L’AQUILA – Sarà aperta al pubblico nel suggestivo spazio espositivo dell’Ex Navata del Palazzo dell’Emiciclo (L’Aquila, Villa Comunale) ed a partire da martedì 22 Ottobre e fino al 3 Novembre con orario di apertura dalle 8,00 alle 20,00, la mostra personale del veterano – ma più che giovane artista creativo a 360 gradi – Albino Moro.
Già il titolo della stessa Alla ricerca del silenzio tra boschi e deserto sahariano, è indicativo della poetica messa in campo dall’artista abruzzese con i dipinti eseguiti con maestria e con varie tecniche incentrate su due distinti, ma unitari cicli tematici. Ispirati ai boschi della natia Collelongo ed alle dune sahariane (Tunisia, Libia, Algeria, Marocco e Mauritania), cicli esistenzialmente fusi con la costante ricerca dell’autore di un salvifico “silenzio” in una società contemporanea iper-urbanizzata frastornata dal rumore per il rumore.
Scrive tra l’altro in catalogo il curatore Antonio Gasbarrini: «A colpo d’occhio si noterà subito un diverso approccio formale e cromatico tra gli infittiti, esili quanto vitali tronchi prevalentemente impregnati da colori su colori, prelevati quasi da un’astraente tavolozza kandinskijana-mondrianea e le flessuose, arcuate geometrie desertiche.
Il concertante dialogo tra nerastri segni e pigmenti materici – ad olio o acrilico – , sostanzialmente reinventati alchemicamente dall’artista con l’uso di terre frammischiate a sabbia, ricorrendo a volte anche all’antica tecnica della pittura ad encausto, consente alle sue opere legittimamente collocabili ne “La poetica della rêverie” d’un Gaston Bachelard, di farci rivivere le sue esperienze emotive e visive. Mediate appunto, da quel suo saper “sognare ad occhi aperti” così connaturato nei creativi. L’implicito sfondo metafisico di un tale stato d’animo permette inoltre, ad ognuna di esse, di far affiorare in superficie un cosmo particolare, come scrive lo stesso filosofo francese, riferendosi sì alle “immagini poetiche”, ma perfettamente consono, a nostro modo di vedere, a quelle artistiche: «Un cosmo particolare si forma attorno a un’immagine particolare da quando un poeta [ma anche un artista n.d.a.] dà all’immagine un destino di grandezza. Il poeta dà all’oggetto reale il suo doppio immaginario, il suo doppio idealizzato. Questo doppio idealizzato è immediatamente idealizzante e è così che un universo nasce da un’immagine in espansione».
Sono, ancora, alcuni Libri d’artista e Gioielli innervati dalle cangianti forme desertiche, a catturare l’attenzione dì fruitori diventati sempre più esigenti.
Albino Moro Cenni biografici: L’ultraottantenne Albino Moro nasce a Collelongo e compie i suoi studi ad Avezzano e Bari, trasferendosi poi a Pescara. Qui respira la esaltante stagione artistica segnata dalle ricerche dei vari Summa, Spalletti e Di Blasio, che diventa un suo punto di riferimento in ambito estetico e con il quale stabilisce uno stretto rapporto d’ordine culturale. Sul finire degli anni Sessanta comincia a partecipare in varie mostre collettive. Nel 1981 inizia una lunga serie di viaggi in terra d’Africa nel deserto del Sahara (Tunisia, Libia, Algeria), insieme al giornalista e scrittore Claudio Perolino, viaggi rinverditi alcuni anni fa, questa volta attraversando i deserti del Marocco e della Mauritania. Il fecondo vissuto con un Paesaggio ed una Natura tanto diversi da quella familiare, incide fortemente nella sua poetica confluita poi in un unitario ciclo, non solo pittorico, continuamente reinterpretato e reinventato a livello formale e materico. Sue mostre personali sono state tenute in varie città italiane ed europee.










