, capace di generare non solo terremoti di magnitudo pari a quella degli eventi del 1461 e del 2009, ma anche eventi più energetici, caratterizzati da dislocazioni superficiali molto più consistenti di quelle centimetriche osservate in occasione dell’ultimo evento”.

… Ferruccio Sansa, nell’articolo “La Camera votò no ma il gasdotto si fa: nell’area più sismica. L’impianto Snam passerà all’Aquila, Norcia e Visso, colpite dagli ultimi terremoti. Proteste in Abruzzo”, ricordava che la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati nel 2011 votò una risoluzione che impegnava il governo “a disporre la modifica del tracciato ed escludere la fascia appenninica al fine di evitare sia gli alti costi ambientali che l’elevato pericolo per sicurezza dei cittadini dovuto al rischio sismico”.

… Il Vice Ministro allo Sviluppo Economico rispondendo in Commissione Industria del Senato a un’interrogazione il 26 marzo 2015 affermava (da umbria 24, 5 aprile 2015): “Il gasdotto attraverserà aree non a rischio sismico. Non c’è alcun tipo di rischio idrogeologico, né sismico, né sul piano delle emissioni derivanti dalla rete Adriatica… Tale rete ha una valenza strategica per il sistema di trasporto nazionale del gas per diverse ragioni. In primo luogo perché l’incremento delle capacità dei punti di entrata della rete italiana garantirà la copertura del fabbisogno energetico del Paese nel medio-lungo termine. In secondo luogo, perché permetterà la realizzazione di capacità in esportazione dai punti di uscita del nord dell’Italia verso l’Europa settentrionale ed orientale, consentendo una reale integrazione delle reti di trasporto dei diversi Paesi europei, nella prospettiva del mercato unico europeo. In terzo luogo, perché consentirà di diversificare i corridoi di attraversamento del Paese, conferendo maggiore sicurezza e affidabilità al sistema di trasporto del gas all’interno delle stesse Regioni attraversate dal gasdotto… Il progetto è frutto di un’attenta analisi economica di dettaglio che ha portato alla scelta di un tracciato che assicura la maggiore compatibilità ambientale possibile… Sono stati analizzati i Piani Paesistici delle regioni Abruzzo, Lazio, Umbria, e Marche ed è stata posta particolare attenzione a dispositivi di legge a carattere regionale previsti per la tutela dell’assetto idrogeologico. Il tracciato del metanodotto in progetto è stato individuato secondo una direttrice che riduce al minimo le interferenze con aree sottoposte a vincolo idrogeologico e a fenomeni gravitativi. Il tracciato dei metanodotti è stato definito scegliendo i lineamenti morfologici e geologici più sicuri (fondovalle, terrazzi, dorsali, ecc.) e comunque lontani dalle aree interessate, anche solo potenzialmente, da dissesti idrogeologici. Nello specifico, le principali strutture sismogenetiche, quali, per esempio, quelle presenti nel territorio aquilano attivatesi in occasione dell’evento sismico del 6 aprile 2009, non vengono mai interessate dall’opera in progetto”.

LE LOCALITÀ SU CUI DOVREBBE INSISTERE IL METANODOTTO, PERÒ, SONO PROPRIO QUELLE PIÙ COLPITE DAL DISASTROSO TERREMOTO DEL 6 APRILE 2009 NELL’AQUILANO, DAL SISMA DEL 1997 IN UMBRIA E MARCHE E DAI PIU’ RECENTI EVENTI DELL’ITALIA CENTRALE DEL 2016 E 2017!

Con delibera del 22 dicembre 2017, a cinque giorni dallo scioglimento delle Camere, il Consiglio dei ministri disponeva la prosecuzione del procedimento di autorizzazione alla costruzione ed esercizio dell’opera.

La sequenza sismica del Centro Italia, iniziata con il terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016 (Mw 6), proseguita con le scosse del 26 ottobre 2016 (Ml 5.4 e Ml 5.9) di Visso, Ussita e Castelsantangelo, del 30 0ttobre 2016 (Mw 6.5), tra Norcia e Preci e conclusa il 18 gennaio 2017 (in concomitanza con l’emergenza per le copiosissime nevicate) con quattro scosse molto intense, portò a far esprimere gli “esperti” sulla possibilità di non escludere il verificarsi di un’ulteriore scossa di magnitudo tra 6.5 e 7.

Nonostante questi eventi il progetto definitivo dell’opera denominata “Centrale di compressione gas di Sulmona e quattro linee di collegamento alla rete Snam Rete Gas esistente”, depositato presso il Ministero dello sviluppo economico, veniva approvato con decreto del 7 marzo 2018 autorizzando la costruzione e l’esercizio dell’opera come da progetto definitivo e dichiarando la pubblica utilità dell’opera suddetta.

Seguirono vari ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato.

La Snam ha comunque continuato ad assicurare che non c’è nessun pericolo. Ed è andata avanti!

Il Ministero della Cultura ha recentemente autorizzato a Case Pente (Sulmona) l’avvio dei lavori concernenti il progetto della centrale di compressione del gas. L’autorizzazione all’avvio dei lavori riguarda l’area dove non sono stati effettuati – per ora – ritrovamenti archeologici.

La centrale di compressione di spinta, autorizzata dal governo nel 2018, sarà pronta entro l’autunno-inverno 2026. I lavori, che dovevano partire a giugno scorso e sono slittati per consentire gli scavi archeologici, ancora in corso, dureranno circa due anni. Il cantiere è stato allestito nel marzo dello scorso anno.

A questo punto critico, mi auguro che anche il nuovo “Comitato No Snam L’Aquila”, di recente formazione, possa contribuire, con le altre realtà, ad un “estremo tentativo” per la salvaguardia del nostro territorio, sperando che “i buoi non siano ormai scappati e sia ancora possibile chiudere il cancello!”

E’ necessario, però, un particolare coinvolgimento di tutte le realtà politiche e amministrative e dei cittadini per evitare che, oltre a tutti i rischi e alle conseguenze economiche che derivano dalla realizzazione di una simile opera, venga sconvolta una zona del territorio, una delle più belle valli italiane, a cui ogni paganichese, e non solo, è molto legato per la devozione alla Madonna d’Appari!

(… Qui nel quieto silenzio della Tua dimora Odo
il fruscio delle foglie autunnali,
il placido scorrere del torrente, ma,
sopra ogni cosa,
ascolto nel cuore il Tuo parlar d’amore.
Mia dolcissima Mater,
dona a noi tutti questa calma e serenità che,
sembra, solo qui si possa respirare!

(F.R. Machiavelli Ballarini)

(dal volume “EPPUR SI MUOVE” di Claudio Panone, Ed. NuArt, 2021)

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