L’AQUILA – Questa mattina, le studentesse e gli studenti delle classi quinte dei licei annessi al Convitto “Domenico Cotugno” avranno l’opportunità di incontrare Martina Paesani, infermiera impegnata con l’organizzazione umanitaria “Medici senza Frontiere”.
Durante l’incontro, Martina Paesani condividerà la sua esperienza in prima linea in Siria, nello Yemen e come strumentista nella Striscia di Gaza.
L’evento rappresenta un’importante occasione per i giovani per ascoltare una testimonianza sulla drammaticità della guerra e sul lavoro prezioso di professionisti che mettono a disposizione le proprie conoscenze rischiando la vita.
L’incontro si svolgerà nell’aula magna della scuola, a partire dalle 11.15, e sarà un momento di dialogo e confronto su argomenti di grande rilevanza sociale e umanitaria.
MEDICI SENZA FRONTIERE
Da più di mezzo secolo, in oltre 70 Paesi nel mondo, Medici Senza Frontiere è in prima linea per fornire assistenza medica nel cuore di conflitti, epidemie e catastrofi naturali.
L’organizzazione, fondata a Parigi e insignita del Premio Nobel per la pace nel 1999, è impegnata sul campo con oltre 65mila operatori e operatrici umanitarie provenienti da diversi Paesi, tra cui l’Italia che collabora sin dall’inizio con personale espatriato.
MARTINA PAESANI
Infermiera nella sala operatoria dell’ospedale di Teramo, Martina Paesani, nel 2010 è entrata a far parte dello staff di Msf partecipando a missioni in Yemen e Siria. A gennaio ha fatto parte della prima squadra riuscita a entrare nella striscia di Gaza. E’ tra gli operatori di Msf firmatari, a giugno scorso, dell’appello per un cessate il fuoco: “I bombardamenti israeliani hanno colpito la popolazione di Gaza oltre ogni misura” è scritto nella lettera inviata alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “A Gaza manca tutto, l’acqua, il cibo, lo spazio, le cure. Il sistema sanitario è al collasso e la sproporzione tra i bisogni umani e la capacità di intervenire è immane. Si vive sotto attacco, nel totale annichilimento di ogni regola di condotta delle ostilità, mentre gli ostaggi sono ancora dolorosamente lontani dai loro cari”.










